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sabato 7 febbraio 2026

DRONI E MINATORI
di Angelo Gaccione



Non so quanti militanti e simpatizzanti di sinistra si siano soffermati sulla strage del drone russo che a Pavlograd ha ammazzato 15 minatori ucraini che in autobus rientravano a casa dopo un massacrante turno di lavoro. Quello dei minatori è tra i più pericolosi e oppressivi lavori manuali, il più usurante. Non ricordo nessun caso in cui un presidente della Repubblica abbia conferito ad un minatore il titolo di Cavaliere del Lavoro o di Commendatore della Repubblica. In nessuna parte di mondo. In una visione di classi sociali contrapposte, i minatori appartengono al proletariato come gli operai della catena di montaggio. A quei figli del lavoro dei canti socialisti e libertari chiamati ad unirsi. Proletari di tutto il mondo unitevi, esortavano le parole de Il Manifesto di Marx ed Engels nel lontano 1848. E invece, a 178 anni di distanza ci troviamo con il massacro di 15 minatori di cui l’opinione pubblica non è riuscita a conoscere né i nomi né i volti da nessun quotidiano o telegiornale italiano. La lezione non potrebbe essere più chiara: la guerra è la più infame delle barbarie umane.



Gli Stati armati conducono i popoli alla guerra. Le guerre ammazzano indiscriminatamente, alla cieca. Che facciano vittime fra le classi proletarie e povere è un dato trascurabile. Questo lo sanno bene tutti gli Stati armati. Non esiste nessuno Stato armato - “socialista” o di “sinistra” - che in guerra non diventi criminale come qualsiasi altro Stato. Sembra che gli unici a non saperlo, siano tutti coloro che, pur provenienti da idee progressiste e democratiche, si sono lasciati intruppare nella folta schiera dei guerrafondai. Insisto in maniera ossessiva sulla questione della guerra per due ragioni: perché essa rappresenta l’elemento più spaventoso della contemporaneità rispetto alla sopravvivenza del genere umano. E mi stupisco che la filosofia non ne faccia il centro capitale della sua riflessione, e la scienza non prenda le distanze. Continua a fornire con disinvoltura agli Stati gli strumenti del proprio sterminio, ben sapendo di essere a sua volta annientata. Infine, per ribadire fino alla noia che la guerra non risparmia nessuno: si tratti di bimbi, di anziani, di proletari, di 15 minatori. La tecnologia telecomandata, colpendo alla cieca, in avvenire sarà ancora più disumana e priva di sensi di colpa. E non si farà scrupoli di sorta.