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domenica 11 febbraio 2024

GIORNO DEL RICORDO 2024
di Romano Zipolini*

 
Lucca. Anpi, con la propria presenza, riconosce senza alcuna reticenza l’orrore per le foibe e per la sorte delle sue vittime, unitamente al dramma dell’esodo di tanti italiani e guarda con compassione e rispetto a tutti gli innocenti colpiti da questa sciagura, parte drammatica della ancor più tragica e complessa vicenda del confine orientale. Stamattina (10 febbraio ndr), in questo luogo di accoglienza, Anpi pone dei fiori, perché “accoglienza” è una parola che oggi rappresenta concretamente i dettami della nostra Costituzione che, in questi tempi di migrazioni, per guerre, fame, sopravvivenze negate, costituisce un’ancora di salvezza. Commemoriamo il ricordo degli orrori della guerra mondiale e di quelle guerre che la prepararono. Anpi lo ha scritto: “La drammatica vicenda delle foibe si caratterizza come un’esplosione di forza brutale, che fu l’esito di uno straordinario laboratorio di violenza qual è stato il fascismo di confine, dal 1919 in poi, fino all’invasione della Jugoslavia del 6 aprile 1941, quindi al dominio nazista sul Litorale adriatico. In queste circostanze, l’uso della violenza, avviatosi ed esploso con la Prima guerra mondiale, raggiunge livelli estremi, e, in questo scenario, si collocano le foibe del 1943 e del 1945”.
Ma se il ricordo va onorato, questo non può negare la storia. Ed è uno storico del calibro di Alessandro Barbero ad ammonire che: “l’istituzione della Giornata del ricordo” non può divenire una tappa della falsificazione della storia da parte neofascista. Fu Mussolini, nel suo discorso tenuto a Pola nel 1920, a pronosticare ciò che la politica fascista avrebbe prodotto: Per realizzare il sogno mediterraneo bisogna che l’Adriatico, che è un nostro golfo, sia in mani nostre; di fronte ad una razza come la slava, inferiore e barbara, io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani.
Anpi, quindi, affida alla ricerca storica, e non alla momentanea prevalenza di strumentali ideologie politiche, che distorcono la verità, che è costruita con il sacrificio di moltitudini di donne e di uomini, pretendendo di sostituirla con una memoria di banalizzazioni, polemiche, faziosità, in una ricostruzione operata ad arte. Come sempre avviene nelle guerre di liberazione e di guerra anche civili, ci fu spazio anche per vendette e processi sommari, fino all’uso delle foibe. Ma è a partire dagli anni 20 che inizia una guerra combattuta dal fascismo, con le armi della snazionalizzazione forzata, deslavizzazione, smembramento e smantellamento della società slovena e croata, di tutte le organizzazioni dei circoli culturali, sociali e sportivi, la italianizzazione forzata in tutte le scuole di lingua tedesca, croata e slovena, e negli impieghi pubblici. Tanto altro ancora fu pagato dal popolo slavo in questa guerra di confine e di conquista che, come in tutte le guerre, fece maturare rancori politici e personali, vendette motivate o immotivate, di violenza bruta delle armi, violenze d’ogni genere, in uno scenario in cui si manifestò tutto il peggio che una guerra è in grado di provocare.
L’Anpi da anni ha aperto una pagina nuova, che evidenzia la gravità degli eventi delle foibe e dell’esodo e restituisce, al contempo, nella sua interezza, verità storica al dramma delle terre di confine e del più ampio territorio slavo e le incancellabili e criminali responsabilità del fascismo e del nazismo, che hanno dato causa a tanta sofferenza.
 
*Presidente ANPI Sez. Lucca