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lunedì 2 febbraio 2026

LIAM IL TERRORISTA
di Zaccaria Gallo


Il piccolo Liam
 
Ma si può arrestare un bambino di 5 anni? Sì, si può! A Minneapolis e negli Stati Uniti si può! Fatevene una ragione. Va all’asilo di Minneapolis, Liam? Sì. Ed è un terrorista. Sta entrando in casa insieme a suo padre? Un altro terrorista, perché è un ecuadoregno, e si sa che tutti gli ecuadoregni, fin dalla culla, sono dei terroristi. E in quella loro casa, verso cui stanno facendo gli ultimi passi, vivono altri terroristi. Bisogna tirarli fuori e farli uscire e poi arrestarli, come già fatto con il padre di Liam. Quei quattro uomini sono armati fino ai denti, ma non si vede il loro volto. Hanno un passamontagna. Gridano, urlano e, poco fa, hanno sparato ad un infermiere. Altro terrorista pure lui. Non ecuadoregno però. Americano. Come loro. È morto, con il cellulare in mano: quell’arma che spara parole! Gli ospedali, le scuole, le strade, i bar, a Minneapolis sono covi di terroristi! Qualcuno urla: “è solo un bambino!”. Ma quelli hanno i passamontagna, che coprono le orecchie e il cuore. Non sentono! Anche Liam ha la testa e le piccole orecchie coperte: un casco a forma di coniglietto. E, attenzione! Ha anche uno zaino, dietro le spalle. Che c’è scritto? “Uomo Ragno”: ecco. Pericolosissima setta eversiva della libertà in America. Liam deve suonare alla porta. Quelli che stanno dentro apriranno e il gioco è fatto! Liam suona. Una, due, tre… altre volte. Ma quelli là dentro non aprono. Liam è colpevole. Ha cinque anni, ma è già un pericoloso e abile criminale. Bisogna arrestarlo. Portarlo in un Centro di Detenzione. Ma si può arrestare un bambino di cinque anni? Sì! A Minneapolis si può! Negli Stati Uniti si può. È un complice di quei democratici che sono alla guida della città e dello Stato del Minnesota. 



Che cosa stiamo gettando via? Questo è un mondo di prepotenti e violenti: stiamo disperdendo l’umanità. In che mondo vive Liam? In che Paese vive Liam? Ha dei parenti piccoli come lui in Palestina, a Gaza? O a Mariupol, in Ucraina. O a Teheran, in Iran? O come qui, da noi, in Italia, dove Riccardo, senza biglietto, deve scendere, nella neve, dal bus e farsi la strada del ritorno a casa, a piedi, nel freddo mortale? Non vivono nel mondo delle fiabe e dell’innocenza questi bambini, ma nel mondo delle iniquità. Nel mondo abitato non soltanto da uomini con il passamontagna, che lo hanno arrestato, ma in un mondo abitato da milioni di uomini che, pur senza passamontagna, non vedono e non sentono o che fanno finta di non vedere o sentire. Quelli sì complici della iniquità e di chi ci vuol divorare il tempo, la storia, gli ideali dei grandi filosofi, la verità, che ci uccide la speranza e l’amore. Quando si cancella il male, come si sta facendo in questa società, che ha eliso l’uno e l’altro, il bene e il male, si dimentica anche la sete di salvezza e il tempo umano diventa una nebbia opaca. In che paese mi trovo? In che tempo vivo e in che tempo vivrete figli miei? Nel paese dove si lascia che la gente sparisca? Che si arrestino bambini e neonati?