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giovedì 20 ottobre 2016

OPINIONI A CONFRONTO
Se del buono c’è nella riforma Costituzionale,
è nell’articolo 117.
di Paolo M. Di Stefano



Cito testualmente da ODISSEA del 19 ottobre
“All’interno del testo della riforma c’è un articolo che i renziani tendono a tenere nascosto, ad ignorare, a far finta che non esista: è il numero 117. Dalle parti del PD si tende a minimizzare l’importanza di questo passaggio della riforma, perché ciò che c’è scritto potrebbe significare la definitiva perdita della nostra sovranità nazionale: “La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea e dagli obblighi internazionali.”. In pratica, se passano i SI al referendum, all’indomani del voto dentro la nostra Costituzione ci sarà scritto che l’Italia dovrà eseguire gli ordini di Bruxelles.”
Mi sembra si possa tranquillamente parlare di un autogoal clamoroso: i sostenitori del NO hanno dato un’ottima ragione per votare SI ad un qualcosa sostanzialmente tutt’altro che chiaro, quale è il merito di questo referendum.
Il legiferare, oltre che nel rispetto della Costituzione, in quello dei vincoli derivanti dagli obblighi internazionali a me sembra cosa ovvia e attuata da sempre, dal momento che “gli obblighi internazionali” hanno origine nei trattati e dunque in accordi tra Stati, oltre che in regole di buon vicinato conosciute e rispettate da tutti.
Per quanto riguarda “i limiti derivanti dall’ordinamento dell’Unione Europea”, è cosa altrettanto ovvia, null’altro essendo l’Unione Europea che una unione di Stati costruita su accordi anche formalizzati in trattati, oltre che su regole di buon vicinato, e dunque su regole giuridiche e di opportunità.
E’ importante che la Costituzione si esprima come nell’articolo in esame soprattutto perché si tratta di un modo per affermare che l’Unione è un unicum e che la legislazione deve essere in grado di formare la cultura dei cittadini, della gente, nell’ottica di una sempre più profonda e salda consapevolezza che nell’unione, insieme, meglio si soddisfano i bisogni di tutti e che una Unione strutturata in modo corretto e dunque efficiente deve avere un punto di riferimento e di guida. E questo non può che essere costituito da una cessione di sovranità, come è accaduto in tutti quegli Stati che si sono costruiti superando le divisioni tra le regioni, per esempio.