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lunedì 15 settembre 2014

SARDEGNA: GIOCANO ALLA GUERRA E INCENDIANO 25 ETTARI DI BOSCO
UNA TERRA AVVELENATA ED ASSERVITA ALLA FOLLIA MILITARE
MENTRE IL GOVERNO IN CARICA LASCIA FARE. NESSUNO PAGA.
QUESTO GOVERNO FA SCHIFO COME QUELLI CHE LO HANNO PRECEDUTO



13 settembre, Poligono di Capo Frasca (ingresso Sant'Antonio di Santadi) ore 16, manifestazione;
23 settembre, Tribunale di Lanusei, processo ai generali per la devastazione del poligono della morte Salto di Quirra; 10 settembre, Circolo Gramsci,Cagliari via Doberdò 101, ore 19 assemblea pubblica " " "La devastazione militare in Sardegna. Il movimento popolare e il processo Quirra"
Mariella Cao
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INCENDI IN GRIGIO-VERDE
Sardegna, 6 settembre 2014
Poligono di Capo Frasca, esercitazioni militari mandano a fuoco 25 ettari di territorio
(5, 6, 7 settembre 2014, Unione Sarda, Nuova Sardegna)
 Governatore e varie autorità locali finalmente scoprono i roghi con le stellette! In linea con l'obiettivo/filosofia della mitigazione del danno propongono la soluzione al problema: estendere la sospensione delle manovre di guerra ai mesi di giugno e settembre. L’argomento portante è la presenza estiva di turisti, parrebbe quindi che negli altri mesi dell’anno sia accettabile il rischio che il territorio vada in fiamme e gli indios sardi finiscano arrostiti. La scadenza dei gravi incendi, ricorrenti, causati dalle attività militari di routine e dalle mancate bonifiche dimostra, purtroppo, che la misura è miseramente insufficiente, è un placebo che poco o nulla incide su rischi e danni determinati  dalla devastante presenza militare. 
Gettiamo le Basi ribadisce che  l’obiettivo deve essere l’eliminazione della causa del danno e del rischio, in via transitoria l'interdizione pluriennale alle Forze Armate delle aree mandate a fuoco come impone la legge a varie categorie (divieto di pascolo, edificazione ecc); ripropone ancora una volta le “vecchie” osservazioni su tre gravi incendi  nei poligoni di Capo Teulada e Salto di Quirra concentrati nell’ultima settimana dell’agosto 2000, in periodo di blocco delle esercitazioni.
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INCENDI IN GRIGIO-VERDE
31 Agosto 2000 “Fiamme anche a CapoTeulada”; 27agosto, incendio all’interno della base militare di Perdasdefogu; 23agosto, “Perdasdefogu, fiamme nel poligono”; 8 agosto Cagliari, fiamme alla Sella del Diavolo accanto al deposito di carburante Nato; 8,14,15 luglio Abbasanta: “Il rogo dell’Esercito. L’incendio di Tanca Regia provocato da Forza Paris”.
Uno sguardo saltuario al “bollettino incendi” sulla stampa locale rivela il massiccio e sinistro concorso delle Forze Armate nel mandare in fiamme l’isola.
Il rapporto causa-effetto tra attività militari e incendi è stato riscontrato più volte anche da organismi istituzionali e ha motivato l’opposizione di tutte le Regioni ad “ospitare” esercitazioni a fuoco e poligoni nel proprio territorio.
Nell’arida e assetata Sardegna è concentrato il 60% percento delle installazioni militari presenti in Italia, quelle a più intenso utilizzo, adibite alle attività più a rischio e più devastanti. Il pericolo d’incendio, connesso alle esercitazioni a fuoco ed alla “normale” vita di un poligono, è acuito dalle condizioni climatiche ed è potenziato dall’incuria e degrado in cui versano le vaste zone militari. Inquietano le prevedibili ripercussioni catastrofiche. Un esempio lo offre, in pieno centro di Cagliari, il desertificato versante militare di M.Urpinu dove la Marina gestisce un’area priva di sistemi di prevenzione, preda di erbacce e roghi ricorrenti (l’ultimo è del giugno scorso) e l’Aeronautica adibisce l’area confinante, ugualmente invasa da stoppie, ad enorme serbatoio di combustibili, da sempre pericoloso e dal 1995 illegalmente operativo in violazione anche dei parametri di sicurezza antincendio.
Cagliari non saprà mai quali sostanze sono state inalate il 18 e 19 settembre ’98 quando un immane rogo mandò in fumo i rifiuti nocivi e pericolosi, abusivamente e sconsideratamente accumulati dalla Marina Militare nella sua pertinenza di Su Siccu, a ridosso di due depositi di carburanti.
Per la maggior parte degli incendi partiti dall’interno delle controllatissime basi militari, protette da vigilanza armata, non si ha notizia se siano stati individuati i piromani in divisa né, tanto meno, siano indagati gli alti gradi, quelli che impartiscono ordini e disposizioni, i responsabili istituzionali delle truppe e delle aree loro affidate. Per il rogo provocato nel corso dell’operazione Forza Paris, in osservanza del classico teorema che le colpe ricadono sempre sull’ultima ruota del carro e i meriti sono prerogativa dei capi, è incriminato un qualche soldato?
La terra bruciata è interdetta per legge all’edificazione, al pascolo, alla caccia. Le Forze Armate devono sottostare ad analoghi divieti.
La terra bruciata deve essere sottratta all’uso militare, interdetta ai devastanti giochi di guerra.
E’ improrogabile un’attenta valutazione e un dibattito su: il nefasto contributo delle Forze Armate alla devastazione della Sardegna; le inique e dissennate scelte governative che, da 50 anni, concentrano nell’isola senza acqua impianti e attività di guerra a serio rischio d’incendio.
Altri incendi in grigio-verde.
L’Unione Sarda: 6-7-99 Teulada “Leopard contro il fuoco”;
19,20-9-98 “Inferno di fuoco a su Siccu”;
19-7-98 Cagliari “Il fuoco devasta ancora M.Urpinu”.
La Nuova Sardegna: 30-6-99 Cagliari “Il fuoco minaccia i depositi di benzina”;
8-6-99 Teulada “Rogo nel poligono”;
11-7-99 Serrenti “A fuoco la pineta dell’Aeronautica”;
27-7-98 “..le fiamme devastano la zona circostante le caserme del poligono di Perdasdefogu”
Comitato sardo Gettiamo le Basi
Tel. 070-823498