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giovedì 12 febbraio 2026

Il GUAZZABUGLIO REFERENDARIO   
di Luigi Mazzella


 

Se ci riesco, provo ad illustrare in maniera “facile-facile” il problema della riforma Nordio (impropriamente detto della giustizia) che sinora ha fatto registrare “svarioni” (giuridici e non) del tutto imprevisti e imprevedibili e creato un guazzabuglio inestricabile di opinioni. Devo fare una premessa: Viviamo in una parte di mondo che pure avendo coltivato l’assolutismo più pieno (sia religioso: i tre monoteismi mediorientali; sia ideologico: fascismo e comunismo) si è sforzato di eliminare dagli ordinamenti degli Stati che lo compongono il suo naturale corollario: quello dell’autoritarismo (chi crede in un’idea che, a suo giudizio, è l’unica vera, cerca di imporla agli altri autoritativamente, anche con la forza). In altre parole, l’Occidente - proponendosi di adeguarsi a principi di democrazia (governo del demos, cioè, del popolo) mutuati dalla civiltà precedentemente in esso maturata - quella greca - ha limitato solo in alcuni settori - come quello del “giudicare” - il ricorso all’autocrazia. Si è detto: giudici che decidono ed emettono sentenze inevitabilmente non devono essere soggetti o “rispondere:” a nessuno. Occorre una deroga alla norma democratica secondo cui il potere massimo spetta al popolo attraverso i suoi rappresentanti eletti (facenti parte del Parlamento) i quali devono, quindi, sempre dire, su ogni evento o fatto, l’ultima parola. L’osservazione era più che ragionevole: chi giudicava non doveva dar conto del proprio operato a nessuno se non a giudici di grado superiore (ultimo: Corte Suprema di Cassazione). Ciò che avveniva per il potere Esecutivo non poteva avvenire per i giudizi dei Magistrati addetti a determinare quale sia il diritto da applicare in casi concreti. Il fascismo, che sull’autoritarismo aveva eretto tutta la sua dottrina dello Stato, nel suointento “inquisitorio” tipico di tutti gli assolutismi (la Santa Inquisizione della chiesa Cattolica ne era stato un esempio) pensò bene di unificare in una sola carriera giudici e pubblici inquisitori, dando a entrambi il potere autocratico di rispondere solo alla legge (osservandola, secondo il loro esclusivo giudizio) e a nessuna altra autorità. La Costituzione della Repubblica italiana, pur nata dall’antifascismo, mantenne e rafforzò questa idea fascista, inserendo nell’ordine giurisdizionale (che a stretto rigore doveva essere solo quello di chi ius dicit (giurisdizionale deriva da iurisdictio) ritenendo che chi richiedeva, proponeva e forniva le prove per ottenere sentenze di condanna dei giudici poteva ritenersi a buon diritto anch’egli “autocratico” (e non sottoponibile ad alcun controllo democratico) così come chi giudica. In altre parole, il pubblico ministero non doveva rispondere, pure essendo unsemplice impiegato dello Stato, inquadrato organicamente in un Ministero, del proprio operato a nessuna autorità superiore (segnatamente al suo Ministro e in ultima istanza al Parlamento, espressione del potere del demos cui lo stesso Ministro doveva dare conto circa l’attività dei propri sottoposti). La situazione era apparsa aberrante negli anni Ottanta ed era stata denunciata sulla stampa di partito (socialista: Mondoperaio), anche per il sospetto di un uso politico dell’Accusa nel processo derivato dal “caso Montesi”. Nulla era avvenuto, però, e Tangentopoli e Mani pulite avevano segnato il trionfo dei Pubblici Ministeri, id est della Pubblica Inquisizione repubblicana per l’indirizzo da dare alla politica italiana.



 
Ora veniamo alla riforma Nordio e ricordiamo un vecchio detto popolare, tratto dal titolo di una commedia di Giacosa: “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quella che lascia ma non sa quella che trova”. E cosi i fascisti di oggi per salvare qualcosa dell’invenzione dei fascisti di ieri hanno escluso la regola vigente in  tutte le cosiddette “democrazie liberali” dell’Occidente: la dipendenza degli impiegati pubblici incaricati dal governo del Paese di condurre l’accusa pubblica comporta il dovere del Ministro della Giustizia di “rispondere” dinanzi  al Parlamento di tutte le eventuali malefatte dei suoi “avvocati dell’accusa” (come il Presidente del Consiglio risponde dinanzi al Parlamento di quelle di altri suoi avvocati - detti “avvocati dello Stato” - che operano in campo civile e amministrativo. Che cosa hanno fatto, invece, i nostri governanti? Hanno previsto un CSM per i pubblici Ministeri che sta provocando litigi e discussioni a non finire e la cui composizione - quale che sarà - non impedirà che il Parlamento continuerà ad essere tenuto all’oscuro di malefatte destinate spesso a turbare proprio la vita politica della Nazione. 
Domanda: “Nascondere” la responsabilità per eventuali e palesi malefatte di un pubblico Ministero ai danni di uno o più cittadini dietro il paravento di una collegialità, di per sé irresponsabile per i suoi giudizi di condanna come di assoluzione, è favorevole all’autonomia e all’indipendenza dell’accusatore di Stato o costituisce la salvaguardia per Ministri facinorosi che in proprio o per commissione proveniente dall’ estero potrebbero in ipotesi ordinare a un proprio dipendente ministeriale (qual è il PM) di dare fastidio a probi cittadini con avvisi di garanzia infondati?
Conclusione: Votare Sì è meglio che niente, ma non è tutto quello che ci si poteva aspettare da una vera riforma della giustizia! Ma essere governati da irrazionalisti (neo-fascisti o filo) cui si oppongono altri irrazionalisti scalmanati (come gli ex comunisti) o finti moderati (come gli ex democristiani, fedeli e timorati o liberali idealisti e quindi sensibili all’assolutismo) non è un destino felice! Certo in altri luoghi dell’Occidente e del connesso Medio Oriente è anche peggio! E, non a caso, la saggezza napoletana insegna ad auspicare solo che il peggio non venga mai!