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giovedì 4 gennaio 2018

Ricordo di Alfredo Civita
di Gabriele Scaramuzza


Solo sabato 16 mattina, sfogliando il “Corriere” al bar ReFosco di via San Calimero, ho appreso della morte, del tutto inattesa, di Alfredo Civita. È mancato all’improvviso giovedì scorso (14 dicembre 2017), non lo sapevo ancora. A casa ho subito telefonato a Elio Franzini; era di ritorno dalle esequie, neppure questo sapevo - con mio grande rammarico. Ho quindi scritto a Marialuisa Cavallazzi, la moglie; che mi ha portato la sua risposta e abbiamo potuto incontrarci, con un piacere misto a dolorosi ricordi. Anche il suo libro, Le parole e le lacrime, pubblicato nel 2016, assume ora una luce fatalmente diversa.    
Nato a Napoli nel 1952, lì ha studiato fino al liceo; ha poi avuto percorsi universitari non univoci: Giurisprudenza dapprima, indi, definitivamente, Filosofia (che ha studiato anche nella Firenze di Eugenio Garin). Infine è approdato a Milano, che è diventata la sua città di elezione; qui si è laureato con Giovanni Piana e ha collaborato a lungo con lui. Da ultimo è stato, fino a poco tempo fa, fa docente di Storia della Psicologia nella nostra Università degli Studi.
I miei primi ricordi di lui risalgono agli inizi degli anni Ottanta, allorché mi inviò il suo primo libro, La filosofia del vissuto: una rielaborazione dei temi della tesi (non a caso la Presentazione è di Giovanni Piana), edita nel 1982. Seguirono Teorie del comico, del 1984, e La volontà e l’inconscio, del 1987, fino a Ricerche filosofiche sulla psichiatria, del 1990. Furono anche gli anni della sua collaborazione a “Fenomenologia e scienze dell’uomo”, rivista diretta da Dino Formaggio; qui ricordo suoi saggi sulla fenomenologia degli affetti, su Brentano, su Wittgenstein, sul pensiero formale e la metafisica, infine sulle forme di vita nell’ultimo Wittgenstein.

Non pochi suoi studi, sempre di impostazione filosofica – da La filosofia del vissuto, appunto, alle ricerche sulla fenomenologia, sulla psicanalisi, sulla psichiatria fenomenologica –, riguardano anche l’estetica in senso ampio, come teoria del sentire. Il suo Teorie del comico, inoltre, concerne una tipica e fondamentale categoria estetica, sia pur vista da un punto di vista squisitamente filosofico più che non strettamente artistico. L’atmosfera generale della sua cultura e le sue ricerche particolari sono state, e continueranno a essere, di non poco rilievo per tutti noi, e per la nostra rivista on-line “Materiali di Estetica”.   
Personalmente gli devo molta riconoscenza. Della sua fine sono rimasto a dir poco stupito, non me l’aspettavo proprio; per tutti noi è stata imprevedibile. Conservo molta stima verso di lui, mi è stato vicino in questi ultimi anni, ed è tra i pochi che mi ha incoraggiato a scrivere le mie memorie, gliele ho anche fatte preventivamente leggere, con profitto da parte mia; le ha generosamente apprezzate, pubblicamente riconosciute, con mio sollievo.
Perché non confermare che mi è stato di aiuto in questi anni, non facili per nessuno. Anche per questo lo ricordo qui.      




[MdE – N° su “La filosofia e le arti”, pag. 1]

È mancato all’improvviso giovedì scorso (14 dicembre 2017) Alfredo Civita. Nato a Napoli nel 1952, si è laureato da noi con Giovanni Piana ed è stato fino a pochi giorni fa docente di Storia della Psicologia nell’Università degli Studi di Milano. Non pochi suoi studi, sempre di impostazione filosofica – da La filosofia del vissuto alle ricerche sulla fenomenologia, sulla psicanalisi, sulla psichiatria fenomenologica –, sono tangenti l’estetica in senso ampio, come teoria del sentire. Il suo Teorie del comico, inoltre, riguarda una tipica e fondamentale categoria estetica, sia pur vista da un punto di vista squisitamente filosofico più che non strettamente artistico. L’atmosfera generale della sua cultura e le sue ricerche sono state, e continueranno a essere, di non poco rilievo per chi collabora a “Materiali di Estetica”.