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giovedì 31 ottobre 2019

BERNARDO BELLOTTO 1740 VIAGGIO IN TOSCANA
di Giorgio Colombo


Lucca, una bella giornata di ottobre; superate le vecchie mura e un intreccio di vicoli e vicoletti, si arriva all’antico Complesso di San Micheletto dove, al primo piano si apre la mostra di Bernardo Bellotto 1740 Viaggio in Toscana, Fondazione Raggianti (già presentata in settembre alla Fondazione Cini di Venezia), a cura e ricco catalogo di Bozena Anna Kowalcczyk dal 12 ottobre 2019 al 6 gennaio 2020. Si tratta dei capolavori d’esordio, in questa mostra radunati per la prima volta insieme, con prestiti raramente concessi.
Bernardo Bellotto frequenta fin dalla gioventù l’atelier dello zio Canaletto, affascinato dai giochi di luce e ombra… “dalla magia della prospettiva, che restituiva la verità ai luoghi, e della luce che ne cristallizzava la bellezza”. In quell’ambiente incontra “nobili clienti britannici, giovani viaggiatori del Grand Tour, i personaggi più importanti del milieu culturale veneziano… Nel ’38 risulta iscritto alla Fraglia veneziana dei pittori, è dunque indipendente, guadagna e paga le tasse, ma il rapporto con Canaletto (per il quale prepara anche abbozzi) continua… Schizzi con la camera ottica ripresi en plein-air già con l’idea della veduta prospettica del luogo, e poi composti in studio, secondo il gusto e l’ispirazione del momento, in vari disegni o dipinti… allargando la visuale, introducendo figure e barche diverse” (catalogo p.15 e seguenti).         
1740 Invitato dalla nobiltà toscana, il giovane pittore veneziano, diciottenne,  è al suo primo viaggio di lavoro che comprende Lucca e Firenze. A Lucca dipinge “Piazza San Martino con la Cattedrale” (opera prestata eccezionalmente dalla York City Art Gallery), ora esposta insieme a cinque disegni (dalla British Library) che riprendono le diverse angolature dei luoghi intorno alla stessa chiesa. Le absidi, invisibili dal portico della facciata, hanno richiesto al pittore di arrampicarsi sul tetto dell’arcivescovado. Sulla carta s’intravvedono i sottostanti segni a matita, coperti dal ricco insieme rappresentativo a penna, tracciato con mano sicura, senza ripensamenti.
Il dipinto incontrò subito un grande successo, tanto che ne esistono alcune copie, pure esposte in questa occasione.
 La mostra si arricchisce delle opere eseguite a Firenze nello stesso periodo, tra le quali Piazza della Signoria con vivacità di personaggi (alcuni si esibiscono su di un palco) e insistiti tagli prospettici; a seguire cinque vedute dell’Arno che attraversa la città con abili trasparenze e riflessi sull’acqua, barche, pescatori, curiosi e i grandi palazzi ai lati, gli uni in ombra, gli altri illuminati dal sole.
La vicenda del giovane Bellotto s’inserisce in una vivace attività di ricchi collezionisti che da Venezia a Firenze seguono con interesse l’esplosione, la freschezza del pittore sulla via sicura già tracciata dal Canaletto. La sua vita, che sempre seguita da illustri Signori e conoscitori d’arte, continuerà fuori d’Italia sino alla sua morte a Varsavia nel 1780.