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domenica 2 ottobre 2016

LIBRI
MACHETISALTINMENTE
di Angelo Gaccione

La copertina del libro

Naturalmente non ho seguito il consiglio dell’amico Paolo Maria Di Stefano a proposito dei suoi micro e mini saggi (così definisce l’autore la materia magmatica, polifonica, a ventaglio) che compongono il suo nuovo libro dal titolo “Machetisaltinmente” (scritto proprio nel modo che state vedendo), di leggerne uno per sera. Ci avrei impiegato un tempo esagerato per finirlo, ed io volevo prima possibile conoscere tutta la materia e possibilmente scriverne questa nota.                         
Che libro è dunque questo che già nel titolo si presenta così spiazzante? “Machetisaltinmente” possiamo tradurlo anche nella formula “Ma chi te lo ha fatto fare”, magari mettendoci anche il punto di domanda. Perché un titolo di tal fatta rivela subito una visione scettica delle possibilità che quanto questo libro contiene, elabora, argomenta suggerisce, possa davvero trovare “manager, pensatori atipici o liberi pensatori” con la voglia di meditare su queste meditazioni trascendentali (che, come l’autore stesso si premura di avvertire, di trascendentale non hanno proprio nulla), e ricavarne qualche utile insegnamento da “spendere”, come si dice oggi con un verbo urticante e stridulo, nel mondo dell’impresa, della scuola, dei rapporti professionali, e direi dell’etica, cioè della vita pubblica. Scetticismo o meno, tuttavia un libro contiene idee, pensieri, valutazioni, giudizi, proposte, e qualche seme finisce sempre per trovare, primo o poi, un margine di terreno fertile dove germogliare, magari contro le stesse aspettative del suo autore.                            
Ho detto che si tratta di un libro a ventaglio nel senso che i temi messi a fuoco sono numerosi e tutti meriterebbero di essere discussi, perché ci riguardano direttamente. Sia quelli che hanno attinenza con la scuola e l’istruzione, sia quelli che attengono ai privilegi, al clientelismo, all’incompetenza gestionale, al pressappochismo o a quella consolidata mitologia che afferisce al mondo della musica e dell’arte. Si sarà capito che di carne al fuoco ce n’è molta, tutta bella gustosa, anche perché Di Stefano non fa sconti a nessuno e la sua penna tagliente e ironica, distribuisce fendenti in tutte le direzioni con la dovuta energia. Per inciso: se qualche personaggio milanese e no, si riconoscerà in Farabrutto Cacaglio, Marco Antonio Di Pippo, Putifarre Sindacò, o nel Ciofeca, macchiette e intrallazzatori dalle dubbie qualità umane e professionali, ebbene, è proprio a lui che l’autore ha pensato, anche se l’epoca e i tempi li ha resi paradigmatici di una vasta antropologia contemporanea. 
                                               
La Galleria di notte
  

Il libro di Di Stefano è serio e divertente nello stesso tempo. Si apre con un gustosissimo Glossario rigidamente disposto in ordine alfabetico dalla A alla V, (la Zeta non è contemplata) comprendente varie voci, di cui almeno un paio è d’uopo qui riportare.   
Frac: “Abito da cerimonia, complicato a portarsi. In versione classica, rigidamente nero. Carattere distintivo, la presenza di due code che si prolungano fin nei pressi del polpaccio. Serve per darsi importanza e per rendere grandi le cose, anche le più minuscole”. Da Frac ecco derivare la Fraccologia che apprendiamo essere lo “studio dell’influenza del frac sul valore delle cerimonie e delle manifestazioni artistiche in genere e musicali in particolare”. E da qui siamo subito rimandati al capitolo sulla “Grande Musica”, nel quale vengono sfatati riti, miti, credenze e luoghi comuni di questa forma estetica. Alla voce Pubblico leggiamo: “Tutto quanto non ci riguarda personalmente e direttamente. Meglio, tutto ciò che non ci riguarda proprio”.          
Da quanto qui acclarato, discendono la degenerazione gestionale, l’uso “improprio” delle risorse, l’indifferenza al bene comune, l’atteggiamento rapinoso, l’incuria, l’arraffare, lo spregio, il degrado etico e quant’altro la gestione della cosa pubblica in ogni settore, ci mette ogni giorno sotto gli occhi in termini di cronaca giudiziaria e di disonore. Ma i capitoli affrontano dissertazioni in cui non sono trascurate la Spannometria e la Nasometria; la Cognazione e il Nepotismo; e sulla sociologia della parentela non manca, ovviamente, un “fattore suocera” con annessi e connessi, e si dà addirittura conto dell’esistenza di una Scuola Superiore di Parentologia, con le relative ricadute socio-politiche.   
     
Una veduta della Galleria
                                                                                             
Troppi i temi per poterne dare un’esaustiva catalogazione e vi conviene affrontare direttamente il rigoroso, organizzato discettare di Di Stefano. Quel che posso segnalarvi è che il libro prende le mosse dal Salotto di Milano, la magnifica, sontuosa Galleria che l’architetto Giuseppe Mengoni ha costruito per noi (e sia memoria imperitura per lui, per chi l’ha voluta e per chi l’ha finanziata), e si avvale delle voci narranti di una serie di conchiglie che sul pavimento della Galleria hanno dimora da tempo immemore e che l’occhio di falco di Di Stefano ha scoperto per noi, fotografate e riprodotte nel libro (a me che non le avevo mai notate nell’andirivieni caotico di piedi e corpi, le ha pazientemente indicate). E si avvale inoltre della voce in controcanto dell’architetto Alessandra che, come ormai Di Stefano ci ha abituati nei suoi scritti, è diventata per lui una sorta di guida virgiliana. Io che gli sono amico, ne conosco la profonda, dolorosa, ragione.

Paolo Di Stefano
Machetisaltinmente
Edizioni Tigulliana, 2016
Pagg. 134 € 15,00

[Il libro può essere anche richiesto alla nostra Redazione]