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venerdì 15 marzo 2024

PIETRE E NORME D’INCIAMPO   
di Luigi Mazzella


Gunter Demning
 
La cruenta e feroce guerra tra Netanyahu e il gruppo terroristico di Hamas ha riportato all’attenzione della nostra opinione pubblica un fenomeno ignorato da tanta parte della popolazione, pur essendo l’Italia in lotta per il terzo posto della classifica mondiale (con Austria e Repubblica Ceca) dopo Germania e Paesi Bassi: quello delle cosiddette “pietre d’inciampo”. E ciò dopo che a Roma alcune di tali pietre, create su iniziativa dell’artista tedesco Gunter Demnig e poste a incastro nel selciato stradale (delle maggiori città europee, davanti alle case delle vittime ebraiche delle deportazioni naziste nei campi di sterminio), sono state divelte da qualche condomino particolarmente nervoso e intollerante, sia in via di Santa Maria di Monticelli sia in via Madonna dei Monti. Quei piccoli blocchi di pietra (della grandezza dei sampietrini) ricoperti da una piastra di ottone che porta inciso il nome, l’anno di nascita, la data della deportazione e della morte (se conosciuta) delle vittime dei nazisti hanno un nome mutuato dalla Bibbia con il significato di “pietra dello scandalo”, ben diverso, quindi, da quello strettamente lessicale. Non s’intende, in altre parole, provocare l’inciampo fisico di qualche malcapitato o passante claudicante ma si vuole solo invitare ogni cittadino, anche ben stabile sui propri arti inferiori, a fermarsi per riflettere e meditare sullo scempio e sulle atrocità dei nazisti. Per mera associazione di idee e in senso, ca va sans dire, totalmente diverso, vale a dire lessicale e non biblico, ho sempre considerato alcune norme della nostra Costituzione idonee a fare “inciampare” (e proprio nel senso simile a quello fisico della parola) la nostra nascente democrazia. Le ho indicate in un libro (“Debole di Costituzione”, edito da Mondadori ma tenuto sempre ben nascosto da “manine misteriose”, avrebbe detto Craxi, sotto pile di volumi diversi e ingombranti) e a tale scritto solitamente faccio rimando. Oggi, però, mi rendo conto, che stanno per venire al pettine alcune di tali norme, quelle che consentono, sotto l’apparenza abilmente congegnata e sottilmente interpretata di garanzie costituzionali, un “uso politico della giustizia”, atto a fare “inciampare” non soltanto i governi in carica (o parte di essi), ma tutti gli uomini politici scomodi con susseguenti cadute rovinose: e ciò sulla base di documentazioni “segretamente” e “misteriosamente” compilate con l’ausilio di hacker di “intelligente” professionalità. Che sarà di tali norme? E che di chi vorrà porvi mano?
L’atmosfera, negli ambulacri politici, è diventata tesa e imprevedibile. Persino la Presidente ha dismesso il suo consueto sorriso di “pulzella” ben armata e vincente. I suoi sogni tranquilli perché tutto resti immutato sono affidati al sostegno, sul punto di non alterare l’equilibrio tra gli organi “normali”, dei suoi avversari politici, vicini almeno quanto lei al luogo dove vuolsi così colà dove si puote”.