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lunedì 27 aprile 2020

PARROCI E RESISTENZA
di Don Pino Demasi


La lettera che qui pubblichiamo, è arrivata a “Odissea” inviata da vari amici, ma solo oggi. È una lettera del parroco di Polistena ai suoi giovani parrocchiani in occasione della Festa della Liberazione. Stamattina ci è arrivata anche da Marco Vitale che a don Pino ha scritto, a sua volta, una lettera di apprezzamento.


Carissimi ragazzi,
tra qualche giorno, Sabato 25 aprile, il nostro Paese festeggerà i 75 anni della nostra Liberazione. Il mio dovere di educatore e di sacerdote mi impone, in occasione di tale ricorrenza, di rivolgermi anche quest’anno a tutti voi, così come ho fatto negli anni precedenti. Faccio questo, nella consapevolezza del mio dovere di educarvi, nella logica e nello Spirito di San Giovanni Bosco, a diventare “bravi cristiani ed onesti cittadini”, continuando a mettervi tra le mani il Vangelo e la Costituzione. Lo faccio anche perché consapevole che uno dei doveri principali di noi adulti è quello di trasmettere memoria alle nuove generazioni, in quanto senza memoria non c’è futuro.
Lo faccio infine perché ritengo che l’anniversario di quest’anno ci trovi in una situazione particolare, molto simile, sotto certi aspetti, a quella che hanno vissuto i nostri antenati, 75 anni orsono.
Nel 1945, infatti, donne e uomini, giovani e meno giovani sono stati capaci di dare la vita per sconfiggere l’odio ed i totalitarismi, per regalare al nostro Paese la pace dopo la guerra. I nostri Padri scoprirono l’importanza di rinascere insieme e grazie agli altri, a livello di singoli individui, di comunità e di popoli. Ebbene, vorrei partire da questa eredità, che loro ci hanno lasciato, per cercare di trovare insieme a voi qualche coordinata che ci permetta di vivere questo 25 aprile come una nuova resistenza, resistenza non solo e non tanto contro il coronavirus, ma contro il virus delle paure, delle incertezze, degli egoismi. È certamente un tempo inedito e drammatico quello che stiamo vivendo, di cui, un domani, dovrete trasmettere memoria ai vostri figli. La memoria non di un disimpegno, ma di un’esperienza di eccezionale valore, di una crisi profonda che è diventata invece un’opportunità di crescita e di crescita globale, di una tempesta che ci ha fatto capire che “non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme” (Papa Francesco, omelia durante la preghiera straordinaria del 27 marzo).
Ed è questo, allora, cari ragazzi, il punto di partenza di questa nuova Resistenza. “Non è forse questa la tremendissima lezione del Covid19? Nessuno si salva da solo… il coronavirus ci insegna il valore della solidarietà” (Massimo Recalcati, La nuova fratellanza, in “la Repubblica” del 14-3-2020). In questi giorni in cui siamo costretti a stare chiusi in casa, stiamo avvertendo maggiormente il bisogno di stare con gli altri. Ci manca la presenza fisica del ragazzo o della ragazza, degli amici, dei compagni di scuola e/o di gioco, dei nostri insegnanti, dei nostri educatori, delle persone a noi care. Aveva proprio ragione Pietro Calamandrei quando affermava che “la libertà è come l’aria…ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”. E allora questo bisogno di stare insieme agli altri non può, da ora in avanti, essere vissuto solo a livello emotivo. Si tratta invece di riappropriarsi di quel “noi” collettivo su cui abbiamo da sempre insistito e di quell’umano ed evangelico “prendersi cura gli uni degli altri”, che è stato alla base dell’impegno di alcuni di voi in questi giorni. Partiamo da qui per immaginare e costruire una nuova stagione di resistenza, fatta di nuovi stili di vita e di relazioni, di valori messi da parte e che oggi più che mai si rivelano essenziali.

Corbetta. Lapide al partigiano P. Beretta
(Foto: Jana Giupponi)
Si tratta di ri-costruire un nuovo modello di società, ripartendo ancora una volta, per dirla con Bonhoeffer, il teologo protestante ucciso dai nazisti il 9 aprile del 1945, “dal basso, dalla prospettiva degli esclusi, dei sospetti, dei maltrattati, degli impotenti. Degli oppressi e dei derisi, in una parola dei sofferenti” (D. Bonhoeffer, “Lo sguardo dal basso” in Resistenza e Resa).
Viviamo, allora, carissimi ragazzi il prossimo 25 aprile, in questa logica.
Uniamoci, sì, ai momenti celebrativi via social. È importante anche questo per creare memoria e cultura. Ma soprattutto partiamo da questo 25 aprile, per costruire, dando spazio alle nostre energie positive, una nuova stagione di impegno e di resistenza a favore di politiche coerenti di medio e lungo periodo che abbiano al centro il rispetto della vita, l’equità e la sostenibilità, e contro chi, ad ogni livello, vorrebbe continuare a fare il proprio gioco ed il proprio interesse. A partire dalle mafie, che stanno approfittando della crisi sociale ed economica di questi giorni per ottenere consenso e controllare il territorio, come ci stanno ricordando i nostri bravi magistrati, ai quali esprimiamo la nostra vicinanza ed il nostro grazie. Oggi più che mai, ragazzi, sentiamoci tutti chiamati in causa, così come si sentì chiamata in causa la parte sana del Paese nella lotta contro le dittature, anch’esse ladre di libertà e di dignità.
Dopo il coronavirus, ragazzi, ritornate a sognare! Siate soprattutto voi, gli artefici della ricostruzione del nostro Paese. Da parte mia, continuerò a starvi vicino e ad accompagnarvi, per quanto mi è possibile, in questo cammino.
In attesa di incontrarci nuovamente nelle nostre strade, nelle nostre piazze e nei nostri luoghi di vita, vi abbraccio tutti idealmente.
 

LA LETTERA DI VITALE


Corbetta. Monumento ai partigiani
(Foto: Jana Giupponi)
Caro Don Pino,
Domenico Cristofaro mi ha girato il link del Suo messaggio ai ragazzi di Polistena in occasione del 25 aprile. Sono molto grato a Domenico perché proprio oggi è il 25 aprile ed è stato per me emozionante leggere in questo giorno un messaggio ai giovani calabresi, che potrebbero sembrare così lontani da questa ricorrenza, da parte di un parroco calabrese che rievoca per loro il significato del 25 aprile proiettandolo ai nostri giorni, alle sfide dell’oggi e del domani. Il 25 aprile è sempre stato per me un giorno speciale, perché appartengo a una famiglia autenticamente antifascista, da prima della mia nascita, negli anni ’30. Mio padre è stato antifascista vero sin dagli anni ’20, in carcere, partigiano. La nostra casa, in Val Camonica, era un riferimento per i partigiani locali e di passaggio. Io ricordo come se fosse ieri, le serate passate, vicino a questi uomini forti, ad ascoltare Radio Londra e i suoi messaggi. Mi dilungo in questi ricordi personali solo per farLe capire perché il suo messaggio ai ragazzi di Polistena del 25 aprile 2020 mi ha donato un’emozione particolare.
Anch’io sento nei giorni che stiamo vivendo un po’ dello spirito di allora.
Ho cercato di esprimere questo sentimento in due miei scritti che Le mando,
il primo datato 6 aprile e il secondo 25 aprile.
Il primo di questi scritti ha suscitato settanta riscontri da molte persone di vario tipo, formazione e località, dalla Val Seriana (BG) a Marsala a Caltanissetta. La quantità e la qualità di questi riscontri mi ha indotto ad avviare la pubblicazione di un libro che includerà i miei due scritti e i riscontri ricevuti. Vorrei aggiungere, se me lo consente, il suo bellissimo messaggio ai ragazzi calabresi, che ho anche mandato ai miei piccoli nipotini.
Se Le può far piacere verrò apposta a Polistena per incontrare i suoi ragazzi.
Grazie di cuore
Marco Vitale.
[Milano, 25.04.2020]