La condizione umana Ricorderò di questo tempo aspro l’ultima cannula tolta all’anziano il singulto notturno di una donna nella camera accanto; e il respiro che muore in gola straziando il cuore. Ricorderò i miei affanni, la penna pigra sul bordo del comodino, I versi che sfidano l’inerzia, la notte che cala troppo presto nei corridoi impastati di sussurri il sorriso raccolto da una storia nella tregenda che tutti unisce saturazione, pressione, febbre saliscendi di numeri e angosce. La vice vita ci rende fantasmi cacciatori di speranze, aggrappati a mani d’angeli in camice bianco. L’ossigeno quale bene supremo lo ricorderò nei tempi diversi ogni respiro sarà benedetto scontato, al postutto, eppur vitale. Ricorderò ancora dell’uomo nuovo che si è ridestato dal dolore e i compagni di strada vagabondi d’amore.