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sabato 6 maggio 2017

LAMPEDUSA WAY: LA MITICA AVVENTURA
DEGLI EMIGRANTI DI SEMPRE DI M. CRIPPA E G. PIAZZA
di Leonardo Filaseta


Incomincia con un sogno Lampedusa way – al Piccolo Teatro Studio dal 16 al 23/04 e finisce con un abbraccio amoroso tra i due protagonisti: reale riparo alla visionarietà della vicenda. Mahama e Saif africani s’incontrano per caso a Lampedusa: lei in cerca di sua figlia, lei di suo figlio. Ricerca ansiosa presso il capitalista – sponsor o ingaggiatore del viaggio dei figli -, presso il postino, infine presso l’ambasciata. Trepidanti e impazienti si sostengono a vicenda: lei con più inflessibile fede tira le redini. Si alimentano con la memoria della patria  - “ sono tre giorni che il sole africano non ha visto la nostra presenza… “- e di sogni. Quello più emblematico di lui è il rinoceronte, simbolo forte dell’incombente e incoercibile presenza dell’Africa che lo tiene in vita tra speranza e disperazione. Quello più pregnante di lei, donna incantevole,é la farfalla che si ferma sulla sua spalla, che la riempie di gioia esultante, e sprona anche il compagno. Non ci sono accadimenti di rilievo, la vicenda è intessuta dei loro altalenanti sospiri  su un tappeto coperto di reti, allusivo alla spiaggia, e di due blocchi cubici richiamanti l’isolotto. Tutto è giocato sull’evocazione del loro passato e della speranza di trovare i figli in una diafana atmosfera visionaria: con alternanza di propensione a credere o meno, e con momenti di gioco  a rincorressi e di giocondità esultanti. Due ragazzoni che sognano appunto, con due momenti che s’ incidono: quello del gioco col capitalista – una volta interpretato da lei e una volta da lui – a cui chiedere dei figli pressantemente, e quello della dettatura a lui di lei con aria solenne della lettera all’ambasciatore: tra l’ironico ed il ludico. E così si arriva all’afflato finale in cui, persistendo e infievolendosi la speranza di trovare i figli, si abbracciano con sovrumana dolcezza affidandosi al loro indicibile amore per superare almeno la clandestinità e trovare la libertà di emigranti del mondo. Momento festoso, estatico, della mitica avventura di viandanti dell’Universo che “dà un senso di serena pietà” per una candida coppia “ fin troppo miseramente umana” (Pasolini). Mahama e Saif africani “ritrovano l’infinito nell’umiltà” e “un baleno d’allegrezza che il mesto viso illumini” (Saba). Storia toccante e commovente fino all’incontenibile. Ha smosso in molti la memoria di secolari migrazioni italiane ed europee: di quando milioni e milioni di nostri antenati partivano per le Americhe senza sicurezza di poter rivedere un giorno i parenti. Chi scrive ricorda di aver visto, ancora negli anni ’50, amici calabresi partire con la C. Colombo a Napoli, con pianti strazianti dei parenti che ancora mi feriscono. Carissimi direttissimi africani, il cuore è con voi fratelli maggiori. Oggi per il moltiplicarsi delle tragedie non bastano i drammaturghi per superare la quotidiana onda ossessiva di notizie, schivata. Ci vogliono i poeti: i poeti drammaturghi, al servizio del gran teatro come Goethe. Loro ci narrano in modo epico, solenne, l’avventura dell’uomo, la sua fiaba, il suo mito. Il mito di Maddalena e Graziano instilla in noi uno sguardo novello su sé e sul mondo. La catarsi ci libera i cuori: più leggeri, usciamo pensosi e sospesi, più aperti all’incontro con gli uomini tutti. Anche in noi il cuore di gioia si sfa, rapiti dai due interpreti fanciulloni, immedesimati toto corde nella parte, direi con slancio mistico. Lui nel tratteggiare con amorevole  abbandono un Saif docile e gracile, bastonato dai marosi del destino e risorgente alle gioie infantili terminanti in capriole e guaiti: malleabile e plasmabile dagli eventi al lume degli avi africani. Lei la positiva regale donna che non solo regge con ferrea determinazione – espressa con limpida tagliente dizione-la situazione, ma imprime l’incantesimo della gran madre con la sua forza tellurica e celestiale: sì, irrorata del sorriso leggiadro dagli dei della culla dell’umanità. Un innico grazie a loro e alla fervida direzione d’intonazione apollinea e d’alone sottilmente femminile, di eterna fanciulla di Lina Prosa che ci ammanta e ci intride con grazia di pioggia poetica.