Non so quanti militanti e simpatizzanti di sinistra si siano
soffermati sulla strage del drone russo che a Pavlograd ha ammazzato 15
minatori ucraini che in autobus rientravano a casa dopo un massacrante turno di
lavoro. Quello dei minatori è tra i più pericolosi e oppressivi lavori manuali,
il più usurante. Non ricordo nessun caso in cui un presidente della Repubblica abbia
conferito ad un minatore il titolo di Cavaliere del Lavoro o di Commendatore
della Repubblica. In nessuna parte di mondo. In una visione di classi sociali
contrapposte, i minatori appartengono al proletariato come gli operai della
catena di montaggio. A quei figli del lavoro dei canti socialisti e
libertari chiamati ad unirsi. Proletari di tutto il mondo unitevi,
esortavano le parole de Il Manifesto di Marx ed Engels nel lontano 1848.
E invece, a 178 anni di distanza ci troviamo con il massacro di 15 minatori di
cui l’opinione pubblica non è riuscita a conoscere né i nomi né i volti da
nessun quotidiano o telegiornale italiano. La lezione non potrebbe essere più
chiara: la guerra è la più infame delle barbarie umane.
Gli Stati armati conducono i popoli alla guerra. Le guerre
ammazzano indiscriminatamente, alla cieca. Che facciano vittime fra le classi
proletarie e povere è un dato trascurabile. Questo lo sanno bene tutti gli
Stati armati. Non esiste nessuno Stato armato - “socialista” o di “sinistra” - che
in guerra non diventi criminale come qualsiasi altro Stato. Sembra che gli
unici a non saperlo, siano tutti coloro che, pur provenienti da idee
progressiste e democratiche, si sono lasciati intruppare nella folta schiera
dei guerrafondai. Insisto in maniera ossessiva sulla questione della guerra per
due ragioni: perché essa rappresenta l’elemento più spaventoso della
contemporaneità rispetto alla sopravvivenza del genere umano. E mi stupisco che
la filosofia non ne faccia il centro capitale della sua riflessione, e la
scienza non prenda le distanze. Continua a fornire con disinvoltura agli Stati
gli strumenti del proprio sterminio, ben sapendo di essere a sua volta
annientata. Infine, per ribadire fino alla noia che la guerra non risparmia
nessuno: si tratti di bimbi, di anziani, di proletari, di 15 minatori. La
tecnologia telecomandata, colpendo alla cieca, in avvenire sarà ancora più
disumana e priva di sensi di colpa. E non si farà scrupoli di sorta.