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domenica 9 novembre 2014

CLAUDIA AZZOLA
ACQUA

Non tormentate l’acqua delle campagne
che non sarà torrente,
solo acqua del campo, pelle del seme,
pelle di animali, anche dell’istrice,
miraggio della libellula lacustre,
non ferite acqua-vena,
acqua che brilla tra odori,
acqua-fiore- pane-mangiare,
quando tutto vacilla in un’epoca
storta; mi stendo pacificante
dove la sete è ombrosa, a lume di fosso,
peso meno di tutte le mie molecole,
di tre milioni di anni di concrezioni;
fui acqua del barone, del vescovo-feudatario,
di qualsiasi uomo violento, attivo, spezzato,
perennemente alla cerca di preda,
ma non sono acqua-nazione,
acqua della carrucola,
della forza di trazione del braccio;
non tormentate con l’uso insensibile,
anch’io mi spavento al latrato dei cani,
non scorticatemi viva
nei miei fragili insondabili nervi,
non smaterializzate la mia sostanza
simbolica, di ninfa che s’accasò in me,
me risonante, me stagnante, me fossile
libertaria come animali già stati e che sono.


Per una alleanza sull’acqua.
di Emilio Molinari


La ripubblicizzazione dei servizi idrici si è arenata in un vicolo cieco. A tre anni dal referendum solo Napoli ha trasformato il servizio da SPA in house ad azienda speciale.
I successi del movimento stanno: nell’aver fermato la Multiutility del Nord, respinto a Cremona il tentativo di far entrare i privati nella gestione in house, impedito ad ACEA di vendere altre quote, scorporato l’acqua a Trento e si spera anche a Reggio Emilia e aperto una discussione in Toscana con alcuni sindaci sullo scorporo da Acea....
L’ostilità dei governi e l’attacco allo stesso referendum erano scontati. Ma ciò non spiega il perché del vicolo cieco in cui si è arenato il movimento. Credo sia tempo di rivedere criticamente, non il contenuto della ripubblicizzazione in se, ma la strategia con la quale è stato perseguito, improntata al rigido spartiacque della coerenza al vincolo quasi ideologico dell’eliminazione delle SPA in house. Prescindendo dalla realtà, dai rapporti di forza, dalla capacità di farsi capire dalla gente, dai limiti stessi presenti nel risultato referendario che, al di la della volontà degli elettori, di certo è che fermava l’obbligatorietà all’ingresso dei privati.
Non c’è stato un percorso, dove accumulare forze, con tappe e obbiettivi intermedi da cui ripartire con le alleanze possibili.
 Anzi, alla rigidità è stata aggiunta una campagna sulla “obbedienza civile”con relativa autoriduzione delle tariffe, che non poteva che arenarsi.
In questa visione, oggettivamente tutti i Comuni, tutti i sindaci e tutte le aziende in house non potevano che diventare avversari da attaccare. E il movimento connotarsi come parte di un fronte di sacrosante “resistenze” territoriali, ( No Tav, No Mose, No Expo, No dal Molin, No al gasificatore,No alla precarietà, No agli sgomberi delle case, ecc…) tenuto assieme da un involucro politico/ideologico “ il fronte antagonista dei beni comuni” . Uno recinto, nel quale le ragioni dell’acqua, la novità della sua cultura inclusiva, si sono perse assieme all’anima universale, il linguaggio popolare, la capacità di dare passione a tanti e costruire ampie adesioni e alleanze.
Da qui l’impantanamento tra radicalità e interpretazioni giuridiche, localismi, attività sindacali sulla tariffa, ricorsi ai tribunali.


Facciamo una pausa di riflessione per ripartire.
Proviamo a pensare come nostri interlocutori e possibili alleati tutti quei Comuni e (perché no) anche a quelle aziende in house, che resistono ancora all’ingresso dei privati o quelle che vorrebbero disfarsi dei privati.
C’è una relazione profonda tra la volontà di privatizzare i servizi pubblici locali e quella di svuotare d’ogni ruolo e  credibilità i Comuni, che dovrebbe avvicinare le due condizioni. L’alleanza non sarebbe solo una opportunità, ma una strategia politica da perseguire.
Oggi tutte le istituzioni sono sotto attacco e i Comuni sono la prima linea. Vincoli economici, soppressione/privatizzazione, Sblocca Italia, ne sono l’espressione.
E sono in prima linea a reggere l’urto dei cittadini arrabbiati per la decadenza e la soppressione dei servizi, il degrado del territorio.
La sottrazione di sovranità alle istituzioni ad ogni livello è la politica di questo nostro tempo. Dalla troika al trattato USA – UE si va prefigurando un nuovo ordine mondiale che privatizza la politica e la trasferisce alle sedi finanziarie e ai tribunali arbitrari delle Multinazionali. Leggete un po’ la politica di Renzi come anticipazione di questo nuovo ordine.

Un esempio sono gli organismi extraistituzionali sull'acqua.
Le multinazionali sono diventate soggetti decisionali e attori ufficiali della “Governance”, termine che oggi sostituisce i “Governi politici e rappresentativi.”
Il Consiglio Mondiale dell'acqua, partecipato dall'ONU è presieduto da SUEZ e VEOLIA ( a loro volta controllate da Goldman Sachs).
Il CEO Water Mandate, delegato dall'ONU, con più di 100 aziende multinazionali di tutti i comparti produttive, impegnate ad assicurare acqua alle loro produzioni.
Da una parte c’è lo svuotamento delle istituzioni e dall’altra la mercificazione dei beni comuni, di tutta l’acqua, da quotare in Borsa e istituzionalizzare la compra vendita dei diritti al suo sfruttamento.
Negli USA – Canada – Cile – Australia, la compravendita dei diritti allo sfruttamento dell’acqua è già operante e per darne una idea un magnate texano  ha comprato un lago in Alaska e lo rivende all'Arabia Saudita e alla Cina.
In Cile, l'acqua dei fiumi è lottizzata e venduta all'asta e la concessione ha la priorità sui bisogni essenziali degli abitanti del luogo. Il Water grabbing è la realtà di tutta l’Africa
Nella Detroit della crisi dell'auto, 90000 persone sono private dall'accesso all'acqua perché indigenti.
In EXPO, è la multinazionale Barilla a lanciare un Protocollo Mondiale sull'alimentazione e la politica e l’associazionismo corrono ad aderivi, ribaltando ogni ruolo. A Nestlè viene delegata la piazza tematica dell’acqua mentre l’acqua pubblica di Milano viene esclusa.

C’è un contesto che correre verso il suicidio idrico.
15 milioni di persone all’anno si devono spostare nel mondo solo per effetto di scelte tecnologiche inerenti all’acqua.
Alla domanda di acqua del 2030, verrà a mancare il 40%;
Il 70% della popolazione mondiale vivrà nelle città e la metà degli abitanti dei grandi Centri vivrà in baraccopoli, con problemi d'acqua potabile, servizi igienici, smaltimento dei rifiuti e reti energetiche.
E’ una realtà che scarica sui Comuni e le aree metropolitane tutti i drammatici problemi di questo secolo, al contempo privandoli di ruolo, di poteri e di risorse.
La corruzione e l’impotenza screditano la politica e le istituzioni, dall’ONU in giù, fino ai Comuni e cresce nei movimenti l’idea di combatterle, lasciarle affondare poi si vedrà. Ma il nostro compito è altro. E’ quello, di riconquistarle in quanto istituzioni, alla politica, al bene pubblico, alla fiscalità generale per le opere e i servizi di interesse generale. Difendendone il ruolo con la stessa volontà con la quale difendiamo la Costituzione.


Ecco, ripartire dall’acqua con i Comuni che vogliono ritrovare l’orgoglio e la volontà di “disobbedire” e non solo sui diritti civili.
Ripartire per mettere in sicurezza l’acqua potabile e i servizi pubblici come la raccolta dei rifiuti.
Per affermare il diritto all’acqua potabile e ai servizi sanitari.
Per costruire una rete di Città dell’acqua ( water policy), ma anche di imprese pubbliche e in house, che si muovano con in testa la visione di quale città progettare. Non con l’anarchia dei costruttori, ma con i cittadini, il territorio agricolo e l’acqua circostante. Con i contadini veri con i loro prodotti ( food policy). Una rete che in Italia e in Europa sia in grado di fare politica. Soggetti, capaci di strappare ai governi leggi e direttive.
Per rimuovere assieme gli ostacoli alla riappropriazione delle quote delle SPA in mano ai privati : A2A  ACEA   IREN  HERA.
Per promuovere incontri tra sindaci di tutto il mondo affinché l’ONU concretizzi quella che è stata una grande vittoria del movimento: la risoluzione del 2010 con la quale l’acqua potabile e i servizi igienici, sono diventati un diritto umano.
Per costituzionalizzare il diritto all’acqua e promuovere Protocolli, Trattati e organismi internazionali politici, garanti del diritto all’acqua e non del suo commercio, che fissino regole, principi, quantità e ne sanzionino le violazioni.
Per impedire la formazione di grandi multiutility nazionali e quotate in borsa.


Per dotarsi di una Carta dell’acqua, nella quale gli aderenti si impegnano a:
- Promuovere l’acqua pubblica del proprio acquedotto.
- Promuovere la cultura del diritto all’acqua.
- Fuoriuscire dalla logica della tariffa, garantendo il diritto ai 50 litri al giorno per ogni persona e il risparmio con una tariffa progressiva.
- Non togliere l’acqua a nessun cittadino o immigrato, Rhom o baraccato.
- Dare vita ad un fondo con le imprese, per progetti nel Sud del mondo attraverso partenariati pubblico/pubblico.
Il movimento dell’acqua ha indicato a tutti un qualcosa di straordinariamente nuovo.
Qualcosa da cui partire non solo per realizzare gli obiettivi in se, ma per riprendere a ragionare sul nostro tempo, sulla necessità di una nuova visione della politica e dei movimenti con al centro i diritti universali.
L’abbozzo per trovare la strada perduta da una politica agonizzante e per chiamarla a salvarsi e a salvare la democrazia.




SALVIAMO LA MADRE ACQUA
di Alex Zanotelli



Con questo scritto padre Alex Zanotelli ci sprona a riprendere la battaglia
per l’acqua pubblica, contro i farabutti che vogliono vanificare la grande
vittoria del Referendum del Giugno 2011.

“Tra i tanti processi di privatizzazione dei servizi pubblici in corso, quello dell’accesso all’acqua è il più criminale,” ha scritto l’attivista Roberto Lessio nel suo libro All’ombra dell’acqua.
“Un progetto folle a cui possono credere solo persone profondamente malate , ammalate del nulla”. E in questo paese sono tante le persone ‘ammalate del nulla’, che spingono di nuovo l’Italia verso la privatizzazione dell’acqua. E questo nonostante il referendum (11-12 giugno 2011), quando 26 milioni di italiani hanno sancito che l’acqua deve essere tolta dal mercato e che non si può fare profitto su un bene così fondamentale .
A tutt’oggi il parlamento italiano è stato incapace di rispondere a questa decisione popolare con un’appropriata legislazione. Eppure lo scorso anno duecento deputati hanno preparato un disegno di legge che non si riesce a far discutere in parlamento. La ragione è che il governo Renzi sta perseguendo una devastante politica di privatizzazioni. Con “Sblocca Italia” e la “Legge di Stabilità”, Renzi offrirà incentivi agli enti locali che privatizzano i servizi pubblici. È il tradimento del Referendum.
Il governatore della Campania Caldoro ha fiutato bene questo clima e il 31 luglio ha fatto votare al Consiglio regionale la finanziaria con due maxi-emendamenti: uno, sul condono edilizio e l’altro sulla privatizzazione dell’acqua. La Regione Campania affida così alle società operanti sul territorio, soprattutto alla Gori, non solo la gestione e distribuzione dell’acqua, ma anche la captazione e l’adduzione alla fonte. Per di più Caldoro ha deciso di costituire presso la giunta una Struttura di missione con grandi poteri sulla gestione dei servizi idrici, togliendoli agli enti locali.
Abbiamo reagito con forza come comitati acqua della Campania con una vivace campagna mediatica. Anche il governo ha impugnato il maxi-emendamento perché in contrasto con i principi fondamentali della legislazione statale in materia. “Troveremo un’intesa con il governo”, ha replicato Caldoro, che è deciso a procedere sulla via della privatizzazione.  Tutto questo mette in pericolo l’Abc (Acqua Bene Comune) di Napoli, un comune che è passato da una gestione Spa ad un’Azienda Speciale, uno strumento che non permette di fare profitti.
Napoli è l’unica grande città in Italia che ha obbedito al referendum ed ha dimostrato che si possono gestire i servizi idrici con un’Azienda Speciale. L’errore del sindaco De Magistris è stato che, nonostante le pressioni dei comitati, non ha “messo in sicurezza l’Abc”. Così anche l’acqua di Napoli potrebbe capitolare alla spinta privatizzatrice di Caldoro. A raccogliere i frutti di questa operazione di Caldoro sarà l’Acea (Roma) di Caltagirone che si sta espandendo in Toscana e ora tenta di prendersi l’acqua del Meridione. L’Acea detiene il 37% delle azioni della Gori, che ha una gestione molto contestata di 76 comuni dell’area vesuviana.
Al Nord sono in atto le stesse manovre di unificazione fra Iren (Torino-Genova) e A2a (Milano Brescia) a cui guarda con interesse Hera (Emilia Romagna). Rischiamo così di avere una grande multiutility, che gestirà l’acqua del Nord. Quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi è di una gravità estrema. È la negazione del Referendum. Davanti a questo scenario, mi viene spontaneo chiedermi: “Dov’è il grande movimento dell’acqua? Dove sono i 26 milioni di italiani che tre anni fa hanno votato per la ri-pubblicizzazione dell’acqua? Ma soprattutto dov’è la chiesa italiana, le chiese, le comunità cristiane su un tema così fondamentale come l’acqua, la Madre di tutta la vita sul pianeta Terra?”. La chiesa si batte contro l’aborto, l’eutanasia e la pena di morte in nome del ‘Vangelo della Vita’, così deve oggi battersi per il diritto all’acqua come ‘diritto alla vita’ come afferma la teologa americana Christiana Peppard nel suo volume Just Water.
È questo il tempo opportuno per credenti e non, per riprendere con forza l’impegno per proclamare l’acqua diritto fondamentale umano. Per questo chiedo a tutto il movimento per l’acqua pubblica di ricompattarsi e di rimettersi insieme sia a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Mettiamo da parte rancori e scontri e continuiamo a camminare insieme! A livello regionale dobbiamo contrastare la spinta alla privatizzazione dell’acqua e opporci alle multiutilities.
A livello nazionale, dobbiamo fare pressione sul parlamento italiano perché discuta subito la Legge sull’acqua, firmata da duecento parlamentari. E’ possibile che il movimento Acqua del Lazio si impegni a dei “sit-in” davanti a Montecitorio? Dobbiamo batterci contro le politiche del Governo Renzi contenute in  “Sblocca Italia” e nella “Legge di Stabilità”, che spingeranno i Comuni a privatizzare  i servizi pubblici.
A livello europeo, dobbiamo fare pressione sui parlamentari a Bruxelles, perché boccino il “Piano Acqua Europa 2027”, noto come “Water Blueprint” e contestino la Commissione Europea che si è rifiutata di prendere in considerazione l’iniziativa dell’Ice (Iniziativa dei cittadini europei) sull’acqua ,che ha ottenuto oltre un milione e mezzo di firme in sette paesi.
A livello internazionale continuiamo a sostenere come movimento Acqua, il vasto movimento contro il T-Tip (Partenariato Transatlantico per gli Investimenti e il Commercio tra Usa e Ue) e il Tisa (Trattato sui servizi pubblici  sotto l’egida della Wto), che spingono verso la privatizzazione di tutti i servizi pubblici.
Infine, in un momento così grave, chiediamo alla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) di dichiarare che l’acqua è un diritto fondamentale, invitando tutte le comunità cristiane a impegnarsi a fianco del movimento per l’Acqua pubblica in Italia e a scrivere una lettera come quella del vescovo cileno  Luis Infanti della Mora: “Dacci oggi la nostra Acqua  Quotidiana”.

“La crescente politica di privatizzazione è moralmente inaccettabile, scrive il vescovo Luis Infanti (che con il suo popolo ha impedito che l’Enel  costruisse 5 dighe in Patagonia), quando cerca di impadronirsi di elementi così vitali come l’acqua, creando una nuova categoria: gli esclusi! Alcune multinazionali che cercano di impadronirsi di alcuni beni della natura, e soprattutto dell’acqua, possono essere legalmente padrone di questi beni e dei relativi diritti, ma non sono eticamente proprietarie di un bene dal quale dipende la vita dell’umanità. È un’ingiustizia istituzionalizzata che crea ulteriore fame e povertà, facendo sì che la natura sia la più sacrificata e che la specie più minacciata sia quella umana, i più poveri in particolare”.