Se ci riesco, provo ad illustrare in
maniera “facile-facile” il problema della riforma Nordio (impropriamente
detto della giustizia) che sinora ha fatto registrare “svarioni”
(giuridici e non) del tutto imprevisti e imprevedibili e creato
un guazzabuglio inestricabile di opinioni. Devo fare una premessa:
Viviamo in una parte di mondo che pure avendo coltivato l’assolutismo più
pieno (sia religioso: i tre monoteismi mediorientali; sia ideologico: fascismo
e comunismo) si è sforzato di eliminare dagli ordinamenti degli Stati che lo compongono
il suo naturale corollario: quello dell’autoritarismo (chi crede in
un’idea che, a suo giudizio, è l’unica vera, cerca di imporla agli altri autoritativamente,
anche con la forza).In altre
parole, l’Occidente - proponendosi di adeguarsi a principi di democrazia
(governo del demos, cioè, del popolo) mutuati dalla civiltà
precedentemente in esso maturata - quella greca - ha limitato solo in
alcuni settori - come quello del “giudicare” - il ricorso all’autocrazia.Si è detto: giudici che decidono
ed emettono sentenze inevitabilmente non devono essere soggetti o “rispondere:”
a nessuno. Occorre una deroga alla norma democratica secondo cui il potere
massimo spetta al popolo attraverso i suoi rappresentanti eletti (facenti parte
del Parlamento) i quali devono, quindi, sempre dire, su ogni evento o fatto, l’ultima
parola.L’osservazione
era più che ragionevole: chi giudicava non doveva dar conto del proprio
operato a nessuno se non a giudici di grado superiore (ultimo: Corte
Suprema di Cassazione). Ciò che avveniva per il potere Esecutivo non
poteva avvenire per i giudizi dei Magistrati addetti a determinare quale sia il
diritto da applicare in casi concreti.Il fascismo, che sull’autoritarismo aveva
eretto tutta la sua dottrina dello Stato, nel suointento “inquisitorio” tipico
di tutti gli assolutismi (la Santa Inquisizione della chiesa Cattolica ne era
stato un esempio) pensò bene di unificare in una sola carriera giudici e
pubblici inquisitori, dando a entrambi il potere autocratico di rispondere solo
alla legge (osservandola, secondo il loro esclusivo giudizio) e a nessuna altra
autorità. La Costituzione della Repubblica italiana, pur nata
dall’antifascismo, mantenne e rafforzò questa idea fascista, inserendo
nell’ordine giurisdizionale (che a stretto rigore doveva essere solo quello di
chi ius dicit (giurisdizionale deriva da iurisdictio)
ritenendo che chi richiedeva, proponeva e forniva le prove per ottenere
sentenze di condanna dei giudici poteva ritenersi a buon diritto
anch’egli “autocratico” (e non sottoponibile ad alcun controllo
democratico) così come chi giudica.In altre parole, il pubblico ministero non
doveva rispondere, pure essendo unsemplice impiegato dello Stato,
inquadrato organicamente in un Ministero, del proprio operato a nessuna
autorità superiore (segnatamente al suo Ministro e in ultima istanza al
Parlamento, espressione del potere del demos cui lo stesso
Ministro doveva dare conto circa l’attività dei propri sottoposti).La situazione era apparsa
aberrante negli anni Ottanta ed era stata denunciata sulla stampa di partito
(socialista: Mondoperaio), anche per il sospetto di un uso politico
dell’Accusa nel processo derivato dal “caso Montesi”. Nulla era avvenuto,
però, e Tangentopoli e Mani pulite avevano segnato il trionfo dei Pubblici
Ministeri, id est della Pubblica Inquisizione repubblicana per
l’indirizzo da dare alla politica italiana.
Ora veniamo alla riforma Nordio e
ricordiamo un vecchio detto popolare, tratto dal titolo di una commedia di
Giacosa: “Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quella che lascia ma
non sa quella che trova”. E cosi i fascisti di oggi per salvare
qualcosa dell’invenzione dei fascisti di ieri hanno escluso la regola vigente
in tutte le cosiddette “democrazie liberali” dell’Occidente: la
dipendenza degli impiegati pubblici incaricati dal governo del Paese di condurre
l’accusa pubblica comporta il dovere del Ministro della Giustizia di
“rispondere” dinanzi al Parlamento di tutte le eventuali malefatte
dei suoi “avvocati dell’accusa” (come il Presidente del Consiglio risponde
dinanzi al Parlamento di quelle di altri suoi avvocati - detti “avvocati
dello Stato” - che operano in campo civile e amministrativo.Che cosa hanno fatto, invece, i
nostri governanti? Hanno previsto un CSM per i pubblici Ministeri che sta
provocando litigi e discussioni a non finire e la cui composizione - quale che
sarà - non impedirà che il Parlamento continuerà ad essere tenuto all’oscuro di
malefatte destinate spesso a turbare proprio la vita politica della
Nazione. Domanda:“Nascondere” la responsabilità
per eventuali e palesi malefatte di un pubblico Ministero ai danni di uno o più
cittadini dietro il paravento di una collegialità, di per sé irresponsabile per
i suoi giudizi di condanna come di assoluzione, è favorevole all’autonomia e
all’indipendenza dell’accusatore di Stato o costituisce la salvaguardia
per Ministri facinorosi che in proprio o per commissione proveniente dall’
estero potrebbero in ipotesi ordinare a un proprio dipendente ministeriale
(qual è il PM) di dare fastidio a probi cittadini con avvisi di garanzia
infondati? Conclusione: Votare Sì è meglio che
niente, ma non è tutto quello che ci si poteva aspettare da una vera riforma
della giustizia! Ma essere governati da irrazionalisti (neo-fascisti o filo)
cui si oppongono altri irrazionalisti scalmanati (come gli ex comunisti) o
finti moderati (come gli ex democristiani, fedeli e timorati o liberali
idealisti e quindi sensibili all’assolutismo) non è un destino felice! Certo in
altri luoghi dell’Occidente e del connesso Medio Oriente è anche peggio! E, non
a caso, la saggezza napoletana insegna ad auspicare solo che il peggio non
venga mai!