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martedì 14 aprile 2020

IL RE DELL’ORTO
di Angelo Gaccione

Il Castello di Carmagnola

In quel trionfo di visionarietà creativa che sono i “volti vegetali” del nostro pittore lombardo Giuseppe Arcimboldo, il peperone non ha un posto rilevante. Mi ha sempre molto sorpreso questa mancanza, non solo per la varietà cromatica: nelle vaschette dei supermercati i bellissimi e luminosi colori gialli, verdi, rossi e viola, compongono degli splendidi stendardi; ma soprattutto per la ricchezza delle forme davvero di ogni tipo. Piccoli, grandi, allungati, rotondi, attorcigliati, a cornetti, quadrati… e dunque straordinariamente versatili. Una miniera nelle mani di un artista come lui, per comporre nasi, occhi, mento, mustacchi, gote e quant’altro. Conosciuto fin dal Cinquecento, questo genere di ortaggio era certamente notissimo ad un pittore come Arcimboldo che di buona parte di quel secolo è stato figlio.


Diffusamente presente sulle mense di nobili, contadini e soldati, grazie alla carnosità, al profumo e al gusto, poteva accompagnare molte pietanze, soprattutto cacciagione, carni fra le più diverse, salumi, divenendo un contorno prezioso e ricco di sapori. Io ne ho delle reminiscenze quasi proustiane: in casa mia lo si mangiava anche crudo, quello quadrato, soprattutto, come quello ora tanto rinomato della città di Carmagnola. Mia mamma diceva che era ricco di vitamine, vi praticavamo un forellino dall’alto e vi lasciavamo scorrere un filo d’olio che lo irrorasse esaltandone il gusto. Bei tempi, quelli, quando ancora di merendine non c’era traccia, e nello stomaco immettevamo prodotti naturali e genuini. 

La Fiera del peperone
                                             
Posso immaginare che meraviglia di peperonata le cucine preparano a Carmagnola, ma mia moglie non è da meno e il suo estro si sbizzarrisce come le donne della mia infanzia. Arrostiti sulla griglia o la piastra, poi conservati in un sacchetto del pane per tenerli al caldo e poterli facilmente spellare… Io potrei fare una lista lunghissima dei cento e più modi di preparazione, da quelli ripieni a quelli conservati sottaceto per poi accompagnarli con il coniglio arrosto o fritti col fegato. Ne sento ancora a distanza di mille chilometri l’aroma che avvolgeva la casa e si spandeva sulla via, e mi ritorna l’acquolina in bocca. Ma più di tutto io ho sempre amato quelle gigantesche padellate di patate fritte e peperoni multicolori, che adagiate sul treppiedi sotto la fiamma del focolare, rosolavano a fuoco lento e indoravano in letizia. Accompagnato con del buon pane fatto in casa, questo piatto bastava da se solo a saziarci e nutrirci.

                                 
Affascinato come sono dalle forme, devo confessare che fra le varietà che ho avuto modo di vedere, quello detto a trottola, prodotto nelle terre della Carmagnola, mi è parso di gran lunga il peperone più suggestivo e affascinante. Sarà perché mi ricorda un cuore, un cuore pulsante, vivo, straordinariamente umano, e tornando ai dipinti dell’Arcimboldo, non avrei esitato, se avessi posseduto la sua abilità, di piantare un peperone come questo in mezzo al cuore di uno dei suoi personaggi. Fosse pure l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo. O uno lungo o a corno sul naso, di una delle sue tante “Teste composte”. 


Ghiotto come sono di questo prodotto - dicono addirittura che le sue proprietà prevengano il tumore al cervello - devo però confessare di non averne finora vista la Fiera, che nella città di Carmagnola si svolge dalla fine di agosto in poi. Me la immagino come un tripudio di colori e di festa.
E in un tripudio di colori e di festa devono apparire le distese di territorio dove la sapienza dei carmagnolesi lo coltiva… cariche come campi di tulipani e trabocchevoli di lunghi filari colorati, da cui deve sprigionare una struggente e poetica seduzione.

Piazza Sant'Agostino

Ahimè, non ho nemmeno visto la cittadina che i miei ricordi scolastici rimandano al nome del condottiero reso celebre dalla tragedia del Manzoni. Ma mi sono proposto alla prima occasione di andarci: la piazza Sant’Agostino e il Castello voglio proprio vederli. In attesa, ne affetto uno sul tagliere.