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martedì 9 maggio 2017

Il Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini
della Fondazione Cineteca di Bologna
di Roberto Chiesi

Roberto Chiesi

L'archivio fondato da Laura Betti
Negli anni '70 nessuno probabilmente avrebbe accostato il concetto di “archivio” - e il lavoro pazientemente capillare e scientifico di conservazione e ricerca che questo implica – al nome di Laura Betti, cantante e attrice che era diventata un volto e una voce celebre negli anni della Dolce Vita romana (aveva perfino interpretato La dolce vita di Fellini), ma soprattutto era un personaggio a sé stante, inclassificabile.
Un volto dai lineamenti angelici, incorniciato da una sottile chioma dorata, una donna di grande e vulcanica intelligenza, dotata di un'indole aggressiva e spregiudicata, di un estro tagliente e di una volitività dirompente, di un senso dell'umorismo beffardo e spesso crudele, di una volontà battagliera e iconoclasta. Si era affermata creando un personaggio su misura di “giaguara” che interpretava canzoni scritte da autori letterari quali Moravia, Soldati, Arbasino, Fortini, Bassani, Flaiano e altri, fra cui Pasolini, con cui avrebbe stretto un legame profondo e tumultuoso, condividendone non soltanto la realizzazione dei film (ne interpretò cinque, da La ricotta, 1963, a I racconti di Canterbury, 1972, vincendo la Coppa Volpi a Venezia per il ruolo di Teorema (1968) e ne doppiò due, Porcile, 1969, e Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1975) e l'unica regia teatrale (Orgia, Teatro Stabile di Torino, 1968) ma anche le disavventure giudiziarie e le battaglie contro la censura del tempo.
Pasolini la vedeva come una “contestatrice” ante litteram e probabilmente come una imprevedibile “macchina da guerra”, ne apprezzava l'originalità e ne stroncava le intemperanze. Dopo il suo assassinio, avvenuto nella notte fra il 1 e il 2 novembre 1975, quella parte della società italiana che aveva combattuto con tutti i mezzi Pasolini quando era in vita, tentò di seppellirlo definitivamente quale perverso e pervertito colpevole del suo stesso omicidio. La televisione di stato fu uno degli strumenti di questa operazione (i telegiornali dell'epoca accreditarono la versione del presunto omicida, poi rivelatasi menzognera anche soltanto ad una indagine superficiale).
Come altri amici dello scrittore assassinato, anche Laura Betti non volle rassegnarsi a questa damnatio della figura e dell'opera di Pasolini e decise di raccogliere documenti giornalistici e di altro genere da cui si evinceva la lunga persecuzione subìta dal poeta-regista in parallelo con la sua fama.


Questa raccolta così drammaticamente improvvisata, che aveva inizialmente solo il fine pratico di documentare il drammatico rapporto di Pasolini con una parte della stampa e delle istituzioni, divenne il primo nucleo di un archivio, destinato ad arricchirsi quando la Betti, con il concorso di amici scrittori e intellettuali (fra i quali Moravia), decise di pubblicare un volume di denuncia sulla lunga storia di processi e denunce che avevano segnato la tormentata fortuna letteraria e cinematografica dello scrittore-regista: Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte (Garzanti, Milano 1977).
Intanto, la prima sentenza relativa al delitto – che il 26 aprile 1976 aveva stabilito che era stato commesso dal reo confesso “in concorso con ignoti” (senza che gli organi inquirenti si dedicassero all'individuazione degli “ignoti”) - venne smentita dalla sentenza definitiva della Cassazione del 26 aprile 1979, che annullava l'aspetto più inquietante dell'assassinio (appunto la partecipazione di più complici).
Quella sentenza fu vissuta da Laura Betti come un'ingiustizia, una rimozione dei tanti aspetti oscuri ed equivoci che l'omicidio di Pasolini celava (e continua a purtroppo a nascondere tuttora). A questo si aggiunse anche una discreta cortina di silenzio discesa sulla sua opera sul finire degli anni '70. Fu probabilmente proprio in reazione a questa situazione e anche per la volontà di non rassegnarsi passivamente non solo alla perdita brutale di Pasolini, ma anche all'oblio cui sembrava destinato, che all'inizio degli anni '80, la Betti costituì ufficialmente l'Associazione Fondo Pier Paolo Pasolini a Roma.
L'intento era quello di costituire un archivio dove si riunisse, in tutte le sue complesse dimensioni, l'opera multiforme di un artista che aveva sperimentato quasi ogni genere espressivo (poesia, narrativa, saggistica, cinema, teatro) e che all'epoca era ancora dispersa in sedi e pubblicazioni disparate.
Non era (e non è), quindi, l'archivio personale dello scrittore ma uno sterminato corpus postumo che comprende una vasta biblioteca, una ricca collezione iconografica e un'ampia sezione audiovisiva. La biblioteca raccoglie migliaia di articoli giornalistici e saggi critici, della stampa italiana e internazionale, riuniti in ordine cronologico, dove, nelle raccolte relative ai primi decenni, si offre un riscontro concreto e puntuale delle reazioni che suscitavano gli scritti di Pasolini (anch'essi ovviamente conservati nell'emeroteca), giorno per giorno, secondo le diverse testate giornalistiche. Questa raccolta, che non corrisponde a criteri scientifici, ha però il merito di riflettere l'attenzione che lo scrittore riservava alla vita culturale, politica e sociale in Italia, che, com'è documentato, seguiva quotidianamente anche sui giornali.
La biblioteca del Centro Studi Pasolini comprende naturalmente le diverse edizioni dei volumi pasoliniani e una vasta raccolta di monografie e di testi miscellanei che riguardano la sua opera, nonché la collezione integrale delle riviste friulane, bolognesi e romane che diresse o dove collaborò e centinaia di tesi di laurea italiane e straniere a lui dedicate. Nella biblioteca sono inoltre conservate alcune sceneggiature originali edite e inedite, testi dattiloscritti con annotazioni autografe: questa sezione, senz'altro la più preziosa dell'archivio, deriva in parte da una donazione della segretaria di edizione di Pasolini, Beatrice Banfi, che lavorò con il regista dal 1969 al 1975.
Significativa è la sezione iconografica, che raccoglie migliaia di stampe fotografiche, di negativi e contatti, che documentano la vita privata e pubblica, le partecipazioni a manifestazioni letterarie e cinematografiche, le fotografie di scena e di set di tutti i film di Pasolini.
La sua attività culturale è inoltre documentata anche dalle registrazioni audio di numerose conferenze e tavole rotonde cui partecipò, mentre nella sezione degli audiovisivi sono conservati i filmati di interviste e interventi televisivi, oltre, naturalmente, alle edizioni video e dvd di tutti i suoi film e della maggior parte di quelli cui collaborò come sceneggiatore.

Centro Studi Pasolini (foto: Peter Zullo)

Le retrospettive internazionali e l’attività editoriale
Ma Laura Betti non concepì questo archivio esclusivamente come una grande raccolta di testi e documenti ma anche come un centro culturale organizzatore di retrospettive cinematografiche in Italia e all'estero, di pubblicazioni, convegni e seminari internazionali.
Le tappe salienti dell'affermazione del “Fondo Pasolini” furono la grande manifestazione parigina del 1984 “Avec les armes de la poésie”, organizzata con il Ministero della cultura francese, e il restauro e la ristampa di tutti i film intrapreso nel 1988 e culminato nella retrospettiva integrale alla Mostra del cinema di Venezia quello stesso anno.
Alla fine del 2003, Laura Betti decise di donare l’intero archivio al Comune di Bologna e costituì il Centro Studi - Archivio Pier Paolo Pasolini di Bologna, che venne collocato all'interno della Cineteca di Bologna, una delle più prestigiose istituzioni culturali italiane, e precisamente nella sede degli archivi non filmici, presso la grande biblioteca internazionale “Renzo Renzi”.
Dopo la morte di Laura Betti, avvenuta nell'estate del 2004, il Centro Studi - Archivio Pasolini ha proseguito le attività dedicate al poeta in Italia e all'estero, in diversi ambiti, avvalendosi della fondamentale collaborazione della cugina ed erede di Pasolini, la studiosa Graziella Chiarcossi. Ogni anno organizza i "Premi Pasolini", assegnati alle migliori tesi di laurea e dottorato dedicate all'opera del poeta-regista. All'estero cura annualmente retrospettive e convegni. In particolare ha organizzato, in collaborazione con Istituti Italiani di cultura e altre istituzioni locali, manifestazioni a Monaco, Helsinki, Cracovia, Lisbona, Zurigo, Istanbul, Seoul, Norimberga, Oslo, New York, Karlsruhe, Ankara, Amburgo, Barcellona, Londra, Parigi, Berlino, Rio de Janeiro, Brasilia, San Paolo, Tel Aviv e in altre città.
Nel 2014, grazie all'iniziativa dell'Associazione Amici dell'Osservatorio della Pro Civitate Christiana di Assisi, ha organizzato un convegno sul Vangelo secondo Matteo proprio presso la Cittadella assisana dove Pasolini concepì il film. Fra il 2015 e il 2016, il Centro Studi Pasolini ha curato un ciclo di conferenze che ha visto la partecipazione di scrittori e studiosi quali Dacia Maraini, René de Ceccatty, René Schérer, Hervé Joubert-Laurencin, Peter Kammerer, Giorgio Passerone, Marco Antonio Bazzocchi, Valerio Magrelli, Gian Piero Brunetta, Guido Santato e altri.
Il Centro Studi - Archivio Pasolini di Bologna - che collabora dalla sua fondazione alla rivista scientifica “Studi pasoliniani” - conduce inoltre un'intensa attività editoriale, come dimostrano la monografia Laura Betti, Illuminata di nero ("Cineteca Speciale", 2005), i volumi pubblicati in collaborazione con il Museo del Cinema di Torino (Pasolini: un cinema di poesia, 2006), con FMR-Franco Maria Ricci di Bologna (Pasolini, Callas e "Medea", 2007), con City Lights (San Francisco) - Titivillus (Perugia) (Pasolini - Poet of Ashes, 2007), con Carlotta Films (Carnet de notes pour une Orestie africaine, 2009), con Criterion Collection (Trilogy of Life, 2011) e le pubblicazioni curate per la Cineteca di Bologna: La rabbia di Pasolini (2009) - pubblicato anche in Francia dalle Éditions Nous - Appunti per un'Orestiade africana (2009, dvd dell'edizione restaurata e volume monografico), L'Oriente di Pasolini. Il fiore delle Mille e una notte nelle fotografie di Roberto Villa (2011), Pier Paolo Pasolini My Cinema (2012), traduzione in inglese di alcuni testi cinematografici dello scrittore-regista pubblicata per accompagnare la ridiffusione internazionale della sua opera filmica, in collaborazione con Cinecittà Luce, avvenuta a partire dal 2012 a New York e in altre città statunitensi. Nel 2015 è stata poi pubblicata l'edizione originale, arricchita di numerosi testi, fra cui anche alcuni inediti ed è stato edito un cofanetto dvd con l'edizione integrale di Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975), l'ultimo film di Pasolini, accompagnato da numerosi documenti audiovisivi. Nel 2015, inoltre, è stata avviata, in collaborazione con Cinemazero di Pordenone, una collana di monografie dedicate ai film del poeta-regista che è iniziata con un volume dedicato al suo primo film, Accattone (1961), cui farà seguito nel 2017 il libro su Mamma Roma (1962).

Sede del Centro Sudi Archivio Pasolini
presso la Cineteca di Bologna

I documentari e le mostre espositive
Il Centro Pasolini ha inoltre realizzato vari documentari audiovisivi sulla genesi di alcuni film dello scrittore-regista: Il corpo perduto di Alibech (2005), su un episodio perduto de Il Decameron (1971); L'umiliazione segreta di Chaucer (2006), su I racconti di Canterbury (1972); Visioni 'barbare' di “Medea” (2007), sul film del 1969 tratto da Euripide; Pasolini e Sana'a (2009), L'assassinio di Pasolini secondo la televisione (2009), Il laboratorio dell'Inferno di “Salò” (2013), sul film uscito postumo nel 1975.
Ha anche curato alcune mostre espositive: Una strategia del linciaggio e delle mistificazioni. L'immagine di Pasolini nelle deformazioni mediatiche (2005), basata su documenti giornalistici del 1949-2000 e su tavole di Gianluigi Toccafondo (2005), L'Oriente di Pasolini. Il fiore delle Mille e una notte nelle fotografie di Roberto Villa (2011), sulle immagini che il fotografo genovese Roberto Villa realizzò in Arabia sul set; P.P.P. Un omaggio a Pier Paolo Pasolini (2011), mostra tenutasi a Roma con la collaborazione del grande scenografo Dante Ferretti e Officina Pasolini (2015), tenutasi al MAMbo, Museo d'arte moderna di Bologna, articolata in un vertiginoso percorso attraverso documenti cartacei - manoscritti, dattiloscritti, disegni – filmici e audio, costumi (di Danilo Donati) e fotografie, che rimandano ai connotati estetici e tematici del mondo pasoliniano.