Pagine

mercoledì 13 febbraio 2019

5G. SCUSI, DOVE VA QUESTO TRENO?
di Claralidia Settimo


È deciso: Milano, Prato, L'Aquila, Matera, Bari, ma anche Torino, Roma, Cagliari e adesso Genova, sono le città in cui nei prossimi mesi partirà la “sperimentazione 5G”, e sono stati designati anche 120 piccoli paesi sparsi in tutta Italia. Questa innovazione rivoluzionaria viene declamata dai politici e dagli addetti ai lavori con toni trionfalistici che inneggiano al progresso e si parla di strabilianti opportunità per l'economia, di un treno imprescindibile su cui occorre saltare al volo senza nemmeno chiedersi dove va, della fantastica opportunità di essere in prima linea tra i Paesi europei. Ma al di là dei toni da facile propaganda, questo fantomatico futuro tecnologico che avanza con rapidità e decisione verso di noi senza che ce ne si renda ben conto, cosa comporta sin da subito, nell'immediato? Innanzitutto vediamo cos'è il 5G, questo sconosciuto. Il 5G è il nuovo sistema di telefonia mobile, che va ad aggiungersi, è importante sottolinearlo, ai sistemi già esistenti 2G, 3G e 4G. In realtà è molto, molto di più di un semplice nuovo sistema di telefonia mobile, e questo lo ribadiscono entusiasticamente anche gli operatori, ma si tratta di analizzare con freddezza e lucidità se è molto molto di più in senso positivo oppure no. In ogni caso appare necessario che si apra un ampio confronto che veda tutta la cittadinanza debitamente informata e coinvolta, per poter partecipare in modo libero a quella che dovrebbe essere una scelta collettiva di ampia portata, e non un'imposizione che pare accontentare in tutto e per tutto le compagnie telefoniche. Questa gigantesca e al momento poco chiara trasformazione del nostro futuro sta invece passando sotto traccia, senza dibattito alcuno, e Governo, Parlamento e autorità locali non sembrano voler affrontare in modo critico e analitico le richieste pressanti delle telco, che avanzano quindi indisturbate come un rullo compressore.



Il 5G è nato con la deliberata intenzione di rivoluzionare le nostre vite, connettendo persone e oggetti in un'unica grande rete. Ogni singolo oggetto che acquisteremo sarà equipaggiato con chip o antenne, per permetterci comandi a distanza, macchine che viaggiano senza conducente, frigoriferi che ci dicono quando è ora di comprare il latte e pannolini dei bebè che ci dicono quando è il caso di sostituirli. I gadget però non finiscono qui: con i sistemi avanzati di riconoscimento facciale, il marketing sarà a breve in grado di capire che non ci piace lo yogourt che stiamo mangiando dalla leggera smorfia che increspa il nostro viso, e quindi capace di calibrare scientificamente le offerte da proporci in base ai nostri gusti e predilezioni. Se Big Data rappresenta oramai una sorta di nuovo petrolio, non vanno dimenticati poi gli aspetti di ipercontrollo connessi alla nuova tecnologia. I sistemi di riconoscimento potranno essere usati infatti anche per scanerizzare costantemente la popolazione in ogni singolo momento e luogo, come sta già avvenendo in Cina, con scolaresche munite di tutine antifuga in grado di tracciarne tutti gli spostamenti e compagnie telefoniche tenute a fornire allo Stato i dati di ogni cittadino, in base ai quali lo Stato assegnerà a ognuno un punteggio di affidabilità, e sarebbe da indagare come queste pagelle verranno poi utilizzate.
Di fronte a sistemi di questo genere, il concetto stesso di libertà, che ha comunque guidato la società occidentale come un cardine imprescindibile sin dall'Illuminismo, sembra impallidire e sgretolarsi in mille briciole e, ad esempio, la figura del Garante della Privacy sembra divenire all'improvviso totalmente desueta e priva di significato.



Resta sul piatto un altro problema, più grande ancora ma spesso misconosciuto, e cioè l'impatto del 5G sulla salute e sull'ambiente. Sono davvero numerosi gli scienziati, a livello mondiale, che lanciano un grido di allarme e chiedono di sospendere il progetto 5G per i possibili gravi effetti sulla salute umana, ma anche sull'intero mondo animale e vegetale. Nel corso degli anni si è accumulata una vasta letteratura scientifica indipendente, che attesta gli effetti biologici avversi della telefonia mobile, che vanno dai danni cellulari, alle modifiche del DNA, tumori, infertilità, teratogenesi, disturbi neurologici, solo per citarne alcuni. Purtroppo però questa grande mole di studi non ha mai avuto da parte dei media lo spazio che merita. Si consideri a questo proposito che non solo le società della telefonia mobile sono uno dei principali e più danarosi inserzionisti, ma che, ad esempio, Gedi che ha in scuderia una cospicua serie dei più importanti quotidiani italiani (Repubblica, La Stampa, Il Secolo XIX, Il Tirreno, Il Piccolo eccetera..) ha legami societari con Tim, e forse si può immaginare che non sia così interessata ad affrontare il tema. E ancora, le grandi companies sono estremamente scaltre e sanno molto bene che per proseguire indisturbate nel loro cammino, non c'è niente di meglio di finanziare studi che possano innalzare la confusione e il rumore di fondo.  


Va considerata inoltre la resistenza di base del grande pubblico, che resta incredulo o tende a liquidare con troppa facilità la questione. D'altronde si sa, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire, e se si prospetta in qualche modo una possibile limitazione dell'uso dei cellulari, seppur a fronte di rischi di malattie anche gravi, le persone spesso reagiscono o con una scrollata di spalle se tutto va bene, o piuttosto sollevando il pelo. Ma cosa vogliamo fare, lasciare che le cose prendano il loro corso poco rassicurante o fermarci un attimo, respirare profondamente, e cercare di riprendere la situazione nelle nostre mani?
Il 5G prevede la copertura del 98% del territorio nazionale, un drastico aumento delle emissioni elettromagnetiche irradiate e l'installazione di un numero altissimo di nuove antenne: Stefano Pileri, Ceo di Italtel parla di più di un milione di nuove antenne, e lascio a voi il calcolo di quale sia la probabilità di ritrovarvene una proprio davanti alla finestra di casa. Il traffico dati accrescerà in modo esponenziale e verranno utilizzate onde millimetriche e submillimetriche mai usate prima su larga scala, poco studiate sinora, ma di cui si conoscono gli effetti negativi sulla pelle e sugli occhi, alterazioni del ritmo cardiaco, danni al Dna, e via discorrendo.
Governo, Ministeri, Parlamento e autorità locali che si avventurano in questa palude appaiono privi di strumenti, non hanno predisposto piani previsionali dell'impatto della nuova tecnologia, non hanno informato la popolazione di dove e quando verranno posizionate le nuove antenne, non hanno fatto un calcolo complessivo dei livelli attuali di emissioni elettromagnetiche nei luoghi in cui il 5G verrà installato, per poterli poi comparare con i livelli futuri, né hanno predisposto piani di controllo epidemiologici per verificare in modo statistico quali potrebbero essere gli effetti biologici sulla popolazione.



Non sembra difficile capire che su un tema come questo la prudenza è d'obbligo, per rispettare il Principio di precauzione sancito dalla UE e per evitare la possibilità di una vera e propria emergenza sanitaria, perché anche a voler calcolare un rischio basso, bisogna considerare che tutta la popolazione senza eccezione verrà sottoposta alle radiazioni del 5G costantemente, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, senza via di scampo. Per consentire l'implementazione del 5G e il suo enorme traffico dati, le compagnie ora chiedono di alzare i limiti delle emissioni elettromagnetiche nel nostro Paese, limiti che già sono considerati dagli scienziati non sufficientemente cautelativi.
Bisogna fermare questo percorso adesso, tenendo presente che ogni concessione potrebbe rappresentare un punto di difficile ritorno. Se si consentisse infatti alle telco l'innalzamento dei limiti o l'installazione della nuova vastissima e capillare infrastruttura, lo Stato potrebbe ritrovarsi poi tra l'incudine e il martello, a fronteggiare possibili richieste per danni alla salute da parte dei cittadini, ma anche minacce di richieste danni economici da parte delle compagnie, qualora si rendesse necessario fare un passo indietro. Il caso delle trivelle insegna.