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martedì 19 aprile 2022

GUERRA E PACIFISTI


 

Laura Cantelmo scrive all’amica Claudia Azzola.
 
Cara Claudia, l'angoscia è oggi il sentimento dominante, anche e forse ancor più tra coloro che si battono per la pace e il disarmo, venendo spesso tacciati di codardia. Mandare armi a chi ne è da anni ampiamente rifornito dagli Usa significa gettare benzina sul fuoco tanto da non permettere che la guerra abbia possibilità di un negoziato, che sempre più verrà vanificato - come già avviene - se non si è disposti ad abbassare minimamente la posta in gioco. I cosiddetti bei discorsi servono a contestualizzare la situazione per capire come uscirne. Gli appelli alla solidarietà e all'accoglienza sono umanamente necessari, certo. Mio figlio, ad esempio, si è recato in Ucraina per distribuire generi di prima necessità e prelevare malati da trasportare negli ospedali italiani.  
Occuparsi di come uscirne politicamente, tuttavia, attiene alla categoria del pacifismo, che non è una posizione da rammolliti salottieri, ma rappresenta qualcosa di molto serio, quando si inveisce contro l'orso russo che tutti deprechiamo, evitando di vedere lucidamente tutte le parti in campo, che non sono solo, come si sa, i due contendenti. E le cui vittime inconsapevoli sono proprio gli ucraini e, diciamolo chiaramente, noi stessi. Prendersela, come fa tutta l'informazione schierata con l'elmetto, con chi riflette sopra una guerra la cui soluzione, se sfuggisse di mano - come ormai avviene - potrebbe essere davvero la fine per tutti, è fuorviante, per usare un benevolo eufemismo.
Devo a questo punto pronunciare la breve formula rituale? Con imbarazzo sincero lo farò senza dilungarmi, a scanso di equivoci: "Non sono dalla parte di Putin né approvo la sua politica" (Mi dispiace che sia ormai necessario fare questo gesto - quando il punto è ben altro - onde evitare accuse infamanti e malintesi. Pessimo segno, davvero, per chi parla di democrazia).
Un abbraccio.
Laura Cantelmo