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domenica 12 luglio 2020

STATO D’EMERGENZA
di Franco Astengo


Evitando con chiarezza commistioni con coloro che l’anno scorso di questi tempi dal palco di comizi balneari reclamavano “i pieni poteri” è necessario che l’eventualità di una prosecuzione fino alla fine dell’anno dello stato di emergenza sanitaria sia sottoposta a una attenta analisi di ordine costituzionale e politico. Problemi d’ordine costituzionale erano già presenti durante la prima fase contraddistinta da uno stretto lockdown.
Prima di tutto il governo non può considerarsi messo al riparo dal voto del parlamento perché in gestione emergenziale è sfuggito regolarmente al confronto, come ha fatto ripetutamente il presidente del Consiglio derubricando le sue presenze alle Camere da “comunicazione” a “informativa”.
C’è da considerare, inoltre, che ci troviamo di fronte a una doppia scadenza elettorale riunificata in unico election day: scelta inopinata che presenta essa stessa risvolti di carattere costituzionale nell’accorpamento arbitrario di turni elettorali di rango diverso. Una forzatura, per usare un linguaggio benevolo, che mostra nodi intricati sul piano della legalità costituzionale che toccherà alla suprema corte sciogliere. Nell’eventualità dello svolgimento nella stessa giornata delle due competizioni, quella amministrativa- regionale e quella referendaria, dovranno essere poste garanzie ben precise circa l’utilizzo di tutti gli strumenti di comunicazione di massa, a partire dalla televisione al riguardo dell’uso della quale in materia di presenze elettorali deve essere richiesto il ripristino della par condicio.
Si dovrà vigilare per evitare eccessive presenze televisive “en solitaire” da parte del presidente del consiglio, vero invasore del teleschermo nel periodo del più severo restringimento sociale. Il presidente del Consiglio è - surrettiziamente - esponente del partito proponente di quel taglio nel numero dei parlamentari che sarà sottoposto - appunto - al vaglio dell’elettorato. La presenza del presidente del consiglio in televisione dovrà essere regolata (e vigilata) attorno a temi di strettissima natura istituzionale.
Così come andrà aperta una riflessione, a livello parlamentare, sull’uso smodato dei dpcm: strumento che consente di saltare a piè pari il Parlamento.
In questo caso è necessario sia fissato preventivamente un dibattito in entrambe le aule dei due rami del parlamento perché la prosecuzione dello stato d’emergenza sia sottoposta anche ad un voto dopo che senatori e deputati avranno ascoltato le motivazioni per le quali il Governo intende adottare il provvedimento. Inoltre, in una circostanza eccezionale come questa, dovrebbe toccare al Parlamento, tramite la votazione su di un documento di indirizzo, fissare modalità e termini entro i quali potrà essere emanati decreti in materia di emergenza sanitaria.
Occorre un’iniziativa di deciso contrasto all’eventualità di mera prosecuzione dell’iniziativa di straordinarietà nella funzione di governo così come questa era stata realizzata nei mesi da febbraio ad aprile 2020.
È necessaria una forte mobilitazione in difesa della democrazia costituzionale repubblicana, mai così in pericolo come in questo momento nei suoi cardini fondamentali. Il Coordinamento per la democrazia costituzionale è chiamato a rivolgere un appello ai parlamentari sensibili a questi temi perché si sviluppino iniziative conseguenti in sede di Camera, Senato, istituzioni locali, mezzi di comunicazione di massa, mobilitazione sociale.