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domenica 25 marzo 2018


CROLLO DELLE NASCITE
di Fulvio Papi


Lo so, come tutti, che la campagna governativa a favore delle nascite ha spesso alla base questo ragionamento: siamo (ma per quanto?) una società di vecchi, se non avremo una quantità sufficiente di giovani che con il lavoro producono ricchezza, come si potranno pagare le pensioni? Tuttavia è un argomento molto generico che dovrebbe essere studiato tenendo conto di tutte le variabili possibili che, a cominciare dall’emigrazione, non sono elementi trascurabili. Ha invece un carattere di evidenza il rapporto tra robotizzazione della produzione e quantità necessaria di forza lavoro in una nuova situazione produttiva. In generale si osserva che la robotizzazione della produzione richiede pochi esperti, e rende inutile una quantità di forza lavoro. Le conseguenze sono ovvie: aumento della disoccupazione, diminuzione della possibilità di consumo, una sovrapproduzione quasi certo. E, in genere, una sproporzione tra produzione di ipotetica ricchezza e bisogni sociali collettivi, la cui soddisfazione potrebbe avvenire con una distribuzione politica della ricchezza prodotta. Queste mi paiono più frasi letterarie che ragionevoli previsioni. Sempre che i robot siano molto diligenti, e non càpiti come in quel supermercato dove un robot nel calcolo ha creato il caos tra le centinaia di persone che aspettavano la loro scelta, una situazione da film comico, una specie di sviluppo di Tempi moderni di Chaplin. Tuttavia questo del rapporto popolazione-produzione mi pare un argomento di comprensibile retorica, ma non sufficiente per spiegare le iniziative politiche per favorire un incremento delle nascite. Se non fosse così sarebbe incomprensibile la situazione francese dove l’autorità politica paga i pannolini, ma non l’acquisto delle opere di Racine, Flaubert, Proust, etc. Credo che l’incremento delle nascite appartenga a una specie di prestigio nazionale per cui non deve diminuire il numero di individui che sanno cantare la Marsigliese. E qui, ad essere intriganti, quale “senso” della Marsigliese sarà all’origine del canto? Il prestigio nazionale è pur sempre una variabile storica, se pure lenta, ma inevitabile, e comunque affidabile ad altri simboli. L’incremento delle nascite deve avere un suo correlato simbolico dal punto di vista sociale. Poiché, come evento privato, ha il suo pieno senso nella felice partecipazione dei genitori e prossimi parenti. Il problema attuale è dunque tutto nella relazione tra l’apparire al mondo  e aumentare il numero dei cittadini di quella nazionalità come espressione materiale del suo prestigio. Pochi tuttavia direbbero che esiste una dimensione simbolica che deriva dalla interpretazione attuale della propria storia. Il generale De Gaulle, quando parlava di una Europa delle patrie, aveva in mente proprio questo modello. Cerchiamo di farci venire in mente tutti i cambiamenti storici che sono avvenuti negli ultimi cinquant’anni, e anche quelli che, magari drammaticamente, saranno prossimamente necessari. Ha ancora, o avrà ancora, un senso pieno la nostra storia di Stati? O una nascita pubblicamente apparterrà già a un orizzonte simbolico più ricco, o, comunque, differente. A testimoniarlo non ci vuole molto, è sufficiente seguire le pubbliche trasformazioni del linguaggio che derivano dalle mutazioni tecnologiche che sono state il mercato più attivo del capitalismo contemporaneo in unione con la dittatura della Rete. Così più che gli aiuti per l’incremento quantitativo delle nascite (che fa piccole gioie di consumo politico) vedrei volentieri una rigorosa attenzione al valore simbolico (qualitativo) di una nascita nel nostro mondo contemporaneo, dove è difficile avere una identità che non venga imposta dalle leggi invisibili del mercato  o da dimostrazioni turistiche del territorio. So che non esistono per questo scopo, né i pannolini, né temo, la sensibilità vera di un ceto politico dirigente.