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martedì 30 maggio 2017

DUE GIUGNO PATRIOTTICO
DUE GIUGNO RIVOLUZIONARIO


L’«ordine» del G7 è quello Nato
di Manlio Dinucci


«Un ordine internazionale basato sulle regole, che promuova la pace tra le nazioni, salvaguardi la sovranità, l’integrità territoriale e l’indipendenza politica di tutti gli stati e assicuri la protezione dei diritti umani»: questo dicono di volere i leader del G7 svoltosi a Taormina, accanto alla base di Sigonella, centro strategico nel Mediterraneo per le guerre e operazioni coperte Usa/Nato che hanno demolito lo stato libico e cercato di fare lo stesso in Siria, accrescendo il tragico esodo di migranti dei cui diritti umani il G7 si dice preoccupato.  Le dichiarazioni ricalcano quelle del Summit Nato di Bruxelles: il G7 è formato dai sei maggiori paesi Nato più il Giappone, principale alleato Usa/Nato in Asia. Non mancano le divergenze economiche e politiche, camuffate da posizioni divergenti su clima e migranti.
Al Summit Nato Trump ha irritato la Merkel e altri,  ricordando che «gli Usa spendono per la difesa più di tutti gli altri paesi Nato messi assieme». Ha chiesto con tono perentorio che tutti gli alleati mantengano l’impegno, assunto nel 2014 col presidente Obama, di destinare al militare almeno il 2% del pil. Finora, oltre agli Usa, solo Grecia, Estonia, Gran Bretagna e Polonia hanno superato tale soglia.
L’Italia, calcola il Sipri, spende per il militare l’1,55% del pil, ossia circa 70 milioni di euro al giorno. Salendo al livello della Grecia (2,36%, nonostante la crisi economica), spenderebbe oltre 100 milioni al giorno; salendo a quello degli Usa (3,61%), spenderebbe oltre 160 milioni di euro al giorno. Il 2%, insiste Trump, è ormai insufficente per i crescenti impegni della Alleanza.
Il Summit di Bruxelles ha annunciato che la Nato entra nella «Coalizione globale per sconfiggere l’Isis» (sotto  comando  Usa come la Nato), di cui sono già membri i 28 paesi dell’Alleanza. La Nato fornirà aerei radar Awacs e forze speciali per operazioni che, con la motivazione di combattere l’Isis (in realtà funzionale alla strategia Usa/Nato di demolizione degli stati), mirano a penetrare in Siria per smembrarne il territorio e accerchiare l’Iran. Il Summit ha anche annunciato un aumento delle truppe Nato in Afghanistan, oggi ammontanti a 13 mila uomini.
In Europa la Nato continua la sua espansione ad Est: entra come 29° membro, già invitato al Summit, il Montenegro che, nonostante le piccole dimensioni, è importante per la sua posizione geostrategica e per i suoi bunker, in cui la Nato dislocherà enormi quantità di armi, probabilmente anche nucleari, e cacciabombardieri.  La Nato – ha dichiarato al Summit il segretario generale Stoltenberg – «deve reagire», poiché ha di fronte una «Russia che usa la forza militare per cambiare i confini in Europa con le sue azioni aggressive contro l’Ucraina, annettendo illegalmente la Crimea e continuando a destabilizzare l’Ucraina orientale». Scavalcando lo stesso Trump, che ha parlato in generale di «minacce provenienti dalla Russia ai confini orientali della Nato», il Summit ha rilanciato l’accusa alla Russia di voler cambiare i confini dell’Europa con un uso aggressivo della forza militare. Accusa che rinnova quella della vecchia guerra fredda, prospettando lo scenario dei carri armati russi che invadono l’Europa.

La promessa elettorale di Trump di voler aprire un negoziato con Mosca si infrange sul muro, invisibile ma possente, di quei circoli dominanti statunitensi ed europei che, puntando su una nuova guerra fredda, bloccano ogni trattativa con Mosca minacciando lo stesso Trump di impeachment  con l’accusa di connivenza col nemico.  L’ombra della sconfitta Clinton perseguita Trump, sedendo come convitato di pietra al Summit Nato e al G7.  
Gentiloni approva il CETA in silenzio stampa
di Guido Rossi      

L’ultimo consiglio dei ministri ha approvato ddl di ratifica del trattato di libero scambio con il Canada, un provvedimento dalle nefaste ripercussioni di cui nessuno dei grandi e piccoli media nazionali ha dato notizia.


È arrivato il CETA, ma non ditelo in giro. Il governo ha approvato il disegno di legge per la sua ratifica ed attuazione, ossia per l’accordo economico e commerciale tra l’Unione europea e il Canada. Ma piano – per favore! – non strillatelo. Eh già, perché il temuto trattato, firmato lo scorso 30 ottobre a Bruxelles e ratificato dal parlamento europeo questo febbraio sta per approdare al parlamento italiano per seguire l’iter legislativo ed essere votato. Chi lo dice? Il consiglio dei ministri che si è riunito mercoledì sera in fretta e furia e senza neanche un minuto di preavviso; quel cdm di cui i rappresentanti solitamente si affrettano a propagandare i risultati e per il quale invece non è stata convocata neanche l’ombra di una conferenza stampa. E come mai, c’è da chiedersi, neanche il più ridicolo e scarso dei media (provare per credere? Fatevi un giro su google) ha dato questa notizia di epocale importanza? Perché è meglio farlo passare in sordina, o perché forse questo “gran valore” economico non lo ha? Per entrambi i motivi.
Scopo dell’Accordo – si legge nel comunicato del governo – “è stabilire relazioni economiche avanzate e privilegiate, fondate su valori e interessi comuni, con un partner strategico”. Si creano nuove opportunità per il commercio e gli investimenti tra le due sponde dell’Atlantico – si legge ancora – “grazie a un migliore accesso al mercato per le merci e i servizi e a norme rafforzate in materia di scambi commerciali per gli operatori economici”. Accidenti, che grande occasione, addirittura la sola Italia potrebbe beneficiare in termini di maggiori esportazioni verso il Canada “per circa 7,3 miliardi di dollari canadesi”. Ripetiamolo insieme: sette miliardi. Per avere un’idea, l’IMU che noi italiani abbiamo pagato sui nostri immobili, nel solo 2016, è costata 10 miliardi di euro; circa la stessa cifra è stata spesa dal governo Renzi per pagare i famigerati “80 euro”. Il governo Gentiloni ha recentemente “salvato” il sistema bancario creando con estrema facilità un fondo da 20 miliardi di euro. Di esempi se ne potrebbero fare a bizzeffe, ma il concetto è chiaro: questo accordo economicamente non vale la carta su cui è stampato, e il problema maggiore è che a fronte di un così ridicolo guadagno – nemmeno sicuro, considerato che si tratta di stime – stiamo per svendere completamente la nostra nazione, e non è un esagerazione. Perché ciò che più fa male è che i nostri governanti si affrettino a specificare come l’accordo “garantirà comunque espressamente il diritto dei governi di legiferare nel settore delle politiche pubbliche, salvaguardando i servizi pubblici (approvvigionamento idrico, sanità, servizi sociali, istruzione) e dando la facoltà agli Stati membri di decidere quali servizi desiderano mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Peccato che la cosa, oltre a suonare palesemente come una “escusatio non petita”, è oltremodo falsa.
Spieghiamoci. E’ vero che “espressamente” il testo del Ceta – nelle sue premesse – “riconosce” agli Stati membri il diritto di prendere autonome decisioni in materie di interesse pubblico come appunto la sanità e il resto, ma in maniera altrettanto precisa descrive il funzionamento del “dispute settlement”, ossia di un arbitrato internazionale cui una “parte” (che può essere uno Stato ma anche un’azienda che opera sul suo territorio) può fare ricorso in caso sia in disaccordo con decisioni prese da altre parti. Tradotto, un’altra nazione o peggio una semplice società, spesso multinazionale, può impugnare una decisione di uno Stato anche quando adottata “nel diritto di legiferare nel settore delle politiche pubbliche”, qualora questa vada a “discriminare” il business dell’azienda. Il funzionamento di questo “tribunale privato” fa diretto richiamo al DSS, identico strumento previsto dall’Organizzazione Mondiale del commercio (o “WTO”, accordo simile al Ceta ma su scala globale). Quest’ultimo prevede la selezione di un “panel” di giudici, composto da esperti provenienti solitamente dal mondo della consulenza privata (esatto, delle multinazionali) o da atenei altrettanto privati. Il panel redige un rapporto contenente la propria opinione circa l’esistenza o meno di un’infrazione alle regole del WTO.
Esso non ha la forza legale di una vera e propria sentenza eppure la procedura di appello ha una durata massima prevista in novanta giorni, e la sentenza, dopo l’approvazione, è definitiva. Sintetizzando: l’Organizzazione Mondiale del Commercio (cui l’Europa e l’Italia hanno aderito da più di vent’anni, nel 1995) ha fini prettamente economici e finanziari; gli Stati, si dice, sono sovrani, eppure i principi che regolano gli scambi internazionali sono al di sopra delle leggi nazionali, ed internazionali; in caso di controversie, le parti (non gli Stati in realtà, quanto le società multinazionali “discriminate”) possono rivolgersi al WTO e chiedere se sia giusto o meno non applicare il suo regolamento; il WTO, privato e- sicuramente -imparzialissimo, emette la sentenza, che, per carità, non ha forza legale vera e propria (non essendo un vero tribunale), però è ad ogni modo inappellabile e definitiva. Democraticamente. E quel che è previsto per il Wto vale per il CETA. Il tribunale del WTO è stato mai adito per questioni sugli scambi internazionali? Oh sì! Solo gli Stati Uniti sono stati coinvolti in più di 95 casi contro società private, e di questi processi gli USA, in qualità di nazione, ne ha persi 38 e vinti appena 9. Gli altri o sono stati risolti tramite negoziazioni preliminari oppure sono ancora in dibattimento. In circa 20 casi il Panel addirittura non è mai stato formato, e la maggior parte dei processi che hanno perso riguarda livelli di standard ambientale, misure di sicurezza, tasse e agricoltura.
Questo panegirico forse può risultare oscuro pertanto è utile fare una semplificazione: lo Stato italiano, al contrario di quanto dice il governo Gentiloni, non può decidere autonomamente alcunché, prima di tutto perché fa parte dell’Unione europea e ha siglato accordi comunitari come il Patto di stabilità e il fiscal compact, oltre a far parte di un’unione monetaria, quindi di partenza non ha alcun potere decisionale in termini di politiche monetarie, fiscali, economiche e sociali. Secondo poi, pur godesse di una simile sovranità, comunque rischierebbe di trovarsi contro cause miliardarie– private –e di perderle, con tanti saluti al “potere politico”. Quel che allora il misero comunicato stampa del consiglio dei ministri dice in parte è vero, ossia che il governo può “decidere quali servizi mantenere universali e pubblici e se sovvenzionarli o privatizzarli in futuro”. Scopo dell’accordo è infatti di liberalizzare completamente qualsivoglia tipo di merce o servizio, inclusi quelli che teoricamente uno Stato soltanto dovrebbe garantire, e che invece già stanno finendo in mano ai privati (cliniche sanitarie, scuole, ecc. ecc.), in un mondo che sempre più sarà alla portata di poche persone e tasche. Ed ecco che la nostra carta Costituzionale si trasforma in carta igienica.
Quanto alle “potenzialità” di esportazione la nostra bella Penisola, da sempre caratterizzata da una grande vocazione all’export, già da tempo ha incrementato la vendita dei propri beni all’estero. Siamo più competitivi? Facciamo cose migliori? Ne più ne meno come prima, semplicemente gli italiani non hanno più una lira (i consumi domestici sono drasticamente calati, grazie a politiche iniziate da Mario Monti che in una celebre intervista ammise di “distruggere la domanda interna”) e quindi le imprese (quelle che non hanno chiuso) si sono arrangiante puntando ancor più sui mercati forestieri; solo pochi giorni fa l’Istat ha registrato nei suoi dati la “morte” della classe media italiana. Nel frattempo, visto che le merci di qualità come quelle nostrane non ce le possiamo permettere, nei nostri negozi arrivano tonnellate di merce a basso costo ma di pessima qualità che viene assoggettata a controlli scarsi o addirittura nulli, poiché già siamo in un’unione di libero scambio, l’Unione europea, che stiamo per estendere al Canada. Inutile dire che simili politiche danneggiano direttamente le nostre imprese, dunque il lavoro e in generale il benessere del nostro popolo. Tutto questo per – forse – sette miseri miliardi. Neanche i 30 denari di Giuda.

lunedì 29 maggio 2017

MOBILITARSI CONTRO LA GUERRA


Viviamo, nell’area Pisa-Livorno, in una delle zone più militarizzate d’Italia.
Sul nostro territorio vi sono: Camp Darby, la base logistica dell’Esercito Usa che rifornisce le forze terrestri e aeree statunitensi nell’area mediterranea, africana, mediorientale e oltre. Nei suoi 125 bunker vi è l’intero equipaggiamento e munizionamento di due battaglioni corazzati e due di fanteria meccanizzata. Vi sono stoccate anche enormi quantità di bombe e missili per aerei. Non si esclude che tra queste possano esservi anche bombe nucleari. Da qui sono partite le bombe usate nelle guerre Usa/Nato contro l’Iraq, la Jugoslavia e la Libia. Il porto di Livorno, collegato a Camp Darby dal Canale dei Navicelli recentemente allargato per permettere il transito di maggiori carichi di armi. Esse vengono inviate in Medioriente – per le guerre in Siria, Iraq e Yemen – per mezzo di grandi navi statunitensi che fanno scalo ogni mese a Livorno. Quello di Livorno è porto nucleare, dove possono approdare unità militari a propulsione nucleare e anche recanti armi nucleari a bordo. L’Hub aereo nazionale delle forze armate, nell’aeroporto militare di Pisa, da cui transitano gli uomini e i mezzi per le missioni militari all’estero. Questo aeroporto, che prima aveva un ruolo tattico circoscritto al territorio nazionale, ha assunto un ruolo strategico, proiettato nei teatri operativi fuori dal territorio nazionale. Dall’Hub nazionale di Pisa transitano anche materiali militari della limitrofa base di Camp Darby.
Il Comando delle forze speciali dell’esercito (Comfose), il primo del suo genere in Italia, costituito alla caserma Gamerra di Pisa, sede del Centro addestramento paracadutismo. Attraverso l’Hub aereo nazionale, i commandos delle forze speciali e i loro armamenti vengono inviati nei vari teatri bellici per operazioni segrete, condotte con forze speciali Usa/Nato. Queste e altre attività militari, che si svolgono sul nostro territorio, violano il principio fondamentale della nostra Costituzione: L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali (Art. 11); ci espongono al crescente pericolo di essere oggetto di ritorsioni da parte di chi è esposto ad attacchi con armi e forze provenienti dal nostro territorio; contribuiscono all’aumento della spesa militare, che oggi supera in media i 70 milioni di euro al giorno, pagati con denaro pubblico, ed è destinata a crescere ulteriormente a scapito delle spese sociali per il lavoro, la sanità e la scuola.
La lotta contro la guerra, che ci danneggia e minaccia sempre più, deve partire dalla lotta per la smilitarizzazione del nostro territorio. Per questo lanciamo la Campagna Territoriale di Resistenza alla Guerra, invitando chiunque sia consapevole della sua necessità a farne parte attiva.
GRUPPO PROMOTORE (primi partecipanti):
Giovanni Altini, Mohamed Ambrosini, Ciccio Auletta, Luisella Bachini,
Guglielmina Bertolucci, Alessandro Bocchero, Giovanni Bruno,
Ettore Bucci, Franco Busoni, Franco Dinelli, Manlio Dinucci,
Federico Giusti, Barbara La Comba, Andrea Luigi Mazzola,
Giovanni Mostardi, Giovanna Pagani, Antonio Piro
CONTATTI
comitatoterritorialenoguerra@inventati.org
https://www.facebook.com/Campagna-Territoriale-di-Resistenza-alla-Guerra-Area-PisaLivorno-
1553518498032252/?fref=ts
https://www.facebook.com/Rete-Civica-Livornese-contro-la-Nuova-Normalità-della-Guerra-
279033179134699/?fref=ts
LA PACE COME PRIORITÀ  ASSOLUTA
di Franco Astengo

La drammaticità della situazione internazionale impone la pace come priorità assoluta nell’impegno politico e culturale, come del resto accade sempre nella storia e senza bisogno di eccessive analisi di dettaglio in quest’occasione, tanto sono evidenti i pericoli che si stanno correndo. Colpisce, invece, una sorta di inanità delle forze politiche della sinistra, in Italia come in Occidente, su questo tema. Inanità che pare impedire due sviluppi di azione politica che, invece, risulterebbero quanto mai necessari:
1)Dimostrare immediatamente la contrarietà a qualsiasi ipotesi bellica contestando, attraverso grandi manifestazioni da svolgersi nelle più importanti capitali, il quadro così come si sta delineando. Manifestazione che abbiamo appunto al loro centro lo slogan della “Pace come priorità assoluta”;
2) Recuperare, attraverso il tema della pace, un terreno di azione comune tra le diverse forze politiche di sinistra, sia quelle ancora legate all’eredità del socialismo, sia quelle legate all’eredità del comunismo (in particolare di quello italiano) sia di espressione dei nuovi movimenti sorti negli ultimi decenni. Si tratta di formare nuovi collegamenti e nuove coalizioni a livello internazionale (un vero e proprio ritorno all’internazionalismo della pace, che ebbe un grande ruolo nei decenni passati).Nella stessa campagna elettorale francese questo tema non sembra essere affrontato con il vigore e la chiarezza necessaria. Forse perché la candidatura di Malenchon sovrasta ormai il ruolo dei partiti (come scrive lo stesso “Monde diplomatique”) e l’impegno sembra essere rivolto a un populismo sub-nazionalista. Tanto è vero che l’obiettivo principale sembra essere quello di sottrarre voti a una declinante Le Pen. E’ evidente che non siano sufficienti gli attuali collegamenti internazionali e in particolare il Partito della Sinistra Europea che pure andrebbe stimolato nel senso che si è cercato di indicare. Ci troviamo sull’orlo del baratro e la situazione delle forze di pace è molto simile (a proposito di “arretramento storico”) a quella nella quale si trovarono le minoranze socialiste in Europa all’epoca delle conferenze di Zimmerwald e Kienthal nel corso della prima guerra mondiale. E’ necessario recuperare la stessa lucidità e coraggio di allora.
LA PIETANZA GOLOSA DEGLI SCALI FERROVIARI
TUTTI I NUMERI VERI (o quasi)  
di Luigi Caroli


Caro lettore,
allego il mio intervento al Convegno sugli SCALI promosso da Michela Corallo presso lo spazio CHIAMAMILANO di via Laghetto 2. Spazio che MILLY MORATTI mette a disposizione dei cittadini dal 2002.
F.S. Sistemi Urbani, società posseduta totalmente dallo Stato, è “formalmente”padrona di 1.250.000 mq. di terreno “non edificabile”. Terreno che è stato donato dai milanesi varie decine d’anni orsono perché F.S. provvedesse al trasporto su binario di persone e, soprattutto, di merci. Negli anni sono diminuiti i passeggeri e sono quasi scomparse le merci.
Se non fossimo a Milano quei terreni varrebbero ZERO. Anzi, meno di zero, perché soggetti ad oneri di custodia e di manutenzione e perché bisognosi di bonifiche.
Credo che pochi di voi sappiano quale valore attribuisca nel suo bilancio F.S. Sistemi Urbani a questi terreni.
Chi lo sa alzi la mano ma taccia (in tre hanno alzato la mano).
Chi non lo sa provi a indovinare (nessuno ha provato).
1.250.000 mq. sono a bilancio per 220 milioni (corrisponde a un valore di 175 euro/mq.). Vi assicuro che non è poco:
a) A quel prezzo ho acquistato 2300 mq. di terreno (con una vecchia cascina) fra le ville del più grazioso e ordinato Comune (7 km da Bergamo e 6 km dall’aeroporto di Orio al Serio) della bergamasca. Potrei costruire (ma non ho i soldi per farlo perché sono troppo vecchio per ottenere il fido dalle banche) 1500 mq. di SLP ed ottenere 1800 mq. di superficie commerciale.
b) Citylife ha pagato 200 euro/mq. al Comune di Milano per un pezzetto di terreno di cui aveva bisogno. Aveva pagato 8 volte tanto all’ENTE FIERA. Mi permetto di ricordare che anche quelli erano soldi dei milanesi. Come i dirigenti dell’ENTE li abbiano amministrati è stato evidenziato dai diffusi e recenti arresti. Senza il consenso del Comune quei terreni valgono zero.
Perché F.S. Sistemi Urbani si permette di ricattare – auspice il farabutto toscano – i CONSIGLIERI COMUNALI pretendendo la firma di un ACCORDO DI PROGRAMMA che non porterebbe il benché minimo vantaggio ai milanesi? I consiglieri eletti dai milanesi DEVONO fare gli interessi dei milanesi. Il “nuovo” accordo l’assessore MARAN vorrebbe partorirlo entro la fine di luglio 2017 ma la maternità è di DAMANERA. Questo accordo è fratello – quasi gemello – di quello abortito in Consiglio Comunale nella primavera 2016, tenuto per una settimana in sala rianimazione da RE TRAVICELLO e poi affossato. I cittadini non sono stati “veramente” informati. Non bastano, a questo scopo, i RENDERING fatti preparare da F.S. Sistemi Urbani con l’ausilio di 5 ARCHISTAR (di cui due italiani). Come tutti i rendering – che hanno sempre scopo commerciale – sono ingannevoli e, come ha dichiarato un valente e informato cittadino presente a questa riunione, uno è INATTUABILE! MARAN HA SOLO FINTO DI INFORMARE.
Perché Maran ha tanta fretta? Teme forse che il farabutto toscano venga defenestrato?
Gliel’ho chiesto a dicembre in Sala Alessi. Non ha risposto.
Come ho già raccontato ai miei lettori, il 19 luglio 2016 – nello studio Battisti – gli chiesi se era stato eletto per fare gli interessi dei milanesi o se lavorasse per F.S.
Conoscete tutti il proverbio: LA GATTA FRETTOLOSA PARTORISCE I MICINI CIECHI.
DAMANERA esige consiglieri comunali ciechi. Ma siete voi che dovete indignarvi e gridare. Io lo faccio normalmente. Questo accordo non s’ha da fare! Né in luglio, né in settembre, né mai. Sarebbe un disastro per i milanesi e la morte in fasce della Città Metropolitana. Non si può lasciar fare a una SOCIETA’ NATA PER SPECULARE quello che vuole(se ne sbatterà delle linee guida approvate quasi all’unanimità dal Consiglio Comunale) in zone così importanti di Milano.
METTIAMOLI SUL BINARIO MORTO.
F.S. Sistemi Urbani ha come oggetto sociale la valorizzazione dei beni posseduti da F.S. ottenuta anche speculando e quotandosi in Borsa. Gli azionisti privati faranno poi i loro comodi.
Ricordate quanto vi dico: una volta firmato questo accordo nessuna decisione del Consiglio Comunale, o del Sindaco, o della Giunta potrebbe impedire agli azionisti privati di fare quello che vogliono. Nell’accordo sono sicuramente nascoste pillole avvelenate. Basta vedere i commercianti che stanno chiudendo perché si è scelto di fare la M4 con il sistema previsto dalla società AMICA DI MARAN e soprattutto del suo mentore, salvato dalla prescrizione.
Passo ai numeri (se vorrai precisare qualcosa ne terrò conto e correggerò la prossima edizione che ti prego di diffondere) : i milanesi dovranno essere informati:
l’accordo di programma prevede l’edificazione di 650 mila mq. (come SLP-superficie lorda di pavimento). Corrisponde – considerando anche la “premialità” per un “risparmio energetico”(che ormai tutti prevedono) a una superficie commerciale – cioè vendibile – di 870 mila mq.
Per 650 mila mq. di SLP il Comune incasserebbe 130 milioni(oneri di urbanizzazione e costruzione).
Il costo per costruire 870 mila mq. di superficie commerciale è (costo 880 euro/mq) uguale a 760 milioni.
RIEPILOGO COSTI (in milioni):
220 VALORE BILANCIO DEI TERRENI
50 COSTO BONIFICA (poi – mentendo – direbbero di averne spesi 160)
130 ONERI DOVUTI AL COMUNE
50 ADEGUAMENTO STAZIONI (promesso nell’accordo – con centri commerciali senza posti a sedere gratis per i viaggiatori in attesa)
760 COSTO PER COSTRUZIONE
50 PROGETTO E DIREZIONE LAVORI
30 ONERI FINANZIARI
80 COSTI COMMERCIALI ATIPICI (spiegherò più avanti cosa sono)
1370 COSTO TOTALE
Ipotizzando un prezzo medio di vendita di 2.770 euro/mq. l’incasso prevedibile è 2410 milioni.
Donati 40 milioni al nuovo CARDINALE – per grazia ricevuta – da impiegare per la manutenzione delle chiese e la costruzione di un paio di nuove, l’utile lordo di F.S Sistemi Urbani sarebbe di UN MILIARDO tondo tondo.
Vi chiedo e vi prego di trasferire il quesito ai consiglieri comunali che contatterete:
“PERCHE’ IL COMUNE-CON UN INDENNIZZO DI 195 MILIONI (25 milioni saranno il contributo del 50% all’esecuzione dovuta delle bonifiche)- NON ESPROPRIA PER PUBBLICA UTILITA’ (mentre F.S. Sistemi Urbani è una società fondata per speculare ed era pronta nel maggio 2016 a quotarsi in Borsa) TUTTI I TERRENI DEGLI SCALI?
Perché non si è più quotata dopo la doppia bocciatura del Consiglio Comunale?
Non è obbligatorio che gli espropri vengano fatti tutti insieme. Prima il Comune dovrà fare un accurato progetto generale (ingegneri e architetti comunali verranno coadiuvati da studi di architettura scelti con bandi “veri”).
Si procederà per gradi per realizzare il tutto in dieci/dodici anni.
Si considereranno naturalmente le “nuove” strade, il rifacimento delle fognature, le nuove linee elettriche, le nuove tubazioni dell’acquedotto, la sistemazione del verde, gli spazi comunali e quelli dei servizi sociali…eccetera.
Notate bene che quasi tutte queste cose il Comune dovrebbe farle comunque!
A fronte di un incasso di soli 130 milioni.
IL NOCCIOLO DELLA MIA PROPOSTA
Invece di 870 mila mq. se ne possono costruire 670 mila (aumentando lo spazio destinato al verde fruibile da tutti – non quello sfoggiato dei balconi della famosa ARCHISTAR).
Invece di regalare UN MILIARDO a una società che sembra non averne bisogno dal momento che fa acquisti a destra e a manca (in Italia e all’estero) si potrebbe alleviare uno dei maggiori problemi della città. Si possono dedicare 280 mila mq. di superficie commerciale a “CASE POPOLARI” e a “CASE PER GLI STUDENTI”.
Basta con l’housing sociale dove l’inglese serve agli intrallazzi della finanza! Parliamo italiano e manteniamo le promesse.
Sono 4800 alloggi di cui 800 serviranno ad ospitare – con canoni d’affitto moderati – 3200 studenti.
Sto per dimostrare che, se i responsabili non ruberanno, CI SARANNO I SOLDI PER FARE TUTTO. Come? Vendendo 390 mila mq. commerciali (circa 3800 appartamenti) a un prezzo medio onesto: 2850 euro/mq. in classe A, con costi di gestione accettabili.
INCASSO: 1112 milioni.
IL DETTAGLIO DEI COSTI PER IL COMUNE (in milioni)
 590 COSTO COSTRUZIONE (670 mila x 880)
 25 BONIFICA (altri 25 sono a carico di F.S. – contributo del 50%)
 190 STRADE, VERDE, RETI E SPAZI COMUNI
 42 PROGETTI ESECUTIVI (assegnati con regolari gare tra architetti)
 45 ONERI FINANZIARI
 220 INDENNIZZO (195 versati più 25 contributo per bonifica)
1112 COSTO TOTALE
Se per la terza voce ci vorrà (quasi certamente) un importo maggiore si chiederà un contributo al VATICANO, alle BANCHE resuscitate e ai MILANESI BENESTANTI (sono certo che saranno generosi). Decisivo sarà l’entusiasmo delle persone oneste. Diversi ingegneri e architetti pensionati collaboreranno gratis.
Luigi, ma tu pensi che si possa realizzare davvero quanto hai ipotizzato?
Se questo – o qualcosa di simile – non verrà realizzato il motivo è uno solo:
TRE PARTITI E UNA DOZZINA DI LOSCHI PERSONAGGI SONO ANSIOSI DI SPARTIRSI “80 milioni di costi commerciali atipici”.
PREPARIAMOCI A SPERNACCHIARLI.
Scenderemo in piazza se il TRIO NERO obbligherà i consiglieri comunali ad approvare l’accordo.
Stiamo già preparando i ricorsi legali. In Italia e in Europa.
Ing. Luigi Caroli – 24 maggio (anche la data è significativa)
L’approvazione dell’accordo sarebbe la CAPORETTO del PD.
AFORISMI
di Laura Margherita Volante


La strategia di chi prova invidia è di far sentire sbagliato chi è giusto.
L’ambiguità è la strategia dell’essere irresponsabile.
Chi ha la schiena retta ammira senza invidia e servilismo.
Ieri quattro amici al bar per cambiare il mondo. Oggi dopo aver litigato 
se ne vanno ognuno a farsi un selfie…
La solitudine dei coraggiosi cammina alla ricerca di vicoli giusti e non cerca di svicolare…
Falcone: “Gli uomini passano, restano le loro idee…”. Oggi dopo venticinque anni 
le idee stanno camminando su deboli gambe prive di ideali e di tensioni morali.
Corrispondenza d’amorosi sensi… Ieri i morti parlano ai vivi di idee. 
Oggi i vivi parlano solo di morti senza idee…
Resilienza? Qualità di chi è forte per forza, perché talmente solo non ha altra scelta.
La delegittimazione altrui è la peggior forma di crimine vile e silenzioso.
Le persone oneste pagano il loro essere perbene con la solitudine: sono uno scandalo per gli stolti 
che li abbandonano e che da vili li onorano da morti con un bel funerale…
Chi vince con disonestà è un perdente secondo natura.
Il denaro è il dio minore di chi ha perso di vista il senso di umanità.
Self control? Nel volere tutto sotto controllo l’uomo perde facilmente il controllo di sé.
Chi ama solo se stesso è alla ricerca di conferma della propria nullità!
Chi ha bisogno di costruire la propria immagine ne ha già distrutto l’anima.
Dignità. Non la perde chi si fida mettendo la propria storia nelle mani altrui, 
ma chi ricevendo tale dono ne fa un libro di pagine stropicciate.
Violenza. L’incubo attraversa l’anima lasciando buchi neri, dalla cui profondità sorge
una luce a largo raggio.
L’emotività è una ballerina che cade per instabilità…        
L’emozione ha con sé un raggio di vibrante commozione.
La diffidenza nega ogni possibilità di conoscenza.
La mente universale non ha problemi di relazione.
Disabile. Il cervello funziona anche per il corpo alla ricerca del limite.
Educazione. Quando si urla arriva l’urlo non il messaggio educativo.
Genuflessioncella? Meglio un poeta o un artista sconosciuto con onore
di chi ottiene successo con vergogna…
L’uniformità sta alla divisa come la diversità sta alla originalità.
Chi uccide un proprio simile è già morto, ha solo spostato l’orologio indietro per sé 
e avanti per la vittima.
Le diverse esperienze sviluppano il linguaggio dell’inconscio che legge l’anima altrui 
al primo sguardo.
L’amore cresce nel ricordo di chi ha dato amore.

venerdì 26 maggio 2017

Ferrara. Casa Ariosto
“Cassola e il disarmo.
La letteratura non basta”.
Ne discuteranno mercoledì 31 maggio alle ore 18
Angelo Gaccione e Roberto Pazzi
Introduce e coordina Federico Migliorati.

La locandina dell'incontro


mercoledì 24 maggio 2017

CORTILI APERTI
di Angelo Gaccione

Milano. Balcone del Palazzo Belgioioso

Queste giornate dei “Cortili Aperti” sono divenute ormai canoniche qui a Milano, un po' come l'apertura di musei, castelli, magioni nobiliari, siti archeologici e beni del patrimonio culturale in genere, in ogni parte d'Italia, visitabili gratuitamente in alcuni periodi dell'anno. Sabato 20 Maggio, a Milano era una calda, magnifica, giornata più che primaverile ed era una di queste “giornate aperte” alla visita dei cortili di alcune tra le più blasonate dimore altoborghesi e nobiliari. Si trattava dei soli cortili per le case abitate, ma per le case museo come ad esempio Bagatti-Valsecchi di via del Gesù, palazzo Morando di via sant'Andrea, o il Poldi Pezzoli di via Manzoni, si potevano vedere, pagando una quota contenuta, palazzi e arredi, ambienti e collezioni. L'area compresa tra quella che oggi viene definita “quadrilatero della moda” (un tempo oramai lontano borgo delle arti e delle cospirazioni), offriva ben 9 possibilità: palazzo Belgioioso, casa Bergamasco, casa Marchetti, casa Del Bono, palazzo Morando, palazzo Borromeo D'Adda, palazzo Anguissola Antona, casa museo Bagatti Valsecchi, palazzo Vidiserti. Alcuni di questi luoghi li conosco a memoria e non so quante volte li ho visitati, di altri ho anche scritto. Le vie che li contengono fanno parte della mia mappa mentale per ovvi motivi e percorrerli è per me sempre una grande emozione. Tra la via Manzoni e la via Montenapoleone questi luoghi mitici hanno sede e hanno una forte presa sulla mia immaginazione. Al numero 8 della via Manzoni è nato lo scrittore Carlo Emilio Gadda nel 1893, come indica la lapide semisbiadita, anche se è morto a Roma dove sono andato a fargli visita molti anni fa, al cimitero acattolico, vicino alla Piramide Cestia di Porta San Paolo. Al numero 29 c'è il Grand'Hotel et de Milan con la suite 105 dove Giuseppe Verdi morì nel 1901 e dove si conserva intatto l'arredo, nella stessa disposizione del fatale, gelido gennaio di quell'anno. Ho avuto la fortuna di poter visitare in privato quelle stanze, qualche tempo fa, grazie alla liberalità della Direzione, di esserne sufficientemente edotto ed infine omaggiato di un raffinato volume stampato da Franco Maria Ricci, che attraverso gli ospiti più illustri racconta un secolo di storia milanese. Avrei voluto presentare il mio libro Milano città narrata edito dalla Meravigli, in uno dei saloni di quest'albergo, ma poi si optò per la Galleria Vittorio Emanule II.

Milano. Cariatidi in via degli Omenoni

Una delle anguste traverse di via Manzoni conduce, attraverso via Morone, alla casa dello scrittore de I promessi sposi, e la cui singolare facciata si apre sulla piazza Belgioioso dove c'è l'omonimo imponente palazzo, ma sulla via Morone ci sono ora Casa Bergamasco (al n. 2) e casa Marchetti (al n. 4). I cortili aperti di questi palazzi, sobriamente neoclassici e dotati di colonne, sono appartenuti a patrizi, a patrioti, a letterati. D'Azeglio che aveva sposato la sfortunata figlia del Manzoni, abitava proprio di fronte alla casa dell'augusto suocero. Un'altra traversa gronda anch'essa di storia e di memorie, la via Bigli. Al numero 21 abitò la contessa Clara Maffei, il cui celebre salotto accoglieva letterati, artisti, musicisti, patrioti, cospiratori. Rivoluzionari che si battevano ardentemente per l'indipendenza della patria dal dominio austriaco. Questo stesso palazzo vide il soggiorno giovanile (dal1894 al 1900) di Albert Einstein, a cui questa città fu sempre cara, e più avanti, al numero 15, visse il poeta Eugenio Montale che vi morì nel 1981. Ma via Bigli è importante perché al numero 10 c'è palazzo Vidiserti, dove il 18 marzo del 1848 i capi dell'insurrezione stabilirono il loro quartier generale, per dare vita a quelle che passeranno alla storia come le
eroiche Cinque Giornate di Milano. L'uscita opposta affaccia sulla via Montenapoleone, oggi dominata dal lusso sfacciato e dalle griffe di stilisti e marchi di ogni genere. Un tempo quei palazzi videro altre temperie ed altri scopi. Al numero 23, quasi a ridosso del quartier generale, c'è la casa in cui visse tra il 1840 e il 1848, il più acuto teorico della rivoluzione, Carlo Cattaneo.

Milano. Lapide commemorativa per Leopardi

Ma oggi chi se lo ricorda più? Le lapidi diventano via via illeggibili e chi entra nei cortili di questi palazzi o percorre queste vie, è più sedotto dalle merci esposte nelle vetrine scintillanti, dal lusso e dalle Ferrari parcheggiate, che centinaia di telefonini immortalano come totem divenuti trionfali, piuttosto che dalle memorie patrie o letterarie. Segno dei tempi. Feticci di una modernità avviata spensieratamente al suo declino.
LIBRI
Uscire dal partito della morte:
la letteratura e l’impegno
di Fabrizio Migliorati
La copertina del libro

Uscito recentemente per i tipi di Tra le righe libri, il carteggio inedito tra Carlo Cassola e l’intellettuale cosentino Angelo Gaccione rappresenta un importante momento di riflessione che si pone la volontà di riaprire il dibattito sulla questione del disarmo, mostrando l’urgenza di un intervento fattuale al riguardo. E proprio questa urgenza è stata al centro della presentazione-discussione di “Cassola e il disarmo. La letteratura non basta. Lettere a Gaccione 1977-1984” che ha avuto luogo venerdì 19 maggio scorso presso la sala Romania al Salone internazionale del libro di Torino. Andrea Giannasi, direttore di Tra le righe libri, ha introdotto l’incontro ponendo l’accento sull’estrema attualità del libro e del dibattito sul disarmo. Se l’Italia, negli ultimi due anni, ha aumentato la produzione, la vendita e la spesa inerenti gli armamenti, in una prospettiva drammatica che vede diminuire sempre di più gli investimenti per la cultura, a  livello internazionale noi assistiamo, tra le altre cose, al posizionamento dei missili e delle portaerei americane al largo delle coste nordcoreane. La situazione, tanto quella nazionale che quella mondiale, si dimostra estremamente critica ed inquietante: non solo le guerre in atto non sembrano volersi fermare, ma stiamo assistendo ad un momento storico particolarmente teso che rischia di aprire nuovi fronti e tragici scontri mortali.

Torino, Salone del Libro
al centro Gaccione, fra Migliorati (a sinistra
e l'editore Giannasi (a destra)

Mai come ora è necessario, ha ricordato giustamente Giannasi, lanciare un dibattito non solo sulla pace, ma sulla riduzione degli armamenti. È seguito l’intervento di Federico Migliorati, curatore, insieme a Gaccione stesso, della pubblicazione e che ha voluto ricordare, in particolar modo, l’uomo Cassola prima che il letterato. L’intervista che Migliorati ha condotto con Gaccione, e che apre l’ampio carteggio, permette al lettore di incontrare un uomo impegnato per la costruzione della “casa della Pace”, una casa aperta a tutti, attraverso la creazione di quello strumento volto a distruggere la tara del militarismo che vide la sua concretizzazione nella “Lega per il disarmo”. Questa Lega doveva completare la missione finale che, come scrisse Cassola in “Storia di una maturazione”, la Resistenza non portò a termine:  ll disarmo della nazione italiana. La Resistenza combatté il fascismo, lo vinse, ma non eliminò le forze armate e non estirpò ciò che giace immediatamente sotto: il nazionalismo. Ecco che questa pubblicazione rappresenta un appello, che è anche una proposta vitale, ai governanti di oggi: un altro mondo, un mondo senza armi è possibile. Ecco la linea di fuga posta in seno a quella metafora con la quale Cassola illustrò la situazione dell’epoca, quella di una Guerra Fredda sempre sul punto di esplodere: i due scorpioni chiusi in una bottiglia. Questi due insetti, identificazione dei due grandi blocchi contrapposti degli Stati Uniti e dell’URSS, per quanto timorosi l’uno dell’altro, sono per loro natura portati a intraprendere uno scontro che non può che essere mortale. 

Federico Migliorati durante il suo intervento

Ecco che la situazione mondiale non può solamente essere osservata dalla torre eburnea nella quale l’artista si richiude, ma è necessario uscire dal luogo sicuro dal quale osservare la catastrofe e scendere in campo, impegnandosi direttamente nel lavorio quotidiano per un mondo migliore: no, la letteratura non basta. L’uscita del volume “Cassola e il disarmo” non è casuale ma cade nel centenario della nascita dello scrittore romano. La pubblicazione, che ha avuto grande eco su tutta la stampa nazionale, mostra tutta l’attualità della lezione morale dell’autore de “La ragazza di Bube”. 
Il disarmo non è una questione datata e sorpassata, ma è ancora un’emergenza che richiede un ampio dibattito che non deve essere solamente intellettuale. Se lo sforzo di Cassola, come ha ricordato Angelo Gaccione nel suo intervento, attraversò tutta la sua opera fino ad oltrepassarla, con la creazione della Lega per il disarmo, questa sua poetica impegnata fu un grido di allarme e di condanna verso ciò che la scienza ha fatto nel Novecento: consegnare ai governanti la possibilità di annullare l’esistenza. E lo vediamo, purtroppo, ancora oggi con la situazione tesissima della Corea, oppure in Giappone (che, per la prima volta dal dopoguerra, ha ripreso le spese per gli armamenti), ma anche nella stessa Italia dove si spendono circa 70 milioni di euro al giorno per la propria “difesa”. 
Gaccione durante il suo intervento

Una priorità assurda che non ha nulla a che spartire con la letteratura e la cultura ed il fatto che il Ministero della Difesa patrocini il Salone è stato ampiamente criticato dallo stesso Gaccione nel suo intervento. Cassola come riferimento per un certo modo di far letteratura ma, soprattutto, per la sua strenua resistenza dell’uomo, che è uscito sempre degradato dalle guerre, ma che deve ritrovare la forza non di combattere, ma di disarmare il combattimento, giungendo ad una “deposizione” di ogni guerra. Lo sforzo dell’intellettuale romano è quindi quello di cambiare l’uomo invertendone le priorità in funzione della vita, sopprimendo la violenza mortifera che si materializza negli strumenti di offesa e di morte. Gaccione ha citato anche il caso concreto che vide protagonista il frate e poeta pacifista padre David Maria Turoldo: quello di un fabbricante bresciano di armi che, toccato dalla critica dell’ecclesiastico, trasformò la produzione di ordigni di morte a carrozzine per disabili, passando da produttore di morte a aiutante della vita. 

Un momento della conversazione sul libro
La pubblicazione del carteggio inedito tra i due intellettuali lancia un monito a tutti i governanti, ambendo a divenire uno strumento per combattere ogni guerra, proprio come fa Emergency disinnescando la violenza dei governi che attaccano, grazie al proprio intervento che non guarda in faccia nessuno ma che si dona apertamente e in maniera indifferenziata a tutti quelli che necessitano di un aiuto. “Cassola e il disarmo” a cura di Federico Migliorati e Angelo Gaccione,  è la celebrazione di un Cassola uomo di pace, intellettuale aperto alle drammatiche problematiche della propria contemporaneità, indefesso fautore della pace che deve, necessariamente, passare dal disarmo universale. Una pubblicazione che incide la carne del quotidiano e che rimette l’uomo, e non la macchina, al centro della propria riflessione. Un libro vitale.




Trump verso il G-Nato di Taormina 
di Manlio Dinucci

Trump col papa

Il presidente Trump, dopo essere stato in Arabia Saudita e Israele, il 24 maggio è in visita a Roma, per poi andare il 25 al Summit Nato di Bruxelles e tornare in Italia il 26-27 per il G7 di Taormina e la visita alla base Usa/Nato di Sigonella.
Quali sono gli scopi del suo primo viaggio all’estero? Principalmente tre, spiega il generale McMaster, consigliere del presidente per la sicurezza nazionale: lanciare un «messaggio di unità» a musulmani, ebrei e cristiani; costruire relazioni con i leader mondiali e proiettare la potenza americana all’estero.
La visita a Roma è la terza tappa di quello che viene descritto come un «pellegrinaggio religioso nei luoghi santi delle tre grandi religioni». Il «pellegrino» ha iniziato il viaggio firmando a Riyadh l’accordo per la vendita all’Arabia Saudita di armi Usa per il valore di 110 miliardi di dollari, che si aggiungono a quelle già fornite dal presidente Obama per il valore di 115 miliardi. Armi impiegate, tra l’altro, nella guerra della coalizione a guida saudita, sostenuta dagli Usa, che fa strage di civili nello Yemen.
Al «Summit arabo islamico americano» del 21 maggio a Riyadh, Trump ha chiamato a un rinnovato impegno contro il terrorismo l’Arabia Saudita e le altre monarchie del Golfo, ossia quelle che hanno finanziato e armato l’Isis e altri gruppi terroristi nelle operazioni sotto regia Usa/Nato, dalla Libia alla Siria e all’Iraq.
In questa grande «battaglia tra il Bene e il Male», Trump include Hezbollah e Hamas nella lista dei «barbari criminali», insieme a Isis e Al Qaeda. Denuncia l’Iran di essere responsabile della instabilità del Medioriente, accusandolo di «finanziare, armare e addestrare terroristi e milizie che seminano distruzione e caos nella regione», di destabilizzare la Siria dove «Assad, sostenuto dall’Iran, ha commesso crimini indicibili».
Una vera e propria dichiarazione di guerra all’Iran, che annulla di fatto gli accordi conclusi, massimamente gradita in Israele. Qui il presidente Usa è in visita il 22-23 maggio per rafforzare la cooperazione strategica. E mentre nelle carceri israeliane è in corso da 40 giorni lo sciopero della fame di migliaia di prigionieri politici palestinesi, Trump incontra Mahmoud Abbas per «sollecitare i leader palestinesi a fare passi costruttivi verso la pace».
Portando questo «messaggio di unità», Trump discute con papa Francesco, il 24 a Roma, «una serie di questioni di mutuo interesse». Dopo l’incontro col presidente Mattarella, che ribadirà l’«ancoraggio storico» dell’Italia agli Stati uniti, Trump parteciperà al Summit Nato di Bruxelles.
Qui sosterrà il piano del Pentagono per l’Europa (
il manifesto, 9 maggio), ossia l’escalation militare Usa in Europa e il rafforzamento della Nato a fronte di «una Russia risorgente, che cerca di minare l’ordine internazionale a guida occidentale».
Piano che Trump deve eseguire, rimangiandosi la sua affermazione di una «Nato obsoleta» e la sua promessa elettorale di aprire una trattativa con Mosca: pende infatti sulla sua testa la spada di Damocle dell’impeachment, con l’accusa di connivenza col nemico. Dal Summit Nato, Trump andrà al G7 formato dai sei maggiori paesi della Nato – Stati uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna, Francia e Italia – più il Giappone, il principale alleato Usa/Nato nella regione Asia/Pacifico, dove il Pentagono schiera crescenti forze anche nucleari contro «una Cina aggressiva e una Russia revanscista».
Il presidente degli Stati Uniti visiterà infine la limitrofa stazione aeronavale di Sigonella, principale base delle guerre aperte e coperte Usa/Nato in Medioriente e Nordafrica, presentate quale «proiezione di stabilità nel Mediterraneo».


Il mare invaso dalla plastica
di Dalia Hashad  

Un mare di plastica

100 MILIONI di bottiglie di plastica vengono gettate ogni giorno e stanno soffocando i nostri mari. Ma tra pochi giorni i governi di tutto il mondo si incontreranno per trovare un accordo per fermare la marea di plastica. Se arriviamo a 1 milione di firme su questa petizione rivolta ai paesi che inquinano di più, il direttore del Programma ONU per l’Ambiente la leggerà davanti a tutti i governi, affinché il nostro grido disperato aiuti l’oceano a respirare di nuovo.
Entro il 2050, negli oceani ci sarà più plastica che pesci.
È una vergogna. Metà della plastica la usiamo una volta sola e poi la buttiamo, soffocando i mari e tutti gli animali che ci vivono. Ma tra pochi giorni i governi di tutto il mondo si incontreranno e potrebbero fermare la marea di plastica, prendendosi l’impegno epocale di ripulire gli oceani. La pressione pubblica ha già obbligato l’Indonesia, secondo più grande produttore di rifiuti plastici, a impegnarsi a ridurli del 70%! Ora dobbiamo fermare anche gli altri. Se arriveremo a un milione di firme per questo appello globale, il direttore del programma ONU per l’ambiente annuncerà la nostra campagna davanti a tutti i governi mondiali e lavorerà con noi per arrivare al divieto della plastica usa-e-getta e a far respirare di nuovo il mare.   
Non importa dove viviamo, ogni respiro ci collega al mare. Gli oceani producono gran parte dell’ossigeno sulla Terra. Regolano il clima e il meteo, generano le nuvole e quindi la pioggia. E danno una casa all’80% delle forme di vita del Pianeta. Noi non possiamo vivere senza oceani.
E ora sono gli oceani a non poter sopravvivere senza la nostra azione.
Abbiamo devastato la salute dei mari e dobbiamo rimediare. La buona notizia è che più della metà dei rifiuti di plastica viene da soli 5 Paesi. Se concentriamo tutta la pressione su di loro, possiamo cambiare l’intero sistema mondiale per liberare gli oceani dalla plastica. Manca la volontà politica ma questa è proprio la cosa che noi possiamo influenzare meglio.
Lanciamo un enorme appello perché i nostri governi smettano di soffocare gli oceani. Raggiunto il milione di firme aumenteremo la pressione su questi 5 paesi con campagne specifiche per spingerli ad agire.  Abbiamo fatto grandi battaglie per proteggere le foreste pluviali e mettere in sicurezza enormi aree marine. Ora siamo in lotta contro il tempo per eliminare i rifiuti plastici prima che siano loro a far fuori noi.
Su Internet è possibile firmare la petizione.

Con speranza e determinazione,
Dalia, Lisa, Alice, Carol, Danny
e tutto il team di Avaaz

MAGGIORI INFORMAZIONI

La grande minaccia per la salute del mare si chiama plastica (Repubblica)
http://www.repubblica.it/ambiente/2017/05/19/news/la_grande_minaccia_per_la_salute_del_mare_si_chiam...

Nel 2050 nei mari ci sarà più plastica che pesci (Corriere della Sera)
http://www.corriere.it/ambiente/16_gennaio_20/plastica-oceano-peso-maggiore-pesci-2c73cafa-bf71-11e5...

L’Artico è invaso da un mare di plastica che viene da lontano (Internazionale)
http://www.internazionale.it/scienza/claudia-grisanti/2017/04/22/artico-mare-plastica

In Riviera la plastica è il principale “imputato” per l’inquinamento in spiaggia e in mare (La Stampa)
http://www.lastampa.it/2017/05/09/edizioni/imperia/in-riviera-la-plastica-il-principale-imputato-per...

Nel Tirreno un mare di plastica, dossier-choc di Marevivo (La Nazione)
http://www.lanazione.it/livorno/cronaca/inquinamento-mar-tirreno-1.3108142
LINGUE MADRI
Non è poi così vero che le lingue dialettali non abbiano appassionati e difensori, come si vede da questa segnalazione giuntaci dalla poetessa Laura Margherita Volante, nostra corrispondente dalle Marche. La Sicilia ha il suo difensore e il suo cantore nello studioso Marco Scalabrino.






Marco Scalabrino è nato a Trapani nel 1952, è stato componente della equipe regionale del progetto L.I.R.e.S. promosso dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca - Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, per lo studio del Dialetto Siciliano nella Scuola. Lo studio del dialetto siciliano, la poesia siciliana, la traduzione in Siciliano e in Italiano di autori stranieri contemporanei, la saggistica sono tra i suoi principali interessi culturali, ha collaborato con periodici culturali, cartacei e in rete, nazionali e internazionali. Come traduttore si evidenziano testi scelti di Duncan Glen pubblicati in Three Translators of poems by Duncan Glen (Akros Publications, Scotland 2001); ha pubblicato poesie in dialetto siciliano con traduzioni in Francese, Inglese, Italiano, Latino, Spagnolo, Tedesco; nella narrativa il racconto breve in dialetto siciliano A sua disposizione tradotto in Francese da Jean Chiorboli e pubblicato in Francia (Albiana, CCU 2002); ha scritto anche un saggio su Giovanni Meli pubblicato nel volume Giovanni Meli la vita e le opere (Edizioni Drepanum, Trapani 2015). Le copertine qui riprodotte sono dei suoi più recenti lavori.
(Laura Margherita Volante)
MANTOVA ARTE
Cercando i fondamenti della forma
Luisa Protti e altri artisti internazionali

La locandina dell'incontro


Per Rimanere Umani
CHIARA PASETTI CONSIGLIA AI LETTORI DI ODISSEA
Alla Piccola Corte di Genova (Corte Lambruschini),
dal 24 maggio al 3 giugno 2017

Alberto Giusta, regista dello spettacolo

La XXII Rassegna di drammaturgia contemporanea curata dal Teatro Stabile di Genova apre mercoledì 24 maggio alle ore 20.30 con L’arbitro di Dio di Robert Farquhar (irlandese, classe 1960) per la regia di Alberto Giusta, uno dei più interessanti e brillanti attori e registi della scena contemporanea. Sul palco, Andrea Di Casa, Massimo Rigo e Marco Zanutto. La versione italiana è di Carlo Sciaccalunga. Produzione Teatro Stabile di Genova.
Dalla sinossi dello spettacolo:
«Quel gol non era gol». Degsy e Cliff sono due amici uniti dalla passione per la loro amata squadra, condannata alla retrocessione da una decisione arbitrale dubbia. Alla ricerca di vendetta, decidono così di rapire l’arbitro. Il riscatto? Ammettere il proprio errore e far rigiocare la partita. Il piano va storto e ben presto si rendono conto che l’arbitro, fuori dal campo, è ancora più insopportabile. Il duo riuscirà ad ottenere il risultato sperato o segnerà, invece, un clamoroso autogol? Con uno sguardo molto divertente amore, passione e amicizia mostrano il cartellino rosso a tutti i sognatori, delusi da quello che sarebbe potuto essere e non è stato.
Orari: da merc a sab alle 20.30, giov ore 19.30.
Domenica e lunedì riposo. Biglietti posto unico a 5 euro.
Seguirà recensione dello spettacolo nei prossimi giorni.