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domenica 21 novembre 2021

MONUMENTI E GUERRA

 
Lecce. Il 21 ottobre del 1921 alla povera Maria Bergamas toccò il triste privilegio di scegliere a caso la salma del soldato senza nome morto in battaglia, che nei giorni successivi sarebbe stata trasferita e tumulata a Roma. Cent’anni fa in tutta Italia si volle celebrare il milite ignoto, con un’enfasi grondante retorica, tra dolore, scontento e un senso di rivalsa che intanto portava i suoi frutti al partito fascista. Anche a Lecce si svolse una analoga manifestazione: il 4 novembre fu una giornata di lutto collettivo, in città: partito alle 10 da Piazza Sant’Oronzo, il corteo si diresse verso il cimitero; il sarcofago vuoto era deposto su un carro coperto di fiori. Dobbiamo la ricostruzione di quegli avvenimenti a Valentino De Luca, che li ha raccontati nel suo ultimo libro, uscito pochi mesi prima della sua scomparsa: Lecce negli anni della Grande guerra (Galatina, Editrice Salentina, 2019): un lavoro prezioso, in cui si descrive il modo in cui si vivevano le giornate della guerra, come essa penetrasse nelle vite di familiari e amici dei soldati, come percorresse le vie cittadine, recando il dolore, la sofferenza, la paura. Per i soldati caduti, Valentino ha rivendicato il doveroso ricordo, e in questa direzione ha fornito il suo contributo decisivo: ne ha corretto e completato gli elenchi, e ha chiesto fino alla fine di suoi giorni che i nomi di 132 giovani dimenticati fossero inseriti nelle lastre marmoree del Monumento ai Caduti innalzato in città. 


La locandina dell'incontro

Grazie alla sua ricognizione li conosciamo, non sono più militi ignoti. Esiste un progetto, acquisito dalle autorità cittadine, che prevede un restauro del monumento stesso con l’integrazione dei nomi mancanti e la correzione di quelli incisi in modo impreciso sulle lastre di marmo. L’incontro del 24 novembre non vuole essere solo un momento di riflessione che indubbiamente l’anniversario sollecita, ma un’occasione opportuna per sollecitare la realizzazione del progetto, come atto dovuto alla città e a quanti hanno lasciato la vita in quella guerra tanto lontana.

Società Storia Patria