Ma si può
arrestare un bambino di 5 anni? Sì, si può! A Minneapolis e negli Stati Uniti
si può! Fatevene una ragione. Va all’asilo di Minneapolis, Liam? Sì. Ed è un
terrorista. Sta entrando in casa insieme a suo padre? Un altro terrorista,
perché è un ecuadoregno, e si sa che tutti gli ecuadoregni, fin dalla culla,
sono dei terroristi. E in quella loro casa, verso cui stanno facendo gli ultimi
passi, vivono altri terroristi. Bisogna tirarli fuori e farli uscire e poi
arrestarli, come già fatto con il padre di Liam. Quei quattro uomini sono
armati fino ai denti, ma non si vede il loro volto. Hanno un passamontagna.
Gridano, urlano e, poco fa, hanno sparato ad un infermiere. Altro terrorista
pure lui. Non ecuadoregno però. Americano. Come loro. È morto, con il cellulare
in mano: quell’arma che spara parole! Gli ospedali, le scuole, le strade, i
bar, a Minneapolis sono covi di terroristi! Qualcuno urla: “è solo un
bambino!”. Ma quelli hanno i passamontagna, che coprono le orecchie e il cuore.
Non sentono! Anche Liam ha la testa e le piccole orecchie coperte: un casco a
forma di coniglietto. E, attenzione! Ha anche uno zaino, dietro le spalle. Che
c’è scritto? “Uomo Ragno”: ecco. Pericolosissima setta eversiva della libertà
in America. Liam deve suonare alla porta. Quelli che stanno dentro apriranno e
il gioco è fatto! Liam suona. Una, due, tre… altre volte. Ma quelli là dentro
non aprono. Liam è colpevole. Ha cinque anni, ma è già un pericoloso e abile
criminale. Bisogna arrestarlo. Portarlo in un Centro di Detenzione. Ma si può
arrestare un bambino di cinque anni? Sì! A Minneapolis si può! Negli Stati
Uniti si può. È un complice di quei democratici che sono alla guida della città
e dello Stato del Minnesota.
Che cosa stiamo gettando via? Questo è un mondo di
prepotenti e violenti: stiamo disperdendo l’umanità. In che mondo vive Liam? In
che Paese vive Liam? Ha dei parenti piccoli come lui in Palestina, a Gaza? O a
Mariupol, in Ucraina. O a Teheran, in Iran? O come qui, da noi, in Italia, dove
Riccardo, senza biglietto, deve scendere, nella neve, dal bus e farsi la strada
del ritorno a casa, a piedi, nel freddo mortale? Non vivono nel mondo delle
fiabe e dell’innocenza questi bambini, ma nel mondo delle iniquità. Nel mondo
abitato non soltanto da uomini con il passamontagna, che lo hanno arrestato, ma
in un mondo abitato da milioni di uomini che, pur senza passamontagna, non
vedono e non sentono o che fanno finta di non vedere o sentire. Quelli sì
complici della iniquità e di chi ci vuol divorare il tempo, la storia, gli
ideali dei grandi filosofi, la verità, che ci uccide la speranza e l’amore. Quando
si cancella il male, come si sta facendo in questa società, che ha eliso l’uno
e l’altro, il bene e il male, si dimentica anche la sete di salvezza e il tempo
umano diventa una nebbia opaca. In che paese mi trovo? In che tempo vivo e in
che tempo vivrete figli miei? Nel paese dove si lascia che la gente sparisca?
Che si arrestino bambini e neonati?