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lunedì 26 gennaio 2026

REFERENDUM
di Luigi Mazzella
 


Breve vademecum 
 
Caro Direttore e cari lettori non dite che repetita stufant. Sul tema della separazione delle carriere ho immaginato questa facile esemplificazione.
 
Tizio partecipa a un concorso (di primo grado: dopo la laurea) bandito dalla Amministrazione centrale dello Stato e lo vince: diventa impiegato pubblico e assegnato a svolgere un’attività chiaramente amministrativa.
Caio fa una scelta più ambiziosa: partecipa a un concorso per pochi posti di difensore in giudizio e consulente legale dello Stato che prevede una prova di primo (procuratore) e una di secondo grado (avvocato). I due concorsi sono banditi dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Quando Caio li vince: è assegnato, prima come procuratore, poi come avvocato a svolgere attività di difesa e consulenza legale delle Amministrazioni dello Stato, in materia civile (compresa la costituzione di parte civile nei processi penali) o amministrativa. E ciò: o presso l’Avvocatura Generale o presso una delle Avvocature Distrettuali. 
Livio e Sempronio sono due amici, entrambi laureati in Giurisprudenza  
che scelgono sceglie anche essi, come Tizio, di fare un concorso di primo grado (dopo la laurea) bandito dal Ministro della Giustizia per entrare in Magistratura. Entrambi, con molti altri candidati, lo vincono.
Livio è assegnato al ramo dei giudici con il compito di decidere chi, nella lite, abbia ragione e chi torto.
Sempronio ha il compito degli avvocati dell’accusa, con la funzione di rappresentare l’interesse alla punizione dei rei proprio della sua amministrazione, deputata alla cura del settore della “giustizia”. Or dunque, sul piano dei compiti e delle conseguenti responsabilità, la situazione dei nostri quattro personaggi è la seguente:
Tizio che svolge un’attività amministrativa deve garantire il buon funzionamento e l’imparzialità dell’amministrazione. Essendo un dipendente pubblico, il suo Ministro può essere tenuto, con l’istituto dell’interpellanza parlamentare a dare spiegazioni alle Camere elette circa l’atteggiamento tenuto da un suo organo su un determinato fatto o una determinata situazione, se ritenuto illegittimo, non corretto, poco ortodosso!  
Caiocome procuratore o avvocato dello Stato si trova in analoga situazione, con la sola differenza che a rispondere al Parlamento per il suo operato è il Presidente del Consiglio dei Ministri, nel cui ambito è collocata l’Avvocatura dello Stato.
Livio che è assegnato a funzioni giudicanti è soggetto soltanto alla legge (ovviamente come da lui interpretata) ed in nome dell’indipendenza e dell’autonomia, necessarie per il suo delicato compito, non v’è autorità che possa essere chiamata a rispondere del suo operato. Si tratta, in altri termini, di una manifestazione palese di autocrazia assoluta ritenuta essenziale e riconosciuta anche da ogni democrazia. 
Sempronio, assegnato a compiti di mera “accusa” deve fare i conti con il fatto che tale collocazione lo pone fuori dell’ordine giurisdizionale: egli non ha il compito, come il giudice, di dicere ius (da cui giurisdizione: iuris dictio) ma solo quello di rappresentare l’esigenza di buona amministrazione che i rei siano sottoposti a giudizio penale e, se del caso, condannati. Svolgendo compiti latamente “amministrativi”, il Ministro della Giustizia che gli corrisponde lo stipendio, dovrebbe rispondere in Parlamento per un suo operato “aberrante” ed invece non è così. Allo stato, il Pubblico Ministero gode, senza alcuna comprensibile e accettabile giustificazione della stessa “autocrazia” del giudice (id est: non risponde per niente ed a nessuno anche degli errori più madornali), del tutto assurda in un ordinamento democratico, siede in udienza nell’alto scranno dei giudici (laddove dovrebbe trovare posto, invece, nella parte bassa dell’emiciclo, accanto a tutti gli altri avvocati portatori di istanze da sottoporre a giudizio), non si riesce a tenere il conto dei suoi “svarioni” in questi anni di deformata democrazia italiana (in nessun altro ordinamento civile l’accusa ha la stessa posizione autocratica).
Et de hoc satis, anche se non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire e l’odio di cui si nutrono abbondantemente religiosi devoti e politici fanatici, invasati delle due ideologie contrapposte e ugualmente aberranti, trasformerà una occasione utile per migliorare una Costituzione (che non è affatto la migliore del mondo, come hanno sempre pensato i “trinariciuti”) in una rissa da trivio tra persone che non intendono ritirare il cervello dall’ammasso in cui l
hanno depositato!