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martedì 24 novembre 2015

Parigi 5° Comandamento: Non uccidere

L’ARTE CONTRO IL MASSACRO DELLE DONNE
Le due opere sono dell'artista Giuseppe Denti




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PARIGI
5° Comandamento: NON UCCIDERE
di Laura Margherita Volante



Premesso che tutta la storia umana è una storia di emozioni, siamo già in guerra su tutti i fronti: in guerra con il clima, con l’ambiente, con la stessa natura umana…. L’essere umano è contro ogni legge morale e universale. “Non uccidere!” è uno dei comandamenti delle Tavole di Mosè storicamente riconosciuto dall’Islam, dagli Ebrei, dai Cristiani. Il comandamento “NON UCCIDERE” è di monito a tutte le genti, che si inventano una ragione per andare contro a questo imperativo categorico: “Il tu devi perché devi” kantiano diventa “Tu non devi uccidere perché devi non uccidere”. Mosè il profeta più importante dell'Ebraismo, è considerato profeta anche dell'Islam e viene citato nel Corano più di qualsiasi altro personaggio e la sua vita è raccontata e dettagliata più di qualsiasi altro profeta. Le grandi voci religiose e civilizzatrici del passato, dal Buddismo, Giudaismo, al Cristianesimo, ecc… hanno tutte evidenziato la linea di demarcazione fra il bene e il male, compresi i valori etici più elevati. Le grandi guide spirituali sono state condannate, vituperate e fraintese, le loro parole distorte, e nonostante ciò ancora oggi sono i fari dell’umanità universale, che attraverso i secoli hanno acceso le capacità umane fino al culmine di persona, soggetto di diritto, verso la luce la speranza la libertà. Due oggi sono i piani di lettura, infatti se da una parte le disuguaglianze, le ingiustizie hanno preso una dimensione globale creando fratture e conflitti sociali, politici e culturali, dall’altra parte una grave crisi di valori ha determinato un vuoto cosmico nelle coscienze in un processo di identificazione altro da sé, in una disaggregazione dal sé individuale e dal sé collettivo. P.P.Pasolini fu l’anticipatore della attuale crisi sociale, che è la crisi della democrazia dei consumi, ciò che lui definiva “il nuovo fascismo”. Egli vide la involuzione morale verso comportamenti di massa indotti e coercitivi, l’appiattimento e la negazione di una autentica, individuale creatività. L’esercizio del potere ha preso quindi il sopravvento sulla potenza creativa dei singoli e dei gruppi sociali dove nessuno più appartiene a nessuno in un vomito coscienziale di identità. Appartenenza e comunità sono precipitate in una strettoia buia, sorda e assordante di indifferenza. In tale disagio antiumano i giovani come piume al vento, in un vuoto viscerale di sofferenza, mai riempito dall’oggetto di consumo, e in un delirio di onnipotenza e di Thanatos si getta in un girone infernale di avventure mercenarie, dove la follia indotta è l’unico salvagente mostruoso per sentirsi vivi. Ma al posto del mare c’è un deserto e alle pinne armi,  kalashnikov, mitra in bagni di sangue per un eroismo del nulla, raccattando cause perse in nome di  un falso dio che non c’è, perché se c’è questo Dio, tanto amato e seguito dalle masse oceaniche o verso la Mecca o San Pietro, viene ripetutamente crocefisso ogni qualvolta si uccide per ragioni inesistenti, frutto di menti deformate senza anima. Si ripete così il rituale dei sepolcri imbiancati, all’infinito dove anche “ quella siepe”, di leopardiana memoria, è morta!  Fatta questa premessa la Dichiarazione dei Diritti Umani, pur non essendo una legge, non può rimanere una semplice dichiarazione di intenti, così astratta e lontana dai problemi che, sul piano della concretezza, rendono difficile e drammatica la convivenza della famiglia terrestre. Ritengo che sino a quando, nella difesa dei diritti umani, parleremo di nazioni e non di popoli, appartenenti al Genere Umano, considerato come una vera e propria famiglia, non sarà possibile risolvere alcun problema di convivenza armonica ed egualitaria. Stando all'insegnamento di Padre Ernesto Balducci l'unico governo che si possa commisurare con la "persona planetaria" è il "Governo Mondiale, il quale, a livello di base, viene rappresentato dal "quartiere" - sede dell'autogoverno - e quindi, a livello di mondialità, attraverso le strutture etniche "regionali", e che unicamente può assicurare il vivere in pace fra le persone e fra i popoli. I due termini della convivenza sono, infatti, il "demos", il piccolo territorio, e il "cosmos", il pianeta Terra. Soltanto il governo mondiale potrà costituire una tutela dei diritti umani, su un piano di concretezza. La strada maestra dell’educazione, quindi, è la formazione di un’identità terrestre retta dal senso di appartenenza e di comunità mondiale.