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giovedì 6 agosto 2020

I TOTEM POETICI A PONTE DI LEGNO
di Angelo Gaccione

Ponte di Legno

Non sapevo assolutamente nulla di questa storia dei totem poetici di Ponte di Legno, e del Premio nato in quella cittadina, sapevo qualcosa perché negli anni lo avevano vinto delle persone con cui sono da tempo legato da rapporti di amicizia, ma non me ne ero mai interessato. Ero stato due volte nella cittadina della Valcamonica col tipografo che stampava l’edizione cartacea di “Odissea”, e che a Villa Da Legno possiede una casa, ma allora in giro per Ponte di Legno non c’era traccia di questi totem. Ad interessarmi era stata una madonna della chiesetta di Villa, alcuni manufatti artistici della chiesa della Trinità, il Narcanello e il Frigidolfo, e naturalmente alcuni scorci molto poetici, come accade spesso a certi luoghi di montagna con le casette di legno dai tetti spioventi, e i balconcini adornati di piante colorate. Essere invitato per l’undicesima edizione del premio, è stata l’occasione propizia per una ricognizione attraverso la dislocazione nelle varie zone della cittadina, e poter vedere, de visu, queste strutture realizzate da Edoardo Nonelli. La trovo un’idea delicata e gentile questa dei totem; e fare di una cittadina come Ponte di Legno un luogo di “poesia diffusa”, fa onore a quanti vi si sono negli anni applicati. Sono dieci, ora, i totem impiantati, e formano un vero e proprio itinerario letterario, a delizia dei turisti e degli appassionati.
“Odissea” ha deciso di pubblicare i testi riprodotti su lastra in rame e custoditi dentro i totem. Abbiamo scelto di metterli in prima pagina per una più vasta diffusione tra i lettori. Iniziamo da quelli di Nina Nasilli riprodotti nel totem installato quest’anno e inaugurato il 31 luglio; di Giuseppe Grattacaso nel 2018, e di Giuseppe Langella nel 2011. 

***

Effatà

Nina Nasilli
accanto al suo Totem

C'è tra i semi un seme di pianta
che aspira ad essere il sicomoro
                                                     - e la scala:

è nel movimento la Grazia
e un verde effatà ancora stupisce

dite:
se un ramo - ogni ramo, un minuto per volta
se uno stormo
se un raggio d’alba
se una primizia d’universo
                                             un respiro

se un corpo
se un tronco

il muschio alla radice
la foglia
se un volo d’uccello
                                  
con ali pronte all’ombra
se un odore di pioggia
se un timido nido
                                 un bianco d’uovo, e l’oro
se una mano
                       dopo la carezza

se un altro corpo - un altro tronco
se un altro ramo

se il Tempo li aggiogasse
tutti                                  d’incanto
tutti
dall’aurora alla luna
cosa sarebbe il Nome
                                      in Silenzio?

[Nina Nasilli]

 ***

Dai suoi raggi


Giuseppe Grattacaso

Risplenderà in decomposizione
un giorno il sole: trasformato in elio
l’idrogeno del cuore, rallentato
il battito, più esile il respiro,
il fiero dio sulla quadriga raggio
dopo raggio comincerà a morire,
saluterà le nuvole e i pianeti,
invecchierà nei secoli dei secoli,
fiacco e gigante, una stella enorme
calerà sui deserti. Sopra il cocchio
celere un tempo, siederà un vecchio
deforme e stanco, triste stella obesa
arresa al fato. L’idolo dolente
che tutto ha visto, tutto ha assecondato,
e fiumi e terra, Helios rinsecchito,
ricorderà montagne e continenti,
i ciclamini, i gemiti degli uomini,
la bontà dei castagni, le distratte
rive dei laghi, il volo rarefatto
della tortora, l’orgoglio dei ghiacciai,
il lume remissivo delle lucciole,
la mano tesa ad indicare il sole:

il sole che brillava sui miraggi,
la mano ad accennare antichi viaggi.

[Giuseppe Grattacaso]

***

All’Oglio, dove nasce

Giuseppe Langella
accanto al suo Totem


Nasci tra scrosci e schiume,
dovendo far di due torrenti un fiume.
Ti rovesci a rapina e non conosci
angustie di tormenti.
Campione dei gradassi,
ti avventi addosso ai sassi con orgoglio:
così, così ti voglio!
Incurante dei graffi,
prendi la vita a schiaffi,
come fanno i ragazzi con la fionda.
Risuona ogni sponda d’urti e schiamazzi,
e risate da pazzi
a cavallo dell’onda.

Ma che resta di te una volta a valle?
Abbassi, ahimè, la cresta,
ai gorghi dai le spalle,
arreso ti rilassi,
ti rassegni a ogni sorta di salassi
e infine opaco, turpe, t’impaludi.
Oh, quanto mi delusi!
Eri tutto un rigoglio di energia:
ti sei fatto, per via,
untuoso più dell’Oglio.

[Giuseppe Langella]