Pagine

giovedì 16 settembre 2021

A SPASSO PER ASCOLI PICENO 
di Petronilla Pacetti

 
La città delle cento torri.  
 
Il centro storico di Ascoli Piceno è un luogo splendido che consigliamo a tutti di visitare a piedi degustando intanto un cartoccio di un'altra opera d'arte: le olive ascolane, magari accompagnate (o seguite, a seconda dei gusti), dalla meravigliosa crema fritta, anch'essa leccornia tipica della cucina del territorio. Qui convivono praticamente tutti i diversi stili della storia dell'arte, al punto che Jean Paul Sartre, che certo non era portato per facili complimenti, l’ha equiparata a un libro di storia dell’arte; e possiamo certamente dire che Ascoli Piceno, come sosteneva la mia insegnante di lettere del ginnasio, è "uno scrigno di tesori". D'altronde parliamo di una città più antica di Roma (di cui è stata una provincia non troppo accomodante) con tracce perfino dell'età paleolitica, con origini egeoanatolitiche come dimostrerebbe il suo stesso nome, con quella radice AS presente in altre zone del mondo mediterraneo, con riferimento all'idea di insediamento urbano. Ascoli è stata edificata in travertino ed è conosciuta come la città delle cento torri, perché verso la metà del Trecento ne aveva circa duecento; e qui troviamo anche bellissime strutture religiose e palazzi nobiliari che fanno riferimento a una eccezionale varietà di stili: Gotico, Romanico, Rinascimentale, Barocco…, come ha scritto Guido Piovene, negli anni Sessanta. 



Parte integrante della sua straordinaria bellezza, infatti, è rappresentata dai magnifici palazzi, pubblici e privati, che arricchiscono la preziosità del centro storico facendo di questo luogo un vero gioiello; e collocati dentro una rete di stradine che qui vengono denominate “rue”. Dunque. mentre degustiamo dal nostro cartoccio le irresistibili leccornie che contiene, continuiamo la nostra passeggiata iniziata percorrendo via delle Stelle, che corrisponde all'antico camminamento della città e permette di costeggiare il fiume Tronto; a cominciare dalla Porta di Borgo Solestà con il suo ponte romano, che corrisponde all'attuale quartiere di Porta Cappuccina. E questa camminata, inoltre, ci offre anche la possibilità di contemplare il borgo medievale che da qui vediamo praticamente intatto, come doveva essere quando Ascoli era un libero Comune. 



Il sentiero, il cui fondo è cosparso di sassi antichi e levigati, si dipana, silenzioso e appartato, in mezzo alla natura, per quasi tutto l’itinerario, a fianco dei resti delle mura. In dialetto questo percorso viene indicato con l’espressione “Rrète li mierghie”, letteralmente “Dietro ai merli”, che si riferisce ai merli “a coda di rondine”, di tradizione ghibellina, che sormontavano le mura, costeggiate dalla strada antica; queste strutture, che oggi non ci sono più, costruite per difendere la città negli anni di guerra.  in tempo di pace venivano utilizzate per stendere, in modo che asciugassero al sole, i lavori degli artigiani: lane, sete e broccati preparati dai tintori, così come le pelli lavorate dai conciatori, attività tipica di questo territorio. Ora, al posto delle mura, troviamo, come parapetto, un muretto da cui possiamo ammirare lo scorrere del fiume, in basso, e la vegetazione, cresciuta liberamente sulle sue sponde, alte sull’acqua. Dalla parte opposta possiamo vedere un agglomerato di piccoli edifici (o di loro resti) caratteristici del Medioevo, sia abitazioni che botteghe e torri, legate al periodo comunale di Ascoli. 



Da questa posizione possiamo scorgere squarci di un panorama suggestivo e, con la sensazione di essere fuori dal tempo, vediamo di fronte a noi tante costruzioni in travertino, materiale con cui è stata edificata la città; e tetti, ingressi di case e porte di botteghe un tempo piene di vita e di attività, che testimoniano un passato ricco e fiorente. Sull’altra riva lo sguardo, passando sopra la folta vegetazione cresciuta quasi selvaggiamente, che incastona il letto dove scorre il Tronto, può spaziare liberamente e arrivare fino all’incantevole veduta del Ponte Romano, costruito anch’esso con il travertino, nel periodo augusteo. Questo viaggio affascinante ci porta alla fine all'ex c
hiesa di Santa Maria delle Stelle, da cui la strada prende il nome e che, dopo un tormentato percorso, divenne una struttura privata che, ristrutturata, è oggi un laboratorio tecnico-artistico a disposizione dei cittadini. Da qui, dopo una breve sosta nella serenità del luogo, torniamo indietro lentamente; e, ripercorrendo la stessa strada all’inverso, possiamo riaprire il nostro cartoccio chiuso ovviamente per la visita alla chiesa/atelier e continuare il nostro piacevole spuntino mentre godiamo di nuovo della splendida vista sulla città medievale dal lungofiume. 



Per raggiungere poi nuovamente Borgo Solestà, e il suo ponte romano, che ci porta all’inevitabile ingresso per chi arrivava qui nei tempi antichi: piazza Ventidio Basso, uno dei luoghi più interessanti e affascinanti di Ascoli, in passato sede di un attivissimo mercato legato all’artigianato tessile locale e alle sue relative attività commerciali; dunque, un punto fondante della vita cittadina. Si tratta di uno spazio impreziosito da chiese magnifiche, come Ss. Vincenzo e Anastasio, con la sua particolare facciata, suddivisa in sessantaquattro riquadri (unica in Ascoli, ma caratteristica della scuola architettonica umbra ed abruzzese, nel Medioevo), e la   torre svettante al di sopra. Avanzando da qui, accanto alla trecentesca (con molti apporti successivi, però) chiesa di S. Pietro Martire, che fa da sfondo, su via delle Torri, incontriamo il teatro dei Filarmonici; l'altro teatro storico, il Ventidio Basso, lo incontreremo più tardi sul nostro percorso.  



Prima vogliamo raggiungere Piazza Arringo, percorrendo tutta via delle Torri e fermandoci a piazza San'Agostino, dove ci incanta la chiesa omonima con il suo stile romanico-gotico, la particolarità dell'inversione della pianta che mostra un insolito asse (XV secolo), la facciata rinascimentale e, all’interno, apporti barocchi, ora in parte eliminati. Di fronte le due torri gemelle del XII sec., uniche rimaste, ora inglobate nel palazzo Merli; vicino si trova il Museo di Storia naturale “Antonio Orsini”, che è inserito nel polo permanente dei Musei della Cartiera papale, il cui percorso storico è inestricabilmente legato al territorio. Percorriamo via della fortezza e via Dino Angelini e, a questo punto, dovremo necessariamente fare una meritata sosta per riposarci e rinfrancarci con una bibita e, soprattutto, con gli irresistibili dolci tipici: il frustingo (con fichi secchi), le castagnole all'anisetta, la cicerchiata (con miele e anisetta), i ravioli dolci (con castagne o ricotta) e la tipica zuppa inglese (qui chiamata “Pizza dolce”. E, alla fine, naturalmente, un buon caffè. Poi, recuperate forze, energie e motivazioni, eccoci in piazza Arringo (o dell'Arengo), la più importante di Ascoli, quella che forse ne rappresenta meglio la storia di libero comune; qui, in effetti, si tenevano le assemblee (arringhi, arenghi o arringhe) dei cittadini che si riunivano per discutere e decidere. 



In questa zona si trovano anche alcune delle più interessanti costruzioni della città: il palazzo dell’Arengo (fine del XII secolo), che ospita la Pinacoteca Civica; il duomo di Sant’Emidio (la cattedrale, dedicata al patrono), edificato su un edificio romano, come il contiguo battistero di San Giovanni; il palazzo Vescovile, con il Museo Diocesano; palazzo Panichi, dove è collocato il Museo Archeologico. Poi imbocchiamo corso Trento e Trieste lasciandoci, a sinistra, via dei Tibaldeschi con la sua pavimentazione in lastroni e, a destra, via della Giudea, in una posizione strategica nel centro cittadino e caratterizzata dalla presenza di negozi e locali storici; e con una gradevole passeggiata, costeggiando e ammirando alcuni dei palazzi più belli della città possiamo arrivare a via del Trivio, vicino Piazza del Popolo; qui troviamo il teatro Ventidio Basso. Entriamo a vedere il Chiostro Maggiore di San Francesco, che è parte, con il Chiostro Minore, del complesso architettonico dell’omonima chiesa. Ogni giorno feriale, in questo luogo si tiene il mercato delle erbe; di conseguenza il posto viene chiamato Piazza della Verdura o Piazza delle erbe. 



La sera precedente la Quintana di agosto, dallo spazio antistante il Chiostro, dalla parte di Via del Trivio, muove uno dei cortei storici della rievocazione che raggiunge il sagrato della cattedrale dove ha luogo la cerimonia dell'Offerta dei Ceri. Costeggiando la chiesa, a sinistra, e sbucando così nel luogo più famoso della città, possiamo ammirare la facciata in tutto il suo splendore romanico-gotico, al centro dello scenografico panorama di piazza del Popolo, cuore della città dal Rinascimento in poi, così come lo era stata anticamente Piazza Ventidio Basso. Le sue perfette proporzioni, inquadrate dalle magnifiche costruzioni che la delimitano, rappresentano e concretizzano i canoni degli architetti rinascimentali che si ispiravano all'opera di Vitruvio; uno scenario indimenticabile che incanta chiunque abbia la fortuna di vederlo almeno una volta. Qui sorge anche il medievale Palazzo dei Capitani del Popolo, con la sua merlata torre gentilizia. Il pavimento della piazza è ricoperto con lastre di travertino che hanno subito un processo di lucidatura che lo rende particolarmente lucente e assume, in caso di pioggia, un singolarissimo effetto riflettente. 



Nelle vicinanze si trova la fonte dei leoni (ormai invecchiati), ma conosciuta come fontana dei cani, che hanno facilità ad abbeverarsi, per via dell’altezza.
In piazza del Popolo, salotto della città, è molto conosciuto lo storico Caffè Meletti, in un raro stile liberty marchigiano, che può vantarsi di aver avuto fra i suoi frequentatori Jean Paul Sartre, Simone de Beauvoir, Ernest Hemingway, Giani Stuparich, Pietro Mascagni, Beniamino Gigli e Mario Del Monaco, Licini e Guttuso; e ancora: Piovene, Soldati, Eduardo De Filippo, Saragat e Pertini. In questo locale, dalla cui terrazza si può ammirare tutta la piazza, diverse volte sono state girate scene di film poi diventati famosi; e si beve l’anisetta, un liquore a base di anice preparato secondo la ricetta messa a punto da Silvio Meletti, nella seconda metà dell’Ottocento; la specificità del celebre locale ascolano è l'anisetta con la mosca, un chicco di caffè tostato nel bicchiere. Si racconta che piacesse molto a Trilussa che, in effetti, ha scritto “Quante favole e sonetti m'ha ispirato la Meletti”. Fuori dal centro troviamo un altro luogo interessante e panoramico: il Colle dell’Annunziata con il Teatro Romano, sede di molti spettacoli e, forse, anticamente punto di raccolta per le province che combatterono la guerra sociale contro Roma. Qui è il Parco della Rimembranza dove possiamo ammirare il convento dell’Annunziata (XV-XVI) al cui interno troviamo un affresco di Cola dell’Amatrice, uno degli artisti che hanno frequentato questa città, come Carlo Crivelli, che qui ha vissuto a lungo ed è morto. Al di sopra la fortezza Pia (1560).
Ogni anno in Ascoli si celebra la giostra medievale della Quintana con tornei cavallereschi, in due date durante l'estate. Ogni manifestazione è completata da uno straordinario corteo di personaggi in costumi d'epoca; un’esperienza molto suggestiva che è arricchita anche da altri spettacoli, come quello costituito dagli sbandieratori.



Questa città (e la sua provincia), così bella e ricca di arte, di storia, di cultura, è, inoltre, medaglia d'oro della resistenza; infatti il 12 settembre 1943, all'arrivo dei tedeschi, i militari e la popolazione di tutto il territorio ascolano insorsero e il 3 ottobre i partigiani, tra i primi e venuti anche da altre parti d'Italia, si batterono coraggiosamente sul Colle San Marco contro i nazisti, meglio armati e organizzati, con molte vittime tra i giovani volontari che combattevano per la libertà, l’unica guerra accettabile.