Forse in
maniera inopportuna ma mi permetto di sollevare un tema che mi pare fortemente
sottovalutato. Si tratta di questo: nella crisi degli organismi sovranazionali
e in particolare dell'ONU, in una fase di scontro frontale all'insegna della
"logica dei blocchi" il presidente USA sta cercando di utilizzare il
cosiddetto "Board di pace" per Gaza allo scopo di costruire un sovra-organismo
raccolto non tanto attorno agli Stati Uniti ma soprattutto misurato sulla sua
persona in quanto indicato come presidente a vita. L'invito di farne parte è
stato rivolto a 60 governi del mondo; il mantenimento della tessera in via
permanente si potrà ottenere con un pagamento da un miliardo di dollari; il
rinnovo del board avverrà ogni tre anni; l'obiettivo sarà quello di "non
esportare la democrazia" in aree di conflitto ma di "promuovere la
stabilità a una governance affidabile". Tutti questi elementi paiono prefigurare
un nuovo organismo sovranazionale che ponga l'ONU fuori gioco promuovendo un
assetto di "parte". Un organismo sovranazionale magari contrapposto
ad altri in modo da segnare una suddivisione in blocchi. La suddivisione in blocchi non
regolata da "organismi terzi" (niente Consiglio di Sicurezza e
diritto di vero) pare davvero essere l'obiettivo dell'amministrazione
statunitense per cercare legittimità per le proprie iniziative di espansione
anche territoriale. Il medio Oriente rappresenterà il primo banco di prova del
Board e proprio per questo paesi come Turchia, Qatar e Egitto non potranno
evitare di esserci: questo fatto pone due questioni importanti, la prima quella
del coinvolgimento di questi paesi nelle fasi successive dell'operazione, la
seconda quella del rapporto con Israele che rimane comunque il punto nodale dell'equilibrio
nell'area partendo dal principio che il governo di Tel Aviv considera Gaza e
Cisgiordania "affare interno". Non secondaria risulterà anche la
posizione di alcuni dei paesi aderenti ai BRICS, in particolare sempre
dell'area mediorientale molto legati al tema "petrolio" (tanto per
semplificare). Quindi sarà sul piano più
generale che l'estensione di presenza del Board all'insieme del quadro di
relazioni internazionali dovrà misurarsi: una sorta di nuova
"Internazionale" sovranista (Millei e Orban hanno già annunciato la
loro adesione) in un contesto di nuova dimensione delle sfere di influenza e di
trasformazione degli assetti politici raccolti attorno al dominio di autocrazie
fondate sulla sopraffazione da parte di ricchezze di dimensioni smisurate? Di conseguenza la ricchezza
(complessivamente intesa) considerata quale elemento fondativo di suddivisione
gerarchica nell'esercizio del dominio e la possibilità di espressione di una
politica di potenza rimarrebbe l'unica frontiera possibile. Così per noi
sorgerebbero altre due questioni molto complesse e strettamente legate fra di
loro: NATO e Unione Europea. Sono finiti i tempi nei quali ci
si poteva permettere il lusso di scandire "Fuori dalla NATO" e
propugnare "Fuori dall'Europa". Appare evidente che è necessaria una
nuova strutturazione degli equilibri anche e soprattutto sul piano europeo
laddove emerge una necessità di definizione di linea rispetto agli
stravolgimenti in corso, tenuto conto soprattutto che al di sopra di questo
gioco apparentemente di scacchi, sovrasta il tema fondamentale della guerra. In questo contesto
che sicuramente qui è stato analizzato in maniera a dir poco lacunosa la
sinistra italiana è chiamata a riconsiderare lo spazio politico europeo. Lo
spazio politico europeo è stato fin qui oggetto di logiche alternative: chi lo
ha considerato coincidente con l’UE sposando in toto gli intendimenti
maggioritari e chi (sempre confondendo spazio politico europeo e UE) l’ha
demonizzato come fonte di totale acquiescenza ai meccanismi capitalistici di
finanziarizzazione dell’economia e di conseguenza della guerra.
Nella situazione attuale potrebbero invece servire proposte
politiche che individuino l’Europa appunto come “spazio politico”, affidando
alla questione della pace la necessaria centralità. La questione europea
necessita di un ripensamento al riguardo di determinate posizioni assunte anche
nel recente passato. Debbono essere elaborati elementi di progettualità
alternativa posti sia sul terreno della strutturazione politica, sia al
riguardo della prospettiva economica e sociale e soprattutto della pace. Non è
sufficiente pensare alla green economy e ai possibili relativi modelli di vita:
le fasi di transizione si stanno presentando diverse e complesse, difficili da
intrecciare.Occorre elaborare una posizione
della sinistra nel determinare una proposta politica rispetto al progetto
trumpiano. Abbiamo davanti grandi difficoltà: dobbiamo essere capaci di
ripensare i temi dello sviluppo e della stessa convivenza civile, delle relazioni
umane, degli interscambi economici, culturali, sociali, ambientali e collegarli
all'interno di un praticabile schema geopolitico.Deve essere aperta una prospettiva della trasformazione
sociale a livello sistemico corrispondente però ed i soggetti rappresentativi
della sinistra europea avrebbero il dovere di trovare adeguate sedi di
confronto.