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domenica 17 dicembre 2023

TANTO TUONÒ CHE PIOVVE
di Girolamo Dell’Olio
 

Diario civile
 
Effetti collaterali della Tav nella capitale della cultura.  
 
Ha fatto bene a usare il macchinone scuro coi vetri oscurati, il presidente delle Regione senza Ragione (sì, quello della Golar Tundra regalata ai piombinesi grati e felici), stamani, per attraversare il portone del civico 2 in via Cavour, dopo il bagno di fango del cavalcavia ferroviario ieri, pomeriggio. Ad attenderlo all’ingresso del Consiglio regionale qualche scatto della ‘melma TAV da sottoterra’ e una legittima domanda: ‘Firenze all’avanguardia nelle Grandi Opere?’ Imperturbabile, scendeva poco dopo dalla vettura d’ordinanza, davanti al civico 1, il prefetto-che-non-risponde. Un cortese ‘buongiorno’ al custode in servizio davanti al Palazzo del Pegaso, e via dentro il Palazzo Medici Riccardi, senza il minimo segno di curiosità né per quella ‘melma da sottoterra’ né per quel ‘buco nero TAV’ indossato dal manifestante, che senza mezzi termini segnala: ‘persino il prefetto di Firenze non risponde e non riceve!’ Perché è questo il bello della democratura: ti permettono di stare delle ore lì davanti alla loro casa istituzionale a proporre messaggi e a consegnare documenti che descrivono per filo e per segno le loro responsabilità, e tu puoi dirlo in italiano, in inglese e in francese e in mezzo spagnolo, e anche recitare Kafka, se vuoi, dalla ribalta della panca in pietraforte di Michelozzo, tu puoi mettere a nudo il re e i suoi serventi e tutta la tela delle connessioni… sì, possono prendersi questo bel lusso ‘democratico’ perché hanno fatto a pezzi la socialità (e benedetto fu il Covid!), hanno  creato il vuoto nei cervelli, hanno sostituito una comunità con donne e uomini robot, piegati in preghiera sui loro nuovi vangeli elettronici, e addosso fili o cuffie o auricolari, e peggio mi sento se osservo la maggior parte dei ragazzi, ognuno nel suo piccolo mondo autosufficiente nel quale anche l’evento più catastrofico si affronterà solo se e quando ti verrà proprio fra i piedi, e sarà tardi ormai. E come quando ero ancora a scuola, e i ‘veci’, i migliori, borbottavano contro il degrado di quella professione ridotta a compilar schede e aspettavano solo la liberazione della pensione, così tanti dei migliori che incontro col cervello ancora acceso hanno però spesso solo parole di sconforto, di rassegnazione, al massimo di solidale compassione. Come quella testimone di tanti presìdi di protesta che oggi mi chiede: ‘Ma me lo dica: ci sta riuscendo a scalfire un po’ questa indifferenza?’, e pensa ai consiglieri regionali che in questo Palazzo sono chiamati a interpretare il proprio sacro ruolo pubblico.


 
E io, cosa le rispondo? ‘Vede, questo Palazzo per me è solo un fondale: è uno spunto per suggerire alla gente comune, che vale molto di più, di provare a unire i puntini, di risvegliarsi dal torpore, di reagire alla manipolazione dei giornali e delle televisioni. Cerco semplicemente di proporre qualche strumento. Di fare informazione’.
E lei, condividendo, commenta: ‘Sì, questi politici sono proprio un altro mondo, vivono su un altro pianeta, coltivano interessi completamente diversi da quelli delle popolazioni che amministrano!’
O quella coppia anzianetta ma vivissima, neppure fiorentini, che vuole capire, chiede, compara, condivide. Ma alla fine lui mi fa, però con gande garbo e tatto: ‘Sì, però lei è uno, qui, da solo’.  Cosa avrò risposto?
‘Si parte sempre da uno, no?’
La consorte, dolcissima, mi sostiene: ‘Non gli dia retta: lei fa proprio bene!’
Come sempre, viva le donne!



Ma torniamo alla notizia del giorno, i mini-geyser di pura melma TAV che hanno permesso agli organi di infomanipolazione di tornare a (dover) parlare di Alta Velocità, e alle Opposizioni (che paura, queste Opposizioni!) di cavalcare la notizia. Non è difficile oggi, al manifestante, aggiungere alla consegna per strada del documento-chiave dei Vigili del Fuoco una considerazione semplice semplice: ‘Vedete? È così che scavano sotto Firenze! Non basta il danno che provocheranno alla città a opera finita (se mai la finiranno!): perché progettare e costruire senza un piano di emergenza preventivo (lo vuole persino la legge!), senza tener conto delle cautele che il ‘patrimonio mondiale dell’Umanità’ richiede, è non solo illegale: è semplicemente folle. No, c’è di più: non riescono neanche a progettare i primi metri si scavo senza andare a sbattere subito sulle ‘sorprese’ del sottosuolo. Nelle prossime ore glielo chiederemo, se mai ce lo daranno, i progettisti: ci mostrate per cortesia la vostra mappa dei sottoservizi presenti in quei 12.888 metri di buco da realizzare andata e ritorno da Campo di Marte a Castello?’


 
E che dire dei commenti dei massimi garanti amministrativi che tifano TAV un giorno sì e l’altro pure? Il primo cittadino di Firenze e della Città metropolitana si produce in un invito, ma “forte”, niente meno che a “migliorare le attività di controllo e monitoraggio su tutto ciò che è a contorno del cantiere e che può avere delle implicazioni pesanti, come quella grave che di ieri sul funzionamento complessivo della città”. Per inciso, il direttore generale del Comune di Firenze è la stessa persona che ha la responsabilità di presiedere l’organo che ha proprio questo compito, e che si chiama - un po’ audacemente forse - ‘Osservatorio ambientale’. Se andate a cercarlo sul portale nazionale degli Osservatori Ambientali, troverete questo il messaggio: “Http/1.1 Service Unavailable”!


 
E il magnifico ‘governatore’, come ama chiamarlo la corte mediatica, cos’ha da dire?
“È tutto sotto controllo come mi ha detto Rfi e io non ho motivo di dubitarne”. Figuriamoci noi! E, saggio e consolatorio, aggiunge: “È fisiologico, si tratta di un’opera di portata internazionale. È evidente che sono quegli eventi che possono avvenire”.
Come mi scrive Francesco, è veramente tragicomico che invece di prendere atto dei rischi Nardella (“le ditte stiano più attente...”) e Giani (“danni fisiologici”) rincarano la dose di ridicolaggine. Di questo passo alle prossime, speriamo non tragiche, conseguenze parleranno di fuoco amico. Vogliamo dargli torto?