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mercoledì 10 maggio 2017

ELEZIONI FRANCESI: ASTENSIONE 
E RAPPRESENTATIVITÀ
di Franco Astengo


Una prima navigazione nei numeri del turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali francesi 2017 ci consente di poter affermare come sia sicuramente cresciuta l’astensione ma, alla fine, il dato di rappresentatività del Presidente eletto sia risultato di sicuro rilievo.
Osserviamo i numeri in cifra assoluta, non stancandoci di ricordare che i dati delle elezioni vanno sempre valutati in questi termini, non limitandoci alle sole percentuali.
Nelle liste elettorali risultavano iscritti 47.552.183 elettrici ed elettori  : i due candidati hanno ottenuto complessivamente 31.340.814 voti validi pari al 65,90%.
Il candidato eletto Macron con 20.753.798 voti ha raccolto il 43,53% sul totale degli aventi diritto: un dato che, appunto, ci consente di affermare come il suo grado di rappresentatività rispetto al sistema risulti di sicuro rilievo. La candidata sconfitta, Le Pen, ha ottenuto 10.637.120  voti pari al 22,37% del totale degli aventi diritto confermando l’impressione di mancato sfondamento (nonostante il grande battage mediatico a favore e – soprattutto – contro) che ci eravamo permessi di segnalare al primo turno.
L’incremento dei due candidati tra i due turni elettorali è stato il seguente: Macron è cresciuta di 12.175.109 voti ( 58,80%) Le Pen 3.933.006 (36,97%).
Complessivamente i due candidati hanno usufruito di 15.153.239 voti sui 19.550.149 lasciati disponibili dagli altri candidati sconfitti al primo turno: questo dato significa che il 77,50% delle elettrici e degli elettori che il 23 Aprile avevano preferito un candidato poi eliminato dalla competizione hanno deciso di recarsi alle urne domenica scorsa per votare uno dei due candidati approdati al ballottaggio.
L’astensione complessiva è cresciuta di 4.954.163 unità (10,41%) ma coloro che hanno deciso di non scegliere hanno preferito la via della scheda bianca o nulla alla diserzione dei seggi.
Infatti l’astensione è cresciuta di 1.830.832 unità mentre le schede bianche sono aumentate di 2.354.699 e le nulle di 768.632.


Per  realizzare una accurata statistica dei flussi sarà necessario esaminare in profondità i dati sul piano della divisione territoriale: lavoro complesso che richiederà un qualche tempo perché sia realizzato con una adeguata approssimazione scientifica. Per adesso, infatti, le valutazioni che circolano sono frutto di rilevazioni eseguite attraverso gli exit -poll.
In ogni caso alcuni dati evidenti sono già valutabili: la grande maggioranza dell’elettorato che aveva scelto Fillon si è riversato su Macron (da 4,5 a 5 milioni di voti), i sostenitori di Mélenchon hanno suddiviso il proprio comportamento tra il sostegno a Macron e l’astensione (in prevalenza la scheda bianca), il temuto flusso da “sinistra” in favore della candidatura Le Pen è risultato sicuramente molto inferiore a quanto temuto/sperato a seconda dei punti di vista (dovrebbe trattarsi di una cifra nettamente inferiore al milione di voti). Insomma: non c’è stata la valanga dell’unione di tutti contro il  “nemico alle porte”, ma una spinta avversativa verso la candidatura di estrema destra sicuramente ha avuto un notevole peso.
Nulla di paragonabile, naturalmente, con quanto accadde nel ballottaggio 2.002 quando Chirac, tra il primo turno e il secondo incrementò il proprio bottino elettorale di quasi 25 milioni di voti  a fronte dei 700.00  voti di incremento ottenuti dalla candidatura di Le Pen padre.
Dal punto di vista del dato di rappresentatività dell’eletto rispetto all’intero sistema (ricordo : il 43,63% dell’universo delle /degli aventi diritto al voto) può risultare interessante una comparazione con le elezioni dei Sindaci in Italia.
Prendiamo il caso, recentissimo, di tre grandi città del nostro Paese. Torino, Milano, Roma.
A Torino i candidati pervenuti al ballottaggio hanno assommato 371.644 suffragi pari al 53,41% del totale degli iscritti nelle liste. Il Sindaco eletto ha avuto il 29,14% (Macron 43,63%)
A Milano i candidati pervenuti al ballottaggio hanno raccolto complessivamente 511.533 voti pari al 50,81% del totale aventi diritto. Il Sindaco è stato eletto con il 26,27% (Macron 43,63%)
A Roma i candidati prevenuti al ballottaggio hanno assommato 1.147.499 voti pari al 48,54%. Il Sindaco eletto si è poi fermato al 32,59%, la quota più elevata tra le tre grandi città prese in esame, infliggendo un grande distacco all’altro candidato. (Macron 43,63%).


Questi possono essere considerati i primi dati analitici che si possono fornire a questo punto con una certa cognizione di causa al di là delle analisi politiche di varia natura che oggi riempiono gli schermi televisivi e i giornali con grande enfasi propagandistica.
Si può dire, in sostanza, che la vittoria di Macron è stata netta, rappresentativa rispetto al sistema e sicuramente trasversale  rispetto al dato di provenienza politica del voto: In linea quindi con il tipo di costruzione elettoral – mediatica messa in piedi attorno alla sua candidatura.
Contenuti programmatici e azione di governo saranno sicuramente “altra cosa”.
Sarà molto interessante, dal punto di vista dell’analisi elettorale, seguire l’andamento delle legislative il cui primo turno è previsto per il prossimo 11 Giugno.
Il dato di maggior interesse, in quel momento, sarà rappresentato dall’esito del processo di scomposizione delle’elettorato francese registrato al primo turno delle presidenziali (circa l’85% dei voti validi spalmati su 4 candidature) e il processo di ricompattamento verificatosi in maniera rilevante, come abbiamo avuto modo di osservare, al ballottaggio.
La dinamica di concentrazione del voto verificatasi al ballottaggio avrà un qualche effetto sulle candidature presenti al primo turno delle legislative, oppure si tornerà – più o meno – alla suddivisione del primo turno delle presidenziali con un secondo turno ricco di “triangolari” se non di “quadrangolari” qualora non funzionasse la possibilità di un gioco di desistenze (in passato tradizionale, specialmente a sinistra)? La realtà concreta al riguardo di ciò che sta muovendosi nella società francese e nelle dinamiche del suo sistema politico si potrà cominciare a capire l’11 Giugno dalla risposta che sarà fornita dall’elettorato a questo ultimo interrogativo.