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sabato 21 novembre 2015

SANGUE E MUSICA
di Angelo Gaccione
L'organista Marimo Toyoda
 La sera del 13 novembre del 2015 sarà ricordata nel mondo come una sera di massacro e di strage, compiuti a Parigi da un gruppo di islamici militanti dell’Isis devoti di Allah, (semplici criminali, per la maggioranza dei musulmani di mezzo mondo). Su quella carneficina e sui suoi artefici, “Odissea” sta pubblicando, e continuerà a farlo, sulla sua prima pagina, una serie di riflessioni di personalità fra le più diverse con l’intento di approfondire e illuminarne, se è possibile, alcuni degli aspetti più controversi e drammatici. Ma il 13 novembre era, ed è stata, qui a Milano, una sera di armonia e di bellezza; di condivisione e di fraternità, accomunati, come siamo stati, da quel linguaggio universale, sensoriale, pacifico, che la musica è capace di esprimere. Un magnifico concerto di musica sacra e di musica barocca, proposto dall’associazione “Musicisti Russi” animata da Natalia Tyurkina, e che ha svelato tutto lo straordinario talento di un quartetto d’archi, lo “Decus String Quartet”, composto dalle violiniste Maria Grokhotova ed Elisa Scanziani, da Ewa Janina Moszcynska alla viola, e da Rusten Smagulov al violoncello che dell’ensemble è anche fondatore. Tutti giovanissimi, come lo è la soprano Ekaterina Korotkova, di cui ci siamo occupati in un precedente articolo sulle pagine di questo giornale; minuta, ventitreenne, timida, ma dotata di  ottime capacità vocali e il cui fisico esile, è apertamente in contrasto con i suoi registri timbrici. E come giovanissima è l’organista giapponese Marimo Toyoda. Il programma comprendeva Vivaldi (i mottetti: Nulla in mundo pax sincera, In furore iustissimae irae), il Salve regina di Pergolesi, Canzona I  di G. B. Cima, una Suite di Händel, e il Quartetto op. 74 n.1 di Haydn. Il tutto dentro una delle chiese più belle e interessanti di Milano, il santuario di Santa Maria dei Miracoli presso san Celso in corso Italia. Un santuario che è davvero un miracolo per armonia architettonica e per i capolavori pittorici che contiene. Di impianto cinquecentesco (fu iniziata nel 1493 dal Dolcebuono e continuata dal Solari) ci hanno messo le mani (fra facciata, atrio interno, affreschi, ecc.) Cesare Cesariano, Martino Bassi da Seregno, Galeazzo Alessi, Annibale Fontana (che nella chiesa è anche sepolto), Giulio Cesare Procaccini, tanto per fare qualche nome. Quanto ai dipinti che impreziosiscono le pareti, sono opera del pennello di personalità come Bergognone, Cerano, Moretto, Callisto Piazza, Carlo Urbino, Gaudenzio Ferrari, Paris Bordone, Procaccini, Antonio Campi e tanti altri. In questo luogo così ricco di meraviglie, la meraviglia della musica esorcizzava l’orrore disumano del sangue di Parigi; ci rendeva più miti, più umani, più coraggiosi. Ed è per tutte queste ragioni ed altre ancora, che la sera del 13 novembre, mi sono imposto di uscire, di salire su una Metropolitana seppellita nel ventre della città, di essere in quel luogo. Volevo restare umano. Volevo condividere bellezza e armonia. Perché il grumo nero che avevo nel cuore non prendesse il sopravvento.  
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