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lunedì 14 settembre 2015

UNA BATTAGLIA DI LUNGA DURATA
di Emilio Molinari   

Uscire dalla autoreferenzialità, cogliere la portata dei risultati

Emilio Molinari

In questi giorni il PE ha votato una risoluzione sul diritto all’acqua che considero in netta controtendenza alle leggi del governo Renzi e sul piano internazionale al TTIP
(Trattato transatlantico USA -UE ). Non c’è stato nessun grido di vittoria e non so spiegarmi il perché. Pongo perciò una riflessione. Viviamo tempi in cui sembra impossibile opporsi alla potenza dei poteri economici. Tempi nei quali la gente si sente schiacciata dall’enormità dei problemi e dalla forza di quel 1% che detta le regole nel mondo, in cui si finisce con il non credere alla possibilità di resistere.
Spesso però, siamo anche noi, parte attiva della società civile, che alimentiamo questo senso d’impotenza, non valorizzando i risultati e le vittorie che produciamo. Spesso non ne cogliamo la portata politica e quindi non seminiamo la consapevolezza dei risultati. Sul referendum dell’acqua, continuiamo a sostenere che non ha spostato di una sola virgola la realtà di questo paese e per certi versi anche noi alimentiamo la frustrazione nel popolo. Misuriamo i risultati attraverso le nostre aspettative, non valorizziamo la realtà e cioè che il referendum ha bloccato l’ingresso dei privati nelle gestioni dei servizi idrici e questo, è un elemento di resistenza che oggi viene messa continuamente in discussione dal governo.
Il PE ha votato la risoluzione sul diritto umano all’acqua e questo sembra non suscitare interesse nel mondo associativo, nella sinistra, nei 5 Stelle, nei media e poco anche nel movimento dell’acqua. Eppure la risoluzione parte da una direttiva ICE d’iniziativa popolare e da 1 milione e 900 mila firme di cittadini europei raccolte dalla rete europea dell’acqua. Tratta l’acqua potabile complessivamente nell’universalità della narrazione di bene comune. Accoglie moltissimi punti qualificanti del movimento europeo e mondiale dell’acqua: il diritto all’accesso e il dovere degli stati e dei governi a garantirne l’erogazione gratuita del minimo vitale, la progressività delle tariffe sulla base dei consumi. Il divieto a sospendere l’erogazione a chiunque, con esplicito riferimento ai baraccati. Chiede che l’acqua venga tolta dalla trattativa sul TTIP. Affida di nuovo un ruolo alle municipalità.
Certo è una risoluzione e non una direttiva, è un fatto istituzionale e come tale risente di mediazioni e compromessi. Anche la legge regionale Siciliana è un compromesso che lascia ancora la possibilità di gestione in SPA in huose dei servizi idrici, ma è un passo avanti, è una vittoria in controtendenza.
Personalmente penso che il punto di compromesso della risoluzione EU sia, quando sugli interventi internazionali di cooperazione, ai partenariati pubblico/privati, con un emendamento in aula, si affiancano anche i partenariati pubblico/pubblico.
Ma ciò non toglie importanza all’avvenimento che non è solo un elemento di resistenza, ma una vittoria sulla cultura dell’avversario e sul TTIP.
Non cogliamo la portata dei risultati che produciamo, perché siamo troppo autorefernziali del nostro lavoro o perché troppo preoccupati di dover apparire coerenti e intransigenti verso il potere. Non cogliamo nemmeno che è la prima volta che la volontà dei cittadini viene accolta, discussa e votata da una istituzione
(pensiamo alla lunga sordità del parlamento italiano alla nostra legge di iniziativa popolare).
Passando ad un altro esempio.
Il 4 Agosto il presidente di Expo, Giuseppe Sala e il Presidente di MM acquedotto milanese Davide Corridore hanno detto pubblicamente: Vogliamo a Milano l'Autority mondiale dell'acqua”.
Ebbene anche in questo caso non c’è stata reazione alcuna. Molto probabilmente si tratta dell’ennesima operazione di cosmesi da parte di istituzioni, nazionali ed internazionali screditate e magari di personaggi con ambizioni elettorali… può essere.
So con certezza che la necessità di un organismo mondiale dell’acqua, pubblico e legittimo, e di un Protocollo mondiale che ne concretizzi il diritto universale, è una proposta nostra, delle reti dell’acqua, del Contratto Mondiale sull’acqua e dall’associazionismo che opera nella solidarietà internazionale. Sta scritta nelle dichiarazioni dei movimenti ai Forum Sociali Mondiali di Caracas, Manaus, Tunisi e nei Forum Mondiali Alternativi dell’acqua di città del Messico, Istanbul, Marsiglia.
So che da 15 anni la “governance privata” del Forum Mondiale dell’acqua, presieduta da Suez e Veolia, rappresenta la resa delle istituzioni, nazionali e internazionali, agli interessi delle multinazionali. So che a diversità di altre questioni come l’alimentazione, l’infanzia, la sanità ecc… non esiste nessuna agenzia o organismo dell’ONU, nessun Protocollo Mondiale e nessun tribunale che ne condanni la violazione. Perché non riprendere questa dichiarazione per incalzare le istituzioni e scoprire le loro carte?
E ancora.
Dal marzo 2000 al marzo 2015 si sono verificati nel mondo 235 casi di rimunicipalizzazione dell'acqua in 37 Paesi diversi, per un totale di più di 100 milioni di persone; la maggioranza delle città sono in Francia (94) e negli USA (58, tra cui Atlanta e Houston); in Colombia Bogotà, in Argentina Santa Fè, Rosario, Mendoza, la provincia di Buenos Aires, in Guinea Conakry, in Uganda Kampala, in Mali Bamako, in Sud Africa Johannesburg, in Malesia Kuala Lumpur, ecc.
Non sono forse queste vittorie di un movimento e di una narrazione alternativa allo stato di cose? Perché non viene ripresa da tutte le realtà “altermondialiste, ambientaliste, sociali o della cooperazione internazionale”… radicali e moderate?
Infine.
Una autorità morale potente come il Papa ha dichiarato in una Enciclica che l’acqua non va privatizzata e monetizzata. Anche questa è una poderosa conferma di quanto andiamo sostenendo. Tutto ciò ci dice inequivocabilmente una cosa: l’acqua è stato ed è il solo movimento di resistenza mondiale al pensiero unico liberista dominante e che realizza ancora parte dei suoi obbiettivi.
Questa è la grande portata politica sulla quale dovremmo rifletter tutti, anche chi è impegnato nella costruzione di una nuova soggettività politica alternativa in Italia e in Europa e anche i 5 Stelle. La cultura universale dell’acqua, evocativa dei rischi per la vita sul pianeta, il suo movimento mondiale, le sue lotte, la sua capacità di parlare a tutti e di confrontarsi con le istituzioni a tutti i livelli, ha scavato in profondità e riesce non solo a resistere ma anche a costringere le istituzioni liberiste a parlare lo stesso nostro linguaggio. Di questo occorre avere la consapevolezza e il dovere di comunicarlo all’esterno, tra la gente. Si può vincere! Nel tempo dello strapotere del liberismo e del suo dominio anche sulle menti di milioni di persone e di giovani generazioni, si può resistere, vincere e guardare a orizzonti ancora più ambiziosi.

La concretizzazione del diritto umano all’acqua attraverso un Protocollo mondiale delle nazioni e di una Autorità mondiale che lo imponga, diventa  un obbiettivo possibile dell’agenda politica. Sarà un percorso di lotta e di ricerca del consenso, di lunga durata, nella quale si faranno altri compromessi e altri piccoli passi in avanti, ma oggi è un obbiettivo più credibile. Molto più credibile.