Dalla sua
dipartita non l’ho più sognata.
È svanita per non essere raggiunta.
Oltre ai pensieri ci sono molti flussi,
onde indecifrabili vaganti nell’etere,
naviganti in spazi vicini e lontani
che virano senza apparente direzione,
eppure ci disturbano, ci toccano.
È svanita per non essere raggiunta.
Oltre ai pensieri ci sono molti flussi,
onde indecifrabili vaganti nell’etere,
naviganti in spazi vicini e lontani
che virano senza apparente direzione,
eppure ci disturbano, ci toccano.
Sono nascosti dietro lo specchio.
Dita invisibili mi fanno girare
la testa e vedo nello specchio
mia madre.
Ma quella sono io: un lampo della sua
apparenza che sfugge, che scivola sulla
mia pelle lasciando
gli impulsi dei suoi tratti
nascosti, a intermittenza,
in un’espressione astratta,
proprietà di dimensioni temporali
appartenenti ai volti delle schiere
dell’aldiquà, passate oltre.
Ovattati segnali in codice
che ci toccano, vengono a trovarci,
vibrano e se ne vanno ancora,
perché ciò che hanno dato -
frammenti di bellezza temporanea,
prima di attraversare il confine del tempo -
deve rimanere in noi.