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mercoledì 16 settembre 2015

MILANO: EXPO 2015  
di Jacopo Gardella

Frivola, superficiale, colpevolmente inconsapevole, l’Expo si è rivelato un festoso Luna Park incapace di affrontare nemmeno uno dei grandi drammatici temi contemporanei. 
Gardella ce lo ricorda con questo analitico e dettagliato intervento.                                                                                                                                                                    
 
Il Premio Nobel per l'Economia, il professore indiano Amartya Sen, ha giudicato e condannato l'EXPO 2015 con questa frase lapidaria: «Si sarebbe dovuto realizzare una EXPO non sul cibo nel pianeta ma sulla fame nel mondo» (Corriere della Sera, 13 Maggio 2015). Il grave problema non è la fornitura di cibo ma la sua mancanza; il vero problema è la fame per quasi un miliardo di popolazione mondiale. Il cibo infatti, usufruendo delle più aggiornate tecnologie agricole, si riesce a produrre per tutti; ma non a tutti è possibile procurarlo. Si sa che Israele ha saputo rendere fertili ampie porzioni di arido deserto ma le nazioni benestanti non sono poi capaci di sfamare popolazioni indigenti e sottosviluppate. Si sa che il padiglione della Germania mette in mostra aggiornatissime tecniche di produzione agricola ma il cibo prodotto in abbondanza per popoli già ricchi non si è poi capaci di distribuirlo e di farlo pervenire a quanti ne sono ancora privi. Il primo obiettivo scelto per la Esposizione 2015 è suggestivo ma poco credibile: "Nutrire il Pianeta”, ossia “Sfamare l’umanità”. Un obiettivo sovraumano, un sogno titanico. Come è mai possibile che una esposizione temporanea e di breve durata possa realisticamente garantire il nutrimento per l’intero globo terrestre? Il proposito è seducente ma utopistico; la meta è ambiziosa ma irrealizzabile. Anzi, è talmente al di fuori di ogni ragionevole e realistica attuazione, da sembrare quasi uno scherzo, anzi una spacconata. Il secondo obiettivo appare ancora più irreale, irraggiungibile, velleitario: "Energie per la vita". Quali energie? Occorre specificare e distinguere: energie inquinanti? In tal caso sarebbero energie non per la vita ma per il degrado, per la morte. Energie pulite? In tal caso sarebbero da ricercare concordemente attraverso un impegno sottoscritto da tutti gli Stati rappresentati all'ONU e avviando un accordo condiviso su scala mondiale. Avrebbe mai potuto una manifestazione effimera come l’EXPO affrontare e risolvere un problema così squisitamente politico? Raggiungere un consenso unanime? Trovare una convergenza di opinioni a favore della energia pulita e di una sua adozione generalizzata? La risposta non è necessariamente negativa; si potrebbe infatti affrontare il problema dell'"Energia per la vita" se si sapesse utilizzare l’energia non per fare le guerre ma per debellare la carestia, la denutrizione, la fame. Già da tempo ci si domanda quale utilità possa avere una Esposizione Mondiale sopravvissuta ormai da quasi due secoli e nata inizialmente con l’obiettivo di far conoscere e diffondere la ricchezza delle nazioni. I mezzi di comunicazione, di informazione, di divulgazione sono oggi così diffusi e potenti da rendere inutile la presenza reale della merci prodotte, la esposizione in concreto delle ricchezze offerte. La rete dei contatti virtuali, estesa capillarmente in tutti i continenti, consente conclusioni di affari a grande distanza ed operazioni mercantili di grande complessità senza il ricorso a contatti ed a verifiche dirette. Le Esposizioni ottocentesche non servono più a nulla: sono una eredità fuori tempo, una parata di merci di effetto solo spettacolare, una manifestazione promozionale e commerciale ormai obsoleta, inutile, costosa.  Nuovi problemi si affacciano all'orizzonte della Storia, nuovi compiti si presentano alla nostra coscienza di persone responsabili: esigere un maggiore grado di uguaglianza sociale: assicurare una maggiore sicurezza ambientale; imporre un maggior controllo delle armi atomiche. Di fronte a questi drammatici compiti che urgono e ci sovrastano diventa ridicola se non offensiva la sontuosa sfilata di cibi appetitosi; inopportuna la seducente offerta di prodotti naturali; irriverente l’abbondanza alimentare rivolta a frotte di visitatori del tutto ignari ed incoscienti dei gravi squilibri che stanno dietro a tanti ed allettanti "beni di Dio".


Che cosa si sarebbe dovuto fare? Quale alternativa proporre in sostituzione delle Esposizioni tradizionali? Come dare a questa ormai decrepita manifestazione uno scopo più attuale, più utile, più costruttivo? La risposta esiste, anche se impervia, faticosa, difficile. Quando dieci anni fa fu scelto il tema dell'Esposizione sarebbe stato auspicabile prospettare non tanto una esposizione di merci, una presentazione di cibi, una offerta di prodotti agricoli, quanto piuttosto istituire una Commissione Internazionale di Studiosi, un Consiglio Interdisciplinare di Esperti incaricato di avviare e di sviluppare uno studio sistematico della fame nel mondo, e capace di individuare i modi attraverso i quali poter affrontare e debellare la mancanza di cibo. Compito immane, è vero; ma non tale da scoraggiarne l'approccio e da spegnere la volontà di risolverlo. È facile immaginare che le maggiori difficoltà sarebbero state di natura politica essendo problematico un accordo condiviso da Stati ricchi e da Stati poveri. È quindi logico supporre che un organismo così nuovo e con compiti così specifici e di implicazioni così vaste avrebbe dovuto nascere sotto la protezione e con la approvazione dell'ONU ed in particolare, trattandosi di argomento legato strettamente all'agricoltura, sotto la direzione e la tutela della FAO (Food and Agricultural Organisation: ossia Organizzazione per il cibo e per l'agricoltura). Indipendentemente dalla struttura organizzativa della Commissione Internazionale – organismo da proporre e promuovere in sostituzione o meglio in vista di una evoluzione della vecchia EXPO – e senza per ora addentrarci nella complessa composizione di questa possibile Commissione è tuttavia utile individuarne alcuni compiti e tracciare alcune linee operative lungo le quali essa potrebbe muoversi. Anzitutto, una volta assoldato che il problema capitale è quello del cibo, non bisogna dimenticare che tale problema ne implica altri a cui è strettamente connesso e dei quali si rende necessaria una improrogabile soluzione preliminare. Il cibo si ricava da tre elementi fisici primordiali: terra, acqua, aria. Non si ricava dal quarto elemento, cioè dal fuoco; il fuoco tuttavia rappresenta l'energia indispensabile per cucinare quello stesso cibo e come tale è imprescindibile dal problema del nutrimento anche se va incluso non più nel capitolo «Nutrire il Pianeta» ma nel capitolo «Energia per la Vita». Terra, acqua, aria devono essere rispettate se vogliamo assicurarci una stabile sufficienza di cibo. Occorre che questi tre elementi siano tutelati con più attenzione e custoditi con maggiore impegno se vogliamo mantenerli incontaminati ed integri.  


Terra. Il disboscamento incessante, sistematico, capillare dell'Amazzonia (Brasile) riduce il serbatoio di ossigeno necessario alla sopravvivenza del globo terracqueo; stermina le specie animali più rare e più pregiate; sottrae agli abitanti preziose fonti di alimentazione. Il disboscamento della foresta equatoriale sudamericana è un crimine inaudito; un attentato mortale alle fonti di nutrizione del pianeta e alla scorte di energia necessaria ad assicurare la vita degli animali e delle piante. Non avrebbe dovuto l'EXPO che si propone di "Nutrire il Pianeta" e di fornire "Energia per la vita" prendere atto di questo crimine? Farne una clamorosa denuncia? Sancirne una severa condanna? Niente di tutto ciò. Nessuno ha creduto opportuno anzi necessario illustrare al disinformato pubblico di visitatori la devastante deforestazione in atto ed in progressiva inarrestabile espansione. Ai visitatori vengono offerti frutti esotici, cibi eccellenti, verdure sofisticate; ma a tutti loro non si dà un minimo avviso del pericolo che minaccia quel paradiso di commestibili tanto sontuosamente allestiti; non li si mette in guardia sulla catastrofe alimentare ed ecologica che un giorno colpirà il pianeta. 


Acqua. I pirati giapponesi, gli spietati cacciatori di balene, inseguono ed uccidono i pochi esemplari superstiti di questi innocui cetacei. Non solo i pescatori criminali sono colpevoli di attentati a danno di un prezioso nutrimento ittico; sono anche responsabili di un crimine nei confronti delle Scienze Naturali; e imputabili di uno scempio contro preziose testimonianze preistoriche. Il massacro delle maestose Regine degli Oceani non viene mai menzionato in nessuno dei padiglioni dell'EXPO; così come non viene mai auspicata la protezione e la difesa di specie animali rare uniche ed ormai quasi in estinzione. Nessuno avverte delle minacce incombenti sulla popolazione marina, sulle riserve di pesca, sul regno dei pesci. La fonte di nutrimento vitale proveniente dalle acque dolci e salate; la preziosa ricchezza alimentare fornita da mari, laghi, fiumi, è messa in grave ed imminente pericolo, ma nessuna voce all’interno dell'EXPO si fa sentire, nessuna informazione premonitrice viene data ad un pubblico sprovveduto ed ignaro. Troppi colossali interessi verrebbero scossi e disturbati se si avesse il coraggio di svelare la cruda realtà che sta dietro a tanti animali catturati e trasformati in cibi succulenti. Il pubblico dell'EXPO si illude di entrare in un paradiso di abbondanza e di benessere mentre sul mondo incombe un inferno di indigenza e di carestia. L'EXPO di oggi purtroppo non è nata per esporre denunce, per svelare misfatti, per smascherare colpevoli: il suo compito consiste soltanto nella celebrazione del trionfale ed incosciente regno di Bengodi. Che sia incosciente il benessere prospettato da EXPO lo dimostra anche l'assoluto silenzio sulle riserve idriche presenti sulla Terra. L’Umanità in un futuro non molto lontano soffrirà di una paurosa mancanza d'acqua. La popolazione in aumento, l'industria in espansione, l'agricoltura da potenziare a ritmo sempre crescente sono tutte condizioni che richiederanno un assorbimento d'acqua sempre maggiore. Le riserve d'acqua di superficie (ghiacciai, laghi, fiumi) e le risorse di sottosuolo (pozzi, sorgenti, falde acquifere) sono in progressiva diminuzione, in lento ma inesorabile depauperamento. Se l'acqua è la base di ogni alimento come si potrà "Nutrire il Pianeta" senza toccare il problema dell'acqua in tutta la sua urgenza?


Aria. Gli uccelli migratori attraversano due volte l'anno il Mediterraneo e dalle coste dell'Africa arrivano estenuati sulle coste del Vecchio Continente. È uno spettacolo straziante vedere squadre di cacciatori appostati e nascosti dietro le rocce, pronti a impallinare migliaia di uccelli convinti di essere finalmente giunti alla agognata meta. Una forma barbara di divertimento; un gioco crudele e vile, che depaupera il patrimonio aviario e devasta la popolazione dell'aria. I volatili, se selezionati con discrezione sono fonte di nutrimento, ma quando vengono eliminati indiscriminatamente preludono ad un futuro di miseria e di desolazione. Non è possibile "Nutrire il pianeta" se deliberatamente e sistematicamente distruggiamo tutte le molteplici riserve della nostra alimentazione. Sarebbe stato più istruttivo, più utile, più costruttivo informare i visitatori dell'EXPO 2015 degli scempi ecologici che si stanno commettendo; distogliere per un attimo il loro sguardo degli eccellenti piatti di selvaggina e di pescato; mostrare le mattanze che stanno dietro a quei piatti. Gli esempi tratti dai tre elementi primari: terra, acqua, aria, non esauriscono i misfatti compiuti dall'uomo a danno della natura ma sono sufficienti a dimostrare come una Esposizione Internazionale che vuole essere seria non può affrontare il tema "Nutrire il Pianeta" ignorando i disastrosi attentati rivolti contro quelle stesse riserve primarie che permettono appunto di "Nutrire il Pianeta". 


Fuoco. Fuoco è energia: "Energia per la vita". Da un lato l'energia prodotta dalla combustione di idrocarburi incrementa l'inquinamento dell'atmosfera e provoca il nefasto Effetto Serra; per colpa di questo effetto la temperatura del Globo aumenta, i ghiacciai si sciolgono, il livello del mare si alza. Dall’altro lato l'Energia ottenuta con la reazione atomica è soggetta al pericolo di imprevedibili esplosioni, di irreversibili contaminazioni, di difficile smaltimento delle scorie radioattive. Se queste sono le prospettive che ci offre l'Energia attualmente usata nel mondo, se l'energia del petrolio inquina e se l'energia dell'atomo contamina, ci si domanda quanto sia appropriato parlare oggi di "Energia per la vita" senza prima ricercare altre e non ancora esplorate fonti energetiche, meno nocive e meno pericolose. La frivola e superficiale EXPO 2015 non si pone la domanda di quale tipo di energia sia da adottare nell'imminente futuro. Dal momento che ha avuto l'audacia di toccare un argomento tanto grave ed impegnativo avrebbe dovuto presentare ai visitatori una rassegna ragionata e documentata dei pericoli insiti nell'attuale produzione di energia ed offrire un quadro di possibili fonti alternative: fonti sostenibili, fonti rinnovabili, fonti non esauribili. Su questi affascinanti ed accattivanti argomenti è deludente constatare che EXPO 2015 lascia cadere un silenzio mortale. Dico mortale con buona ragione perché l'argomento non è paragonabile ad un allegro passatempo, ad un frivolo diversivo: è invece una questione di sopravvivenza della intera umanità, un problema di tutela della vita terrena e quindi, se trascurato, una prospettiva dall’esito appunto mortale. Non spetta certo ad EXPO 2015 risolvere l'immane problema dell'Energia mondiale ma è suo dovere prospettare le alternative, elencare le difficoltà, rendere edotti dei problemi vitali che si profilano all'orizzonte. Tra questi grave ed angoscioso è il dilemma delle fonti alternative e della energia da loro ottenibile: tuttora esigua, inaffidabile, di potenza insufficiente. Pannelli solari e torri eoliche sono in grado di soddisfare usi domestici, ma incapaci di rispondere ad usi industriali. Si sa che per alimentare una fabbrica, per trainare un treno, per sollevare un aeroplano, per consentire la navigazione di un transatlantico non vi è oggi altra fonte di energia che non sia o la combustione del petrolio o la reazione nucleare. Si impone la scelta fra due opzioni: o si mantiene in efficienza l'attuale civiltà tecnologica e non si riduce il crescente ritmo dei consumi ad essa connessi; o si opta per una civiltà più ecologica e si accettano le restrizioni da essa richieste. Per arrestare l'inquinamento atmosferico e liberarci dall'incubo delle scorie radioattive; è necessario ricorrere ad energie alternative ma per ora esse sono insufficienti e non forniscono una risposta adeguata. Tuttavia fa sperare nel successo di future energie inesauribili la recente circonvoluzione della Terra compiuta da un aereo senza pilota, un drone sospinto da propulsione esclusivamente solare. La straordinaria impresa di questo aereo supertecnologico vale come incoraggiamento ad approfondire con più insistenza e con più fiducia l'utilizzo delle fonti energetiche alternative. EXPO 2015 che con tanta presunzione e leggerezza ha adottato il motto "Energia per la vita" non si è neppure posta il compito di illustrare ai visitatori le enormi difficoltà insite nella ricerca e nell'uso di una energia ecologica, né di far loro comprendere quanto sia vitale la futura adozione di tale energia.



Per poter concepire la EXPO secondo le prospettive qui sopra elencate occorreva rinunciare al tradizionale apparato di padiglioni nazionali ed internazionali, all'uso ed abuso di proiezioni ed animazioni televisive, alla esibizione di oggetti reali o di immagini virtuali. Occorreva accantonare l’attuale messa in scena da Luna Park che appaga l’occhio ma non nutre la mente; ed avere il coraggio di chiudere la serie storica delle EXPO e di inaugurare una EXPO del tutto nuova, basata non più su appariscenti effetti spettacolari, ma impostata su documentate comunicazioni di risultati scientifici. I dieci anni intercorsi fra l’assegnazione dell’EXPO e la sua inaugurazione sarebbero stati un tempo più che sufficiente per permettere alla proposta Commissione Internazionale di esaminare a fondo il problema del nutrimento e di risolvere positivamente il problema della energia, ed infine di dare una ampia informazione dei risultati scientifici raggiunti. 


Anche la tragedia degli immigrati e l’incapacità europea di accoglierli dignitosamente, avrebbe potuto avere un esito meno drammatico se la proposta Commissione Internazionale incaricata di condurre la lotta contro la fame nel mondo avesse potuto iniziare la sua attività una decina di anni or sono, quando gli immigrati non erano ancora comparsi ma già si parlava di paesi in guerra tra loro e di popolazioni in fuga  disperata alla ricerca di rifugio, lavoro e sostentamento. I fuggiaschi sbarcati sulle coste italiane scappano dalle loro terre perché privi di lavoro, di guadagno, e soprattutto di cibo. Una EXPO che ha la ambizione di “Nutrire il pianeta” non può restare insensibile ed indifferente di fronte alla tragedia di tanti immigrati denutriti ed affamati; non può ignorare l’arrivo di intere popolazioni bisognose di sostentamento. Quando la EXPO 2015 si è inaugurata nel maggio 2015, già da più di un anno il triste fenomeno dei traghetti clandestini era conosciuto ed in parte già validamente soccorso dalla Marina Militare Italiana. Marina meritevole di un caloroso elogio per il suo spirito di sacrificio e di abnegazione, e tuttavia mai lodata né premiata in forma ufficiale e solenne da nessuna Autorità Italiana né civile né militare. Possibile che i distratti organizzatori della EXPO non abbiano pensato di introdurre il drammatico capitolo della fame tanto apertamente leggibile sul volto degli immigrati? Possibile che nessuno di loro si sia reso conto che la tragica immigrazione da anni in corso è lo specchio angosciante del tema che l’EXPO stessa si era data: “Nutrire il Pianeta”? Possibile che non abbiano udito il disperato appello rivolto alla ricca Europa da chi sbarca sulle nostre coste stremato ed affamato?  Questa carnevalesca EXPO 2015, frequentata da folle festose ma del tutto disinformata su ciò che di drammatico succede nel mondo, si sta svolgendo e prosegue imperterrita nella effimera atmosfera di un festoso ed irresponsabile caravanserraglio; e così facendo si copre di vergogna e di discredito per avere sprecato una secolare ed irripetibile occasione. Come avrebbe dovuto agire la proposta “Commissione Internazionale” per la lotta contro la fame nel mondo? Avrebbe dovuto studiare come incrementare il lavoro e quindi la ricchezza e quindi il sostentamento dei popoli diseredati. Avrebbe dovuto avviare una generale ed unanime opera di soccorso fino ad oggi elusa da tutte le nazioni europee e soltanto da poco tempo avviata con coraggio dalla risoluta Cancelliera Merkel, sostenuta ed appoggiata in patria dalle generose offerte dei volontari tedeschi, anche se ostacolata dalla parte più gretta ed egoista del suo partito politico. La scusa per respingere i profughi adottata dalla maggioranza delle nazioni europee si basa sulla falsa dichiarazione che l’accoglienza può essere concessa solo ai perseguitati politici e non ad altri migranti in cerca di soccorso. È una scusa ipocrita: tanto coloro che sono perseguitati a causa delle loro convinzioni politiche quanto coloro che fuggono in cerca di lavoro e di sussistenza, tutti sono uomini ugualmente disperati, tutti bisognosi di aiuto con uguale angosciosa urgenza: fare una distinzione e usare un atteggiamento diverso tra gli uni e gli altri è una palese ingiustizia, una enorme iniquità. Al pubblico dell’EXPO si sarebbero dovuti offrire meno esemplari ortofrutticoli, meno piatti esotici, meno prodotti commestibili di provenienza lontana, ma presentargli la visione e fargli prendere coscienza della triste realtà in cui si trovano ancora oggi numerose e dimenticate popolazioni. Si sarebbe data una istruttiva dimostrazione di come “Nutrire il Pianeta” e quindi di come ridurre la fame nel mondo seguendo e mettendo in pratica i saggi e severi suggerimenti di Amartya Sen.