Breve
vademecum Caro Direttore
e cari lettori non dite che repetita stufant.
Sul tema della separazione delle carriere ho immaginato questa facile esemplificazione. Tiziopartecipa
a un concorso (di primo grado: dopo la laurea) bandito dalla
Amministrazione centrale dello Stato e lo vince: diventa impiegato pubblico e
assegnato a svolgere un’attività chiaramente amministrativa. Caiofa una
scelta più ambiziosa: partecipa a un concorso per pochi posti di difensore
in giudizio e consulente legale dello Stato che prevede una prova di
primo (procuratore) e una di secondo grado (avvocato). I due concorsi sono
banditi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quando Caio li vince: è
assegnato, prima come procuratore, poi come avvocato a svolgere attività di
difesa e consulenza legale delle Amministrazioni dello Stato, in materia civile
(compresa la costituzione di parte civile nei processi penali) o
amministrativa. E ciò: o presso l’Avvocatura Generale o presso una delle
Avvocature Distrettuali. Livio e
Sempronio sono due amici, entrambi
laureati in Giurisprudenza che scelgono
sceglie anche essi, come Tizio, di fare un concorso di primo grado (dopo la
laurea) bandito dal Ministro della Giustizia per entrare in Magistratura.
Entrambi, con molti altri candidati, lo vincono. Livioè
assegnato al ramo dei giudici con il compito di decidere chi, nella lite, abbia
ragione e chi torto. Sempronio ha il compito
degli avvocati dell’accusa, con la funzione di rappresentare
l’interesse alla punizione dei rei proprio della sua amministrazione, deputata
alla cura del settore della “giustizia”.Or dunque,
sul piano dei compiti e delle conseguenti responsabilità, la situazione dei
nostri quattro personaggi è la seguente: Tizio che svolge
un’attività amministrativa deve garantire il buon funzionamento e
l’imparzialità dell’amministrazione. Essendo un dipendente pubblico, il
suo Ministro può essere tenuto, con l’istituto dell’interpellanza
parlamentare a dare spiegazioni alle Camere elette circa
l’atteggiamento tenuto da un suo organo su un determinato fatto o una
determinata situazione, se ritenuto illegittimo, non corretto, poco
ortodosso! Caio, come
procuratore o avvocato dello Stato si trova in analoga situazione, con la sola
differenza che a rispondere al Parlamento per il suo operato è il Presidente
del Consiglio dei Ministri, nel cui ambito è collocata l’Avvocatura dello
Stato. Livio che è
assegnato a funzioni giudicanti è soggetto soltanto alla legge (ovviamente
come da lui interpretata) ed in nome dell’indipendenza e dell’autonomia,
necessarie per il suo delicato compito, non v’è autorità che possa essere
chiamata a rispondere del suo operato. Si tratta, in altri termini, di una
manifestazione palese di autocrazia assoluta ritenuta essenziale e riconosciuta
anche da ogni democrazia. Sempronio, assegnato a
compiti di mera “accusa” deve fare i conti con il fatto che tale collocazione
lo pone fuori dell’ordine giurisdizionale: egli non ha il compito, come il
giudice, di dicere ius (da cui giurisdizione: iuris
dictio) ma solo quello di rappresentare l’esigenza di buona amministrazione
che i rei siano sottoposti a giudizio penale e, se del caso, condannati.Svolgendo compiti latamente “amministrativi”, il Ministro della Giustizia
che gli corrisponde lo stipendio, dovrebbe rispondere in Parlamento per un
suo operato “aberrante” ed invece non è così. Allo stato, il Pubblico
Ministero gode, senza alcuna comprensibile e accettabile giustificazione della
stessa “autocrazia” del giudice (id est: non risponde per niente ed a
nessuno anche degli errori più madornali), del tutto assurda in un ordinamento
democratico, siede in udienza nell’alto scranno dei giudici (laddove dovrebbe
trovare posto,invece, nella parte bassa dell’emiciclo, accanto a
tutti gli altri avvocati portatori di istanze da sottoporre a giudizio), non si
riesce a tenere il conto dei suoi “svarioni” in questi anni di
deformata democrazia italiana (in nessun altro ordinamento civile l’accusa ha
la stessa posizione autocratica). Et de hoc
satis, anche se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e
l’odio di cui si nutrono abbondantemente religiosi devoti e politici
fanatici, invasati delle due ideologie contrapposte e ugualmente aberranti,
trasformerà una occasione utile per migliorare una Costituzione (che non è
affatto la migliore del mondo, come hanno sempre pensato i “trinariciuti”) in
una rissa da trivio tra persone che non intendono ritirare il cervello dall’ammasso
in cui l’hanno depositato!