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martedì 22 febbraio 2022

EUROPA DI PACE!  
di Alfonso Navarra*

 
Il 26 febbraio tutti in piazza!
 
Le ultime notizie sono drammatiche: le prospettive di una soluzione pacifica della crisi Ucraina, almeno nell’immediato, sono tramontate. Condanniamo che la parola sia passata alle armi prima di esperire i tavoli negoziali. E qui la responsabilità è di Putin, senza dubbio. E della sua decisione di riconoscere le Repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk inviando truppe russe in loco. Questo al di là della lunga catena di atteggiamenti e gesti inconsulti, con vari gradi di responsabilità, che coinvolgono più attori, dagli USA alla NATO, dai Paesi UE al governo ucraino, tutti incapaci di fuoriuscire dalle logiche di potenza e di guerra. O, almeno, di fronteggiarle con credibili dinamiche di pace.
Il riconoscimento del Donbass all’insegna del “prima i russi” straccia gli accordi di Minsk (autonomia del Donbass nel riconoscimento della integrità e della sovranità di Kiev) quindi costituisce un impedimento alla possibilità di sempre auspicabili soluzioni diplomatiche alle contese in corso.
Non possiamo accettare le “sfere di influenza” di competenza di presunti “imperi”.  E questo vale anche per la parte “occidentale”, con i suoi patti militari, cui non ci allineiamo poiché è arrivato il momento della “terrestrità”, di pensare a un mondo che non sia più divisibile, nemmeno metaforicamente, e quindi soprattutto culturalmente e politicamente, per i quattro punti cardinali dell’Ovest e dell’Est, del Nord e del Sud.
Non possiamo accettare che le controversie internazionali siano risolte con mezzi militari. Dobbiamo continuare a lavorare, con gli strumenti della mobilitazione di base, per evitare ulteriori escalation che avrebbero conseguenze funeste per il mondo, ma soprattutto per l’Europa: sviluppi negativi sia dal punto di vista di evoluzioni geopolitiche progressive verso una realtà multipolare fondata sulla forza del diritto; sia di una transizione energetica orientata alla soluzione della crisi climatica.
Il manifestarsi di logiche di guerra più o meno fredda o calda è sempre una sconfitta per l’umanità e gli sforzi per la costruzione di paci locali e globali, con la cultura e i metodi della nonviolenza attiva, non vanno mai dismessi. Papa Francesco è una autorità morale che dovrebbe essere più ascoltata su questo punto, espresso in particolare nell’enciclica “Laudato Si’”. C’è un bene globale comune, la salvaguardia dell’ecosistema planetario, che andrebbe perseguito, aggiungiamo noi, come “pace con la Natura” quale condizione per una pace stabile e duratura tra le società umane: non c’è giustizia senza pace!
È sui contenuti di un documento per l’ “Europa di pace” e sui loro presupposti valoriali e strategici che manifestiamo con i nostri partners (WILPF Italia, Mondo senza violenze e senza guerra, Energia felice, etc.), il 26 febbraio a Milano, dalle ore 13:00 alle ore 15:00, in piazza Stazione di Porta Genova.
Chiamiamo a partecipare ad un presidio statico che si svolgerà in collegamento con altre iniziative, di varia natura, che avranno luogo in diverse città italiane.


 

Atto d'imperioSe si voleva davvero salvaguardare in questo momento oscuro per la pace l’unica mediazione sul campo, quella degli accordi di Minsk che difendono giustamente l’integrità territoriale dell’Ucraina, ecco che la decisione di riconoscere le indipendenze di Lugansk e Donetsk azzera ogni sforzo diplomatico.
Editoriale di Tommaso Di Francesco su “il Manifesto” del 22 febbraio 2022:
La scelta di riconoscere le indipendenze di Lugansk e Donesk è un atto di forza che cercherà di legittimarsi quale risposta asimmetrica alle tante scelte sbagliate delle guerre occidentali. E proprio per questo non possiamo che definire l’annuncio del presidente russo Putin come un grave errore, un’avventura foriera di nuova guerra. Perché se legittimamente si difendono le ragioni del popolo russo, non è la risposta asimmetrica all’arroganza altrui, della Nato e degli Usa, la soluzione: parliamo del 2008 quando, nonostante gli accordi di pace di Kumanovo del 1999 – dopo la guerra «umanitaria» aerea – che riconoscevano il diritto sul Kosovo di Belgrado, fu riconosciuta a tutti i costi la divisiva indipendenza del Kosovo.
Se si voleva davvero salvaguardare in questo momento oscuro per la pace l’unica mediazione sul campo, quella degli accordi di Minsk che difendono giustamente l’integrità territoriale dell’Ucraina, ecco che la decisione di riconoscere le indipendenze di Lugansk e Donetsk azzera ogni sforzo diplomatico. Che invece doveva e poteva essere rilanciato, anche di fronte alla verità amara che questi accordi sono stati boicottati finora dal parlamento ultranazionalista di Kiev. Ora sarà difficile riattivare un processo negoziale, risponderanno solo le ragioni della forza come accadde in Georgia nel 2008. Tra gli Stati uniti, impegnati nella vittoria definitiva post-guerra fredda contro il nemico sovietico – che non c’è più -, e la Russia che spinta da questa espansione ideologica e militare risponde in chiave imperiale. E per favore, giù le mani da Lenin.
Si tratta di un risiko in Europa, contro l’Europa, mentre l’Unione europea è subalterna perché senza una politica estera surrogata dall’Alleanza atlantica, e divisa sui contenuti strategici come l’energia. Saranno contenti gli ultranazionalisti d’estrema destra ucraini che attivando l’oscura rivolta di Maidan – con stragi come quella impunita di Odessa – hanno alla fine prodotto la proibizione della lingua russa e la cacciata dei russi e dei filorussi, in 8 anni di guerra civile, con 14mila morti e due milioni di profughi dei quali nessuno si è accorto. Il processo è arrivato a compimento. Sul baratro.

*portavoce dei disarmisti esigenti.