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lunedì 27 novembre 2023

FARE RUMORE
di Sergio Genini

 
Milano, 25 novembre ore 11,30 Piazza Cairoli, sono in ritardo il presidio iniziativa alle 11: presidio per La Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne”, qui come a Roma e in molte altre piazze oggi, in Italia e nel mondo, in Italia organizzato dalla piattaforma Non Una Di Meno. Esco dalla metropolitana una fermata prima, Cadorna, perché quella di Cairoli è ovviamente evitata; sono due passi e arrivo nel mare di persone che hanno riempito tutta la piazza, quasi fino alla fontana di fronte al castello Sforzesco. La folla insiste larga fino all’inizio di via Dante creando una enorme circonferenza. Non so valutare il numero ma siamo migliaia si sente parlare di 30 mila. È una moltitudine composta, al mio arrivo. Ci sono donne adulte, ragazze, bambine, ma anche tanti uomini adulti, ragazzi, bambini, c’è attenzione alla voce che scandisce il nome della vittima, il modo in cui è stata uccisa, il luogo; oltre 100 le donne, le ragazze, che dall’inizio dell’anno sono state spente alla vita. Mi colpisce sentire più volte: “uccisa a colpi di accetta”; è una morte atroce, come è possibile che faccia una cosa simile un “amore”, colui che ha magari avuto dei figli con quella donna, una persona preziosa che poi ha ucciso. 



Sento in radio mentre sono in piazza, che si dice: “non dimentichiamo gli orfani”. È vero, non ci si pensa molto a questo pauroso aspetto che accompagna spesso il femminicidio, qualcosa che si amplifica in intere vite, enormità di una immensa tragedia, ferita indelebile. C’è brusio in piazza mentre il triste conteggio si propaga dal microfono, c’è tristezza, c’è commozione, ad un certo punto ecco il nome di Giulia Cecchettin, il brusio diviene rumore, si aggiunge la notizia dell’arrivo in Italia del suo assassino, Filippo Turetta, il rumore si fa intenso, chiavi, tamburelli improvvisati, battiti di mani, urla. Mi ricordano le manifestazioni degli anni 70, quelle delle donne femministe, la voglia di essere presenza viva, non di reazione, ma di mettere il paletto, la condizione, la presa di coscienza: “ORA BASTA!”.



Le donne uccise sono vittime di una distorsione mentale creata da una educazione, sì, patriarcale, che ha scolpito nelle menti umane una visione di supremazie e sottomissioni, dove il supremo è il maschio. Non è mai stato valido questo pensiero, ora men che mai…
Sento ad un certo punto che parte il corteo, non so se era previsto, non credo, ma sono contento che si faccia, si va in Piazza del Duomo. E ad un certo punto sento scandire: Donna, Vita, Libertà…
Ecco, giusto, non dimenticare nulla, nessuna realtà femminile in oppressione: Iran, Afganistan, Africa… il nuovo mondo possibile si deve fare con le donne, si deve fare insieme, nessun supremo, ma rispetto e diritto
Che il rumore continui.