“C’è
poco da difendere, la democrazia va ricostruita”: il Manifesto (21 gennaio)
titola così un articolo di Filippo Barbera che presenta il convegno di Genova
organizzato tra il 23 e il 25 gennaio dal "Forum Disuguaglianze e
Diversità sotto l'insegna "Democrazia alla prova". L'obiettivo,
almeno secondo l'autore dell'articolo è quello della "possibilità di
affrancarsi dal quadro rassicurante ma asfittico degli ideali astratti da
difendere, dei valori perduti da restaurare e della partecipazione che non c'è
più". Più avanti si aggiunge "continuare a invocare più
democrazia senza ricostruire le condizioni materiali e gli equilibri di potere
che la rendono possibile è come prescrivere ginnastica a chi ha perso l'uso delle
gambe". Nella
comune preoccupazione per le difficoltà della democrazia e condividendo l'idea
della ricostruzione delle condizioni materiali non è però possibile avviare una
riflessione senza verificare un punto fondamentale che è quello di un saldo ancoraggio
al concetto di democrazia parlamentare. Concetto di democrazia parlamentare espresso
nella Costituzione: voto personale e segreto, fiducia al governo da parte di
entrambi i rami del Parlamento, elezione parlamentare della massima carica
dello Stato, rappresentanza politica realizzata attraverso un'adeguata formula
elettorale prevalente su di un concetto astratto e forzato di
"governabilità", riequilibrio della funzione legislativa rovesciando
il "trend" legato alla decretazione d'urgenza. Attraverso una
evidente e progressiva distorsione della funzione parlamentare sta infatti
venendo a compimento un processo iniziato da lungo tempo, almeno dagli anni ’80
del XX secolo allorquando il tema della “governabilità” è stato assunto come
centrale rispetto a un modificarsi nelle finalità di fondo dell’agire politico-istituzionale.
Un processo nel corso del quale si era cercato di stabilire progressivamente i
termini di una “costituzione materiale” di stampo sostanzialmente
presidenzialista. Una
sorta di semipresidenzialismo era stato addirittura previsto nella riforma
costituzionale elaborata dalla Bicamerale nel 1997, ma non era presente - ad
esempio - nella riforma bocciata dall’elettorato nel 2016: successivamente è
sbocciata da destra l'idea del premierato. La
salvaguardia dell’istituto parlamentare rimane il punto di fondo dell’affermazione
(e non della semplice difesa) della democrazia. Dobbiamo tornare a richiamare
in maniera compiuta ruolo e funzioni del Parlamento. Non
possiamo limitarci a reclamare una visione giuridico-amministrativa all’interno
della quale è venuta ormai a mancare l’enunciazione relativa al ruolo
di rappresentanza politica che nel Parlamento deve essere esercitata
all’interno della dialettica tra le forze politiche e non necessariamente
ristretta al rapporto maggioranza-opposizione (pensiamo, al proposito come
esempio, il tema della politica estera che oggi va agita in un quadro di
tensioni belliche e di stravolgimento di equilibri planetari, non certo
partendo da vocazioni sovraniste). Anche
questa è materia di natura costituzionale. Deve
essere ricordata ancora una volta la visione di centralità del Parlamento sul
piano del confronto politico insita nell’idea fondativa della democrazia
repubblicana emersa nel corso dei lavori dell’Assemblea Costituente. Una
visione della democrazia repubblicana insita soprattutto nell’azione dei tre
grandi partiti di massa, democristiano, socialista e comunista che esercitarono
in quella sede una funzione egemonica contrapponendosi sia all’idea liberale di
un sostanziale “ritorno allo Statuto” e della considerazione del “fascismo come
parentesi” sia all’idea azionista di una democrazia maggioritaria di stampo
britannico.
È
necessario richiamare questi elementi quando si discute di democrazia e di
ruolo e funzioni del Parlamento: in particolare in una fase come questa dove
stanno lasciando uno strascico evidente quelle forti tensioni verso la
disintermediazione in funzione della cosiddetta “democrazia diretta” (in tempi
di web) e di disarticolazione del tessuto unitario. Sarà
necessario avanzare una proposta di formula elettorale attraverso la quale
puntare a una connessione tra territorialità e rappresentanza politica. In
conclusione sarebbe il caso di ricordare ancora le funzioni fondamentali assegnate
al Parlamento dalla Costituzione e che via via sono andate perdute: Riassumendo
possiamo così reinterpretare le cinque funzioni fondamentali del Parlamento: 1) La funzione d’indirizzo
politico, inteso come determinazione dei grandi obiettivi della politica
nazionale e alla scelta degli strumenti per conseguirli, in specificazione
dell’attualizzazione e dell’opposizione - dai diversi punti di vista - del
programma di governo; 2) La funzione legislativa,
comprensiva dei procedimenti legislativi cosiddetti “duali” che richiedono cioè
la compartecipazione necessaria del Governo o di altri soggetti dotati di
potestà normativa; 3) La funzione di controllo,
definita come una verifica dell’attività di un soggetto politico in grado di
attivare una possibile attività sanzionatoria; 4) La funzione di garanzia
costituzionale, da interpretarsi come concorso delle Camere alla salvaguardia
della legittimità costituzionale nella vita politica del Paese; 5) La funzione di
coordinamento delle Autonomie, sempre più complessa da attuare in un sistema
che, nelle sedi di raccordo esistenti sia a livello internazionale che
infranazionale tende a privilegiare il dialogo tra esecutivi.