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mercoledì 17 aprile 2024

GRANDI OPERE



TAV, collaudo negato allo ‘Scavalco’ di Firenze: dinanzi all’ARPAT la testimonianza del presidente della Commissione tecnico-amministrativa
Per Idra solo il primo passo, mentre altre sorprese affiorano dalle attività istituzionali dell’Agenzia ambientale.
 
Terzo incontro di Idra, in questa nuova stagione di lavori TAV, con l’Agenzia per la protezione ambientale della Toscana, presenti il direttore generale Pietro Rubellini e i referenti per il monitoraggio del progetto Antongiulio Barbaro e Luca Ranfagni, dopo i colloqui di aprile e maggio 2023.
Ospite l’ing. Luigi Francesco Montanari, presidente della Commissione di collaudo tecnico-amministrativo in corso d’opera, che dopo aver ringraziato i presenti per l’invito, li ha informati di aver ricoperto il ruolo di presidente della Commissione a seguito di gara pubblica indetta da Rfi alla quale, per gli elevati requisiti richiesti, parteciparono due soli concorrenti. La gara pubblica - ha sottolineato - è a tutela dell’indipendenza della Commissione nel certificare la corretta esecuzione tecnico-amministrativa dell’opera eseguita.
Oggetto del collaudo – ha aggiunto - erano in sintesi la progettazione esecutiva, l’attività di Direzione Lavori, le opere del sottoattraversamento. La normativa prevede che l’incarico di collaudo in corso d’opera sia assegnato entro tre mesi dalla consegna dei lavori. Al contrario, l’incarico alla Commissione fu affidato alla fine del 2014, quando il Lotto 1- Scavalco era già stato dichiarato ultimato con relativo Verbale nel 2012, e la progettazione esecutiva era stata conclusa e pagata.
Dai controlli della Commissione la progettazione esecutiva, compensata con un importo prossimo ai 10 milioni di euro, risultò carente ed incompleta, per cui è presumibile che l’elevato importo speso per l’aggiornamento del progetto (la cosiddetta ‘project review’) sia stato destinato, in parte, a colmare le carenze del progetto originario.
Le prime visite in corso d’opera furono riservate al Lotto 1. Lo Scavalco si presentava pesantemente infiltrato e, nonostante ciò, era contabilizzato a prezzo pieno malgrado l’evidenza di una tale non conformità.
A lasciare interdetta la Commissione fu che lo Scavalco, essendo costituito da gallerie artificiali costruite a cielo aperto, presentava la situazione ideale per realizzare, come dovuto, una perfetta impermeabilizzazione a tenuta stagna. Dall’esame della progettazione esecutiva emerse alla Commissione un evidente errore progettuale. La guaina di impermeabilizzazione lasciava infatti scoperto il punto d’appoggio del traverso sul piedritto, senza neppure l’inserimento di un cordone bentonitico, in presenza del livello massimo della falda che risulta più alto. Ne conseguiva il trafilamento, da tale punto, dell’acqua di falda all’interno della galleria e la sua penetrazione tra guaina di impermeabilizzazione e paramento esterno del piedritto, con la conseguente distribuzione lungo lo Scavalco e l’infiltrazione all’interno attraverso i giunti dei getti e le crepe da ritiro”-
Montanari ha inoltre precisato: In seguito al fallimento di Condotte, tra Rfi e i Commissari di Condotte venne sottoscritto un Accordo Quadro che comprende anche la controllata Nodavia. Al riguardo, l’Accordo Quadro stabiliva tra l’altro le condizioni tecnico-economiche in base alle quali la Commissione di collaudo avrebbe dovuto emettere il Verbale di Accertamento [che attesta la situazione al momento della risoluzione contrattuale], e fissava al più presto il collaudo delle opere eseguite da Nodavia, disponendo la presentazione della Polizza Decennale Postuma del Lotto 1  [che copre soli i danni eventualmente emergenti successivamente all’emissione del certificato di collaudo] in quanto già ultimato nel 2012. La Commissione ha redatto quindi il Verbale di Accertamento elencando e valorizzando tutti i gravi difetti sia tecnici che amministrativi riscontrati, e dichiarando che lo Scavalco in quelle condizioni non possedeva i requisiti di collaudabilità.
Al riguardo per inciso Montanari ha osservato: Per raggiungere tali requisiti non basteranno semplici iniezioni dall’interno, in quanto i tentativi fatti hanno dato risultati inadeguati”.
Una volta rassegnato il Verbale di Accertamento al Committente Rfi, ha concluso il presidente della Commissione, lo stesso, con Pec, ha informato la Commissione che, con la risoluzione della Convenzione Nodavia/ Rfi, l’incarico era concluso. In definitiva trattando la Commissione, i cui componenti sono pubblici ufficiali, alla stregua di un subappaltatore di Nodavia e lasciando lo Scavalco, dopo 12 anni dall’ultimazione, senza collaudo ed in un intollerabile stato di degrado. L’Ordine degli ingegneri ha contestato con proprio parere motivato la correttezza del comportamento di Rfi.
Si comprende dunque, commenta Idra, come la Corte dei Conti della Toscana abbia annunciato l’apertura di un fascicolo, stando a quanto riportato dalla stampa. Nel Verbale di Accertamento, a cui per due volte Idra ha vanamente chiesto accesso a RFI, è indicata anche una precisa raccomandazione lasciata in eredità al committente: predisporre il piano di emergenza, sin dalla fase di progettazione! Lo prevede la norma. A maggior ragione in una Firenze che è soggetta ad inondazioni. La stessa stazione, per esempio, può essere inondata. È necessario sapere quali sono le opere che saranno eseguite ad evitare che l’acqua entri: non può bastare discuterne a opera conclusa. E fa specie che chi gestisce il territorio (il Comune, la Regione), o comanda il piano di emergenza (la Prefettura) appaia indifferente. Il progetto non è irrilevante rispetto al piano di emergenza: se entra l’acqua nella stazione, saltano tutte le tecnologie! E pensare che sono recenti le inondazioni che hanno causato nel territorio anche prossimo a Firenze gravi danni e morti pur trattandosi di opere in superficie. Le conseguenze per opere in sotterraneo di quella dimensione sarebbero di un altro ordine di grandezza!


 
La conversazione con l’ing. Montanari, seguita con attenzione dai presenti all’incontro, ha permesso di mettere a fuoco altri particolari interessanti, e circostanze concrete e attuali di indubbio interesse. In primo luogo, la particolare qualità del percolato che bagna le pareti e i marciapiedi della galleria dello scavalco. Non si tratta di semplice acqua di falda. Le prime analisi realizzate dall’ARPAT dopo la denuncia all’Osservatorio ambientale di cui si è fatta latrice Idra attestano la presenza di colibacilli fecali (Escherichia coli). La costruzione della prima ‘grande opera’ TAV a Firenze ha dunque impattato non solo con la falda, ma anche con le fognature!
Un altro risultato della campagna di accertamenti che l’ARPAT aveva annunciato, e che risponde anche alle sollecitazioni di Idra in occasione dell’audizione dello scorso ottobre ha fatto rilevare nei pozzi a Castello una presenza di idrocarburi. Ancora del tutto sconosciuta la provenienza, che verosimilmente niente a che vedere con i lavori TAV. Ma pur sempre una presenza incresciosa! L’ing. Montanari ha segnalato in proposito che Firenze farebbe bene a tener conto dell’esperienza degli errori commessi nel sottoattraversamento di Bologna (un invito che, a suo dire, non è mai stato raccolto da RFI) non solo sul piano della prevenzione degli impatti idrogeologici ma anche su quello – più di stretta competenza dell’Agenzia – della depurazione delle acque inquinate: I vostri colleghi di Bologna, dove le acque a monte della stazione sono inquinate, hanno preteso che transitino attraverso dei culligan che la depurano: è un’occasione che non vi dovreste far scappare….
Nel corso del colloquio è stato possibile appurare che persino intorno all cosiddetto ‘inconveniente’ dei piccoli geyser di fango spuntati sul ponte al Pino lo scorso 12 dicembre, durante il passaggio della fresa poco sotto il manto stradale, si è costruita una (innocente?) inesattezza informativa. Inutilmente Idra aveva tentato di ottenere lumi presso RFI e il cosiddetto ‘Comitato di garanzia’, dal quale si attendono ancora le risposte ai quesiti di carattere generale e di dettaglio sui lavori TAV trasmessi il 25 marzo. Diversamente da quel che ha comunicato, e successivamente riconfermato, l’Infopoint di RFI (l’evento occorso il 12/12 u.s. in corrispondenza del Ponte al Pino, ha visto la fuoriuscita di materiale condizionato in superficie a causa di un vecchio carotaggio intercettato durante le operazioni di scavo), i riscontri dell’ARPAT sono più precisi, rispetto a come tutti i media hanno pedissequamente raccontato. L’abbiamo capito, e abbiamo anche le foto, ha risposto il direttore Rubellini a precisa domanda al riguardo. Hanno intercettato quello che pare più un vecchio pozzo. La fresa l’ha “strappato”, era un tubo d’acciaio fenestrato [i tubi fenestrati sono tipici della realizzazione di pozzi e piezometri: si tratta di tubi con fessure che consentono l’ingresso dell’acqua nel pozzo e la sua successiva estrazione da parte della pompa], l’abbiamo potuto vedere una volta estratto dalla fresa…”. Certo, come hanno commentato il dott. Barbaro e il dott. Ranfagni, che fosse un sondaggio, o un vecchio pozzo, è roba di cui si era perso traccia; ed è quasi matematico che in un’area urbana come Firenze il censimento dei pozzi realizzati storicamente possa essere incompleto. Tutto condivisibile. Ma resta che potrebbe risuccedere, come ha confermato lo stesso direttore Rubellini. E ad avviso di Idra è giusto e doveroso che l’opinione pubblica ne sia onestamente informata: Per piccina che essa sia, anche questa è una bugia. C’è da fidarsi di chi dice le bugie?”.
In ogni caso, gli ospiti hanno voluto ringraziare l’ing. Montanari per il contributo di informazioni, e – siamo certi – di riflessioni offerto. In più di un’occasione hanno inteso segnalare tuttavia la propria ‘non competenza’ sui temi proposti dal presidente della Commissione di collaudo. Ma, nell’esprimere riconoscenza per la preziosa (e fin qui unica) disponibilità all’ascolto accordata, la delegazione di Idra (Marco Mordini e Girolamo Dell’Olio) ha voluto rimarcare invece quanto sia di stretta pertinenza della protezione ambientale, e dunque di chi se ne fa carico, il diritto/dovere alla piena conoscenza dei dati che il documento prodotto dalla Commissione di collaudo risulterebbe contenere: Se da questa conversazione risulta che esiste un documento, il Verbale di accertamento, redatto da un pubblico ufficiale,  dal quale si ricavano oggettivamente dati, condizioni e circostanze che attestano e spiegano le interferenze ambientali dovute a una progettazione errata, a noi sembra che voi dovreste esserne istituzionalmente non curiosi: curiosissimi! Se poi la presenza di uno sgrondo fisso di colibacilli in una ‘grande opera’ chiamata a raccordarsi con gli altri 7 km di tunnel progettati da Campo di Marte non è un tema ambientale…!”.
Nel frattempo Idra ha inviato all’ARPAT richiesta di accesso agli atti menzionati nel corso dell’incontro del 25 marzo scorso, e provvederà a darne notizia pubblica appena acquisiti:
a) la documentazione fotografica dell’impatto della talpa a dicembre al ponte al Pino;
b) le analisi delle acque inquinate da colibacilli all’interno della galleria e da idrocarburi nei pozzi di Castello;
c) il carteggio attivato al riguardo da ARPAT coi soggetti interessati, Publiacqua e Comune di Firenze;
d) i risultati degli accertamenti sul decadimento a Cavriglia degli additivi chimici alle terre di scavo che da qualche settimana hanno iniziato a essere trasferite in provincia di Arezzo;
e) i risultati delle verifiche condotte meritoriamente dall’ARPAT in collaborazione con l’ARPA Lazio nel campo-prove di Pomezia.
Nuovo appuntamento fra Idra e ARPAT tra un mese.
Associazione di volontariato Idra