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mercoledì 23 dicembre 2020

LA VITA AI TEMPI DEL CORONAVIRUS 
di Guido Peter Broich

 
Uno spettro circola in Europa. Piccolo, invisibile e letale. Salta da uomo a uomo, si nutre dei contatti, della vicinanza, degli affetti. Potremmo dire che è un male perverso, male non perché esiste, ma perché antitetico al bene. Anche qualora non ci porta alla morte, ci allontana dalla vita, ci divide, separa, impedisce la convivialità, il contatto fisico, ci isola. Un male che ci impone di portare una maschera, non solo comportamentale come descrive Pirandello, ma addirittura tangibile, reale, fisica. Un male cabalistico della mancanza, una esistenza non perché è, ma perché l’essere vero si è ritirato. Il vuoto creato dal non essere. Uno spettro che viene da oriente come lo fece la luce della sapienza che ci fece uscire dalla nostra animalità. Ex Oriente lux, ex oriente mors. Un ciclo di nascita e morte, di evoluzione spengleriana della cultura e della vita. Tutta la nostra ricchezza moderna è basata sulla unione fluida degli uomini, su condivisione, scambio e commercio di quanto a cui riconosciamo un valore. Oggi la vita vissuta è lontana come mai dai monasteri delle riflessioni solitarie, della felice unione poligamica tra poltrona, libro, sigaro e fine, distillato con il loro padrone e Signore, l’Uomo. La nostra realtà odierna obbedisce alle regole del formicaio di un bazar, è multiforme e anomica, plasmatica, ed eccitante. E qui il nostro piccolo fantasma introduce la peggiore delle anomalie. Una anomalia il cui effetto disruttivo peggiore non è nemmeno la pur deplorevole morte individuale. In un formicaio brulicante di vita, ove il numero ha ormai sopravanzato ogni altra riflessione, alla morte pone rimedio veloce e assoluto la nascita! Del resto siamo troppi su questo pianeta, pochi anni fa ancora si poneva a un miliardo e mezzo il limite della sostenibilità, ed ora abbiamo superato i sette miliardi! No, se mai per molti il rinnovo portato dalla morte individuale dovuta al nostro piccolo protagonista è visto con soddisfazione malcelata. Molti vedono nella vecchiezza un fastidio, un eccesso, un’anomalia esecrabile. 



No, la morte dei vecchi è vista come una necessità e non turba questo nostro mondo moderno, lontano da Confucio come la terra dal sole. Il pericolo vero e lo sconvolgimento che il nostro piccolo ospite porta tra le formiche, è il suo essere muro, sepimento, ostativo fisico alla naturale promiscuità, alla quale gli uomini portano religiosi doni in raduni oceanici, opinioni maggioritarie e convinzioni ferree. La divisione fisica è insopportabile, soprattutto per coloro che di sopportazione sono del tutto ignari, e l’ansia regna sovrana. Se l’ansia già si diffondeva tra gli uomini, ora impera e governa. Vi è poi l’impatto economico del nostro amico oscuro. Questo nostro stanco e favoloso mondo dall’impronta europea trae la sua ricchezza non dalla fruttifera terra, solida e costante, ma dal mercantile interscambio, dal miscuglio di popoli e beni, in una miscela che diventa fondamento al nuovo mondo da molti adorato, da alcuni temuto ma a cui nessuno è estraneo. La sua ricchezza deriva dal mercato, e la crescita è possibile solo nella misura in cui tale mercato cresce. Per vivere rigoglioso questo sistema necessita di una crescita costante e così ad ogni bisogno soddisfatto deve sempre corrispondere un bisogno nuovo, da soddisfare ancora. Siamo ormai capaci di produrre con tale efficienza, che i bisogni basilari potrebbero essere ampiamente soddisfatti da fabbriche automatizzate con pochissimi operatori altamente specializzati. Diventa così necessario creare effimeri bisogni per evitare che il popolo inoperoso viva in peccaminoso ozio, ma venga trattenuto al lavoro, incatenato dai propri desideri iniettati da un pensiero straniero come il ramo domestico innestato in una pianta selvatica. Ed è proprio questo mondo che il nostro terrorista rivoluzionario aggredisce, è questo che lui distrugge.

 




Togliendoci i viaggi, i contatti umani, le masse brulicanti nei bazar, la euforia della creazione di sempre nuovi bisogni. Interrompe in uno schema in cui nulla deve sopravvivere troppo a lungo perché saturerebbe il mercato, dove una automobile deve essere cambiata ogni tre anni, costi quel che costi. E così quel malandrino riporta il mondo indietro, toglie ricchezza e costringe l’uomo a nuove fatiche, lavori e penurie. Equanimemente lo spettro si appresta a distribuire una democratica povertà, di affetti e di beni, una privazione sistematica, un isolamento sociale nutrito di quella paura esistenziale che crea i miti e le superstizioni. La paura regna sovrana, le reazioni spesso inconsulte, poco riflettute ed estemporanee dei nostri governanti ne sono l’esempio più evidente. Nascono le cure miracolose, come durante la peste del 1300, alcune sensate, altre totalmente folli, ma tutte accomunate da una caratteristica: la retrocessione del pensiero scientifico, come codificato da Cartesio e l’illuminismo settecentesco, di fronte alla inferenza intellettuale, ideologica, ove la speranza salvifica genera teleologiche convinzioni. Il vaccino ci salverà tutti, si dice. Speriamo. Ma quando si puntualizza la povertà di dati scientifici, la risposta è che si sono vaccinati il Presidente americano e questo o quell’attore famoso. La scienza provata retrocede ed avanzano inferenza sociale, convinzioni e speranze. Tutto questo è opera del virus? No di certo. La nostra società sta facendo il suo percorso da molti anni e i punti fondamentali sono evidenti da tempo. Per citarne alcuni: il trasferimento della ricchezza da terriera ad economico produttiva nel periodo da fine Ottocento alla Seconda guerra mondiale, è ora seguito da un secondo trasferimento dall’economia produttiva alla finanza internazionale, completando il percorso di immaterializzazione. Con il contemporaneo trasferimento della ricchezza personale e relativa disponibilità economica dalle persone fisiche alle persone giuridiche, ove la più diffusa forma di godimento di un bene non sarà più il possesso, ma l’affitto sotto varia forma. 

Opera di Vinicio Verzieri

La distruzione sistematica del ceto medio a favore di una sicurezza ad minima di un ceto generale in parte produttivo e in parte assistito, contrapposto ad uno fortemente minoritario proprietario effettivo dei mezzi. Una massa sempre più povera, che si esprime attraverso democrazie che reggono una politica sempre più debole, confrontata da un ridotto gruppo di decisori sostenuti dal potere di immateriali lettere di credito che circolano in modo anonimo su tutte le piazze finanziarie del mondo. Una progressiva elusione del potere democratico a favore di un potere oligarchico che sfugge ad ogni norma. Il virus non ne è certo il colpevole, ma agisce da fenomenale acceleratore, di rinforzo sfruttato per facilitare una evoluzione già in atto. Allora come sarà il mondo dopo che lo spettro del nostro piccolo amico avrà abbandonato la sua transitoria dimora terrena? Sarà una landa desolata come le campagne europee dopo la peste, piena di processioni e roghi per streghe, esorcismi e superstizioni soteriologiche? O forse saprà riconosce nella distanza un insegnante raffinato che ci ha obbligato a fermarci un momento nella corsa muta e cieca fine a se stessa, verso la favola della libertà assoluta? Sapremo forse rivalutare alcuni valori senza per questo dover rinunciare alla luce della conoscenza e alla ricchezza dei mezzi materiali? Sapremo evolvere oculatamente evitando sia di sfinirci in una rincorsa infinita ai bisogni imposti, sia a cadere nel buio pauperista e penitenziale? Se sapremo vivere il Virus come uno stop procedurale, una pausa atta a riconsolidare i punti cardinali della nostra cultura europea della luce e del progresso, dati dal sodalizio inscindibile tra riflessione e stabilità da una parte e tumultuosa ricerca della fresca scoperta dall’altra, il suo operato avrà avuto un senso. 



Raramente gli spettri portano una verità monomorfa ed assoluta, anche se spesso ne sono convinti. A volte, a trambusto finito, il matrimonio tra lo spettro e il suo castello indica una nuova, più illuminata, via. È questo il senso storico degli spettri. Così ora dobbiamo aprire una nuova riflessione politica e sociale, senza preconcetti, come fossimo nel Settecento. Uscire dal recinto ormai sterile delle classificazioni politiche del passato, inadatte per descrivere un mondo profondamente e strutturalmente cambiato, per aumentare il benessere sociale ed economico del mondo. Non sono evoluzioni spontanee. Il virus ci ammonisce: abbiamo davanti la scelta di ripiombare nel buio della superstizione e della follia e perdere centinaia di anni di progresso possibile, o reagire scientemente, continuare con la luce che fu di Federico II di Svevia. Perché il buio della follia possibile è grave e pericolosa. Quando un uomo con supremo sacrificio rinuncia alla propria vita per uccidere altri uomini in virtù di una ideologia o convinzione religiosa, non lo si può spiegare con poche battute ma bisogna sedersi e riflettere. I terroristi kamikaze sono un segno di allarme dal primo giorno, troppo poco ascoltato, di una corruzione grave che sta infiltrandosi nel pensiero umano. E la Natura non ammette che certe cose incancreniscano oltre ogni limite. E così, a cicli, regala agli uomini uno spettro   mortale. Perché la Natura è maestra severa e lineare. L’uomo deve capire ed imparare, altrimenti soccombe. La Natura permette la vita solo a coloro che sanno fare buon uso degli spettri.