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giovedì 8 settembre 2022

RICORDO DELL’8 SETTEMBRE
di Franco Astengo


L’andamento della campagna elettorale in corso ci dimostra come l’Italia sia un Paese in piena crisi culturale, morale, politica prima ancora che economica e sociale. Nella drammatica situazione dell’attualità bellica il ceto politico italiano nel suo complesso, escluse dovute eccezioni, non appare in grado di promuovere un’iniziativa di pace: ed è questo il segnale più evidente della debolezza e della subalternità del sistema alle logiche esterne della sopraffazione e del dominio. Non si tratta soltanto del pericolo incombente di una vittoria nelle urne di una destra che affonda le sue radici in quelle della Repubblica Sociale. È qualcosa di più profondo che colpisce la nostra comunità. Si tratta degli atteggiamenti di vita quotidiana, dei fenomeni alimentati da parole inconsulte scritte sui social media e sui mezzi di comunicazione di massa che trascinano a gare d’imitazione al ribasso cui partecipano da protagonisti i principali attori dell’arena politica in quadro di trasformismo che ha ormai raggiunto livelli paradossali.
Cogliamo i frutti avvelenati di una lunga stagione di abdicazione dal senso collettivo, del prevalere dell’individualismo competitivo consumistico, di adozione dei modelli di ferocia sociale attraverso i quali si pensava di realizzare una società costruita nel “segno del comando” di chi aveva decretato la “fine della storia”.
La politica non riesce più a esprimere organizzazione sociale e pedagogia di massa. Nella sostanza viviamo in uno stato di perenne "rivoluzione passiva".
Gobetti scrisse del “fascismo come autobiografia della nazione”, Gramsci di “eversione delle classi dirigenti”, Togliatti di “regime reazionario di massa”.
Queste tre frasi sono ancor oggi illuminanti e dovrebbero essere non solo ricordate ma ben analizzate nella loro attualità.



Come può oggi l’Italia ricordare l’8 settembre? Fu quello il giorno della “morte” o della “rinascita” del Paese? Prima di tutto debbono essere ricordati due punti fondamentali:
1) L’8 settembre rappresentò il momento apicale della tragedia del fascismo e non soltanto in ragione dell’esito bellico. Andava a compimento, a quel punto, il ventennio della dittatura, la complicità correa del capitalismo italiano, la grettezza culturale e morale della monarchia;
2) La risposta all’8 settembre fu il CLN. Questo elemento deve essere sottolineato con forza perché senza il CLN, formato dai partiti che pure – in forme diverse – avevano resistito al regime, non ci sarebbe stata la legittimazione politica della Resistenza e non si sarebbe arrivati al risultato di un’Italia sì vinta ma in grado, immediatamente, durante il conflitto e nel momento stesso della sua conclusione di rivendicare la propria capacità di governo e la propria identità. Ciò si verificò nonostante l’invasione del territorio da parte delle armate straniere e l’ambiguità della situazione allora in atto con il permanere della monarchia. L’atto vero di ricostruzione del Paese sotto l’aspetto culturale, politico, morale avvenne comunque nell’immediato post 25 Aprile essenzialmente grazie alla presenza dei grandi partiti di massa e alla loro capacità, pur in una fase di fortissima difficoltà culminata nell'avvio della guerra fredda, di tenere assieme l'unità resistenziale con l'elaborazione della Carta Costituzionale. Toccò ai grandi partiti di massa fornire il contributo decisivo, insostituibile, alla ricostruzione fornendoci l'esempio del come restituire una visione di dignità alla politica: solo lavorando per tornare a quelle origini della nostra democrazia si potrà ricordare efficacemente l’8 settembre 1943.