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sabato 10 giugno 2023

DONNE MASSACRATE
di Laura Margherita Volante


 
Il tessuto connettivo sociale dell’affettività nel vuoto dell’educazione.
 
Molte donne vengono uccise da narcisisti e da soggetti disturbati e malvagi, una vera e propria sindrome di Hannibal. Poi sta crescendo una dissociazione della personalità, per cui sesso e amore prendono strade diverse. Nella subcultura esiste "amor sacro e amor profano", per cui la moglie per far figli e le amanti per sfogare gli istinti e le passioni sessuali. Oggi la perversione è l'estremizzazione di una società malata e deviata, e la ricerca dell'estremo in ogni attività è considerata arte oppure è per superare la noia di soggetti deboli, viziati e viziosi. Il grave è che tutto questo passa come normalità, come bere enormi boccali di birra, assumere sostanze fino allo sballo, sesso violento e di gruppo. Un vero malcostume attraverso un fenomeno sociale, diventato ingestibile, i cui modelli tramite i media e i social attirano adolescenti, per lo più soli e depressi. Inoltre sempre più i genitori, i primi educatori, rimangono adolescenti e mi chiedo, come può una adolescenza indeterminata e interminabile diventare genitorialita? I compiti di sviluppo della psicologia sociale e gli stadi di Piaget sono ormai senza data. Con questa premessa quale linguaggio della convivenza si afferma, dunque, nell’attuale complessità dei rapporti interpersonali e nelle dinamiche comportamentali in famiglia, sul lavoro e nel tessuto connettivo società? Un assassino uccide la fidanzata incinta di sette mesi. I media commentano questo grave crimine nei confronti di una donna, turbando le coscienze di tutti e molti senza parole per l'assurdità di tale gesto freddo e meditato. I criminologi concordano nell'inquadrare il soggetto nella sindrome narcisista spietata e manipolatrice.
Da tempo la società invia segnali inquietanti di mostruosità da parte di maschi disturbati, dall'aspetto seducente e da comportamenti seriali. Allora c'è da chiedersi se non sarebbe opportuno con emergenza di occuparsi del genere maschile e sulle radici di questo malessere sociale evidente. Continuano invece i dibattiti sulle donne uccise o sfigurate dell'acido, senza un cambiamento di modalità di approccio al problema. Gli esseri umani vivono apprendendo il linguaggio nel fluire della convivenza. Questo è un dato scientificamente teorizzato e allora mi chiedo perché non si cerca di modificare il linguaggio, i cui retaggi sono atavici? Ad esempio la parola "protezione" è un termine che ci riporta al linguaggio mafioso, i cui rapporti sono regolati da una piramide di principi basati da sudditanza e privilegi.
Il linguaggio si perde nei generi pensando alla pari dignità... intanto le donne continuano a morire per mano di maschi che ne esercitano il controllo come se il corpo della donna fosse un territorio di proprietà. Alessandro Manzoni si pose il problema della lingua, intuendone l'importanza per eliminare dubbi o interpretazioni a seconda del contesto culturale. Naturalmente il suo obiettivo era di formare una lingua comune unificatrice, per creare armonia e presa di coscienza popolare. Oggi lo spunto deve condurre verso altro orientamento per la formazione di un linguaggio culturale e sociale democratico, ove il pilastro intorno a cui dibattere è il concetto di persona. La donna è una persona, che non ha bisogno di paternalismi ma di poter vivere per il diritto sacrosanto e inalienabile di persona libera, unica, originale, irripetibile,  le cui scelte siano di responsabilità propria e non per dominanza altrui.