Modifica al Regolamento Riprendo
la notizia da un articolo di Kaspar Hauser pubblicato dal 'il Manifesto': "Oggi
la Camera dei Deputati approverà un'ampia e profonda modifica al proprio
Regolamento che, dalla prossima legislatura dovrebbe ridare a questo ramo del
Parlamento un ruolo più incisivo rispetto alla funzione di controllo del
Governo". Non entriamo nel merito delle
diverse tecnicalità presenti nel testo di riforma limitandoci ad osservare che,
assieme a norme sul "cambio di casacca" che comunque lasciano integro
l'articolo 67 della Costituzione sull'assenza del vincolo di mandato, contiene
norme riguardanti la decretazione d'urgenza cercando di regolare, a questo
proposito, il complesso di relazione tra proposta del Governo e capacità
d'intervento dell'Aula fornendo anche, come fa opportunamente notare
l'articolista una carta in più al Presidente della Repubblica nella sua opera
di "moral suasion" quando vuole convincere l'esecutivo a non procedere
a suon di decreto. Sullo sfondo di tutto questo rimane però il tema della legge
elettorale (nel suo insieme, come vedremo, non soltanto della formula che
tradurrà i voti in seggi: elemento che nell'attuale formula ha prodotto
fenomeni di rilevantissima distorsione: ad esempio il centro destra con il
42,3% dei voti si è aggiudicato l'83,5% dei collegi uninominali nell'occasione
delle elezioni 2022). Sono due i temi in discussione: a) la rappresentatività politica
nella formazione dell'Aula; b) il rapporto tra dominio della
maggioranza e concorso plurale alla governance. A proposito della
formula elettorale sarebbe importante anche valutare l'insieme della
legislazione in materia: ad esempio nel merito del numero e della dislocazione
delle sezioni elettorali, della composizione dei seggi, degli orari di
votazione (senza pensare alle formule elettorali per Comuni e Regioni e al voto
popolare per le province: temi che meriterebbero comunque particolare
attenzione).Non dovrebbe sfuggire
all'attenzione di tutti il punto riguardante l'astensionismo: ormai siamo a
livelli tali che non consentono la sottovalutazione del tema come avvenne negli
anni'90 anche da parte di importanti politologi che semplificarono parlando di
"fenomeno fisiologico di allineamento delle democrazie occidentali
mature".Deve essere ancora fatto notare
come il fenomeno dell'astensionismo sia ben collegato a quello della volatilità
elettorale (fenomeno che ci porta direttamente al tema della natura e del ruolo
dei partiti): gli episodi di volatilità elettorale che si sono registrati nel
sistema politico italiano da oltre quindici anni a questa parte hanno - ad
esempio - costantemente fatto registrare una perdita di voti in cifra assoluta
verso il partito, via via di maggioranza relativa e di parallelo incremento
della quota astensionista (un solo esempio: nelle elezioni del 2018 il M5S ebbe
la maggioranza relativa con circa 10 milioni di voti; nel 2022 la maggioranza
relativa è toccata a FdI con 7 milioni di voti circa mentre il M5S ha perso 6
milioni di voti e la non partecipazione è salita di 4 milioni di unità).
La presenza delle
forze politiche appare ovviamente fondamentale dal punto di vista dell'impianto
complessivo dell'operazione di ostacolo al tentativo della destra di
fuoriuscire dal quadro costituzionale (cui l'attuale destra di governo non ha
mai appartenuto in nessuna delle sue componenti): sarebbe difficile proclamare
una riaffermazione della tanto bistrattata centralità del Parlamento senza i
partiti e non avanzando una proposta di formula elettorale di tipo
sostanzialmente proporzionale con il mantenimento dell'espressione del voto di
fiducia al governo da parte delle due Camere. La modifica del
Regolamento dovrebbe quindi essere accompagnata da una legge elettorale
comprendente tutti gli elementi organizzativi e non soltanto quello della formula
elettorale che sia coerente in modo da consentire effettivamente una funzione
di controllo non limitata alla semplice ratifica. Ricordiamo allora, per puro
esercizio di memoria, i principali canoni interpretativi sulla funzione di
controllo che affianca quella legislativa. Oltre alla
funzione legislativa, altre importanti funzioni del Parlamento sono quelle
di indirizzo politico e di controllo sull'attività del Governo. Per lo svolgimento di
tutti i loro compiti, le Camere dispongono inoltre di strumenti diretti ad
acquisire (dal Governo, ma anche da altri) le informazioni necessarie.
La
partecipazione alla definizione dell'indirizzo politico avviene in primo luogo
in occasione del dibattito e della votazione sulla fiducia al Governo, che
deve presentarsi alle Camere entro dieci giorni dalla sua formazione (art. 94
Cost.).
La fiducia al Governo espressa da
entrambi i rami del Parlamento rimane, assieme alla designazione del Presidente
del Consiglio da parte del Presidente della Repubblica, l'architrave della
nostra democrazia repubblicana che va difesa da qualsiasi tentativo di
forzatura personalistica come nel caso del sedicente "Premierato". Infine occorre ricordare con
forza che: Il Parlamento è l’unico tra gli organi costituzionali a porsi come
immediata emanazione della sovranità nazionale. Nelle forme di governo
parlamentare, infatti, è il solo a essere formato in virtù di una scelta
compiuta direttamente dal corpo elettorale espressione dell’intero Paese. Gode
dunque di una legittimazione popolare diretta, a differenza di ogni altro
organo costituzionale. In considerazione di ciò, e in rapporto a quanto
disposto dall’art. 1 della nostra Costituzione circa la sovranità popolare, ne
consegue la centralità del Parlamento, intesa però non come preminenza di
questo sugli altri organi sovrani (questi sono tutti tra loro indipendenti,
autonomi, equi-ordinati), bensì come centralità politico-costituzionale che
deve essere mantenuta pena il sovvertimento di fatto dell'ordinamento
costituzionale.