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lunedì 14 marzo 2022

GUERRAFONDAIO CONTRO NATURA 
di Laura Margherita Volante 

Giuseppe Bruzzone
storico obiettore di coscienza
fotografato da Gaccione alla manifestazione
"Milano contro la guerra" 13 marzo 2022
Arco della Pace
 
Scriveva E. Fromm "Gli uomini più primitivi sono i meno bellicosi, la bellicosità cresce in proporzione alla civilizzazione".
Nell'arco di pochi secoli la Svezia, da una società fieramente guerresca, si è trasformata in una delle meno violente fra le nazioni industrializzate.
"La storia si scrive e si insegna in termini di fatti violenti, scandendo il tempo con le guerre", fa notare lo psicologo Goldstein; sembra essere una questione di selettività nei resoconti "dopoguerra" e "anteguerra".
Lo psicofisiologo Kennet E. Mojer, dopo aver descritto dettagliatamente i meccanismi di ormoni e della stimolazione di certe aree cerebrali legati all'aggressione, insiste sul fatto che il comportamento aggressivo è sempre legato ad uno stimolo esterno.
“È così importante il ruolo dell'ambiente che parlare di una tendenza innata ha poco senso”.
A prescindere dei fattori evoluzionistici o neurologici che sarebbero alla base dell'aggressione, sta di fatto che "biologico" non significa, affatto, “inevitabile”. Persino le pulsioni di fame e di sesso possono essere dominate (digiuno, castità); nel caso dell'aggressione la nostra capacità di scelta è ancora più chiara. Anche "se l'uomo fosse geneticamente predisposto a reagire con l'aggressione agli eventi spiacevoli - dice Berkowitz - potremmo lo stesso imparare a modificare e a controllare questa reazione".
La cosiddetta "aggressione" di stato è una questione politica e non emotiva. (Harvard R. Lewontin).
J. J. Rousseau: "La guerra non è una relazione fra uomo e uomo, ma fra Stato e Stato, gli individui sono nemici accidentalmente".
Perché allora la credenza di una natura umana violenta è così diffusa?
In una società violenta è naturale che la tradizione di pensiero attribuisca l'aggressività (Freud - Lorenz) alla natura biologica anziché all'apprendimento culturale. Dice Bernard Lown, copresidente della Lega Internazionale dei medici per la prevenzione della guerra nucleare (premio Nobel per la pace 1985): "Il comportamento dell'individuo, sia esso aggressivo o permissivo o passivo, non è il fattore che determina il suo atteggiamento verso il genocidio. Neppure una persona aggressiva è disposta ad accettare l'estinzione". "Per giustificare e accettare la guerra e per convincerci, abbiamo creato una psicologia che la dichiara inevitabile, ma è una razionalizzazione per accettare la guerra come un sistema adatto a risolvere i conflitti umani ".
Trattare come inevitabile un qualunque comportamento mette in moto una profezia autorealizzante. Se partiamo dal presupposto che non possiamo non essere aggressivi abbiamo maggiori probabilità di agire in conformità fornendo le prove del nostro assunto di partenza.
"Noi viviamo in un'epoca, in cui accettare tutto ciò come inevitabile, non è più possibile senza andare incontro alla prospettiva molto concreta dell'estinzione della specie umana" (Lown).