Ènecessario confrontarci su di un
punto chiaro d'analisi: quella voglia di Brigate Rosse, evocata più volte da
esponenti del governo per valorizzare il "decreto sicurezza" è tutta
interna a un derby che si sta giocando nella destra italiana. Sarebbe troppo
facile contrapporre a quelle affermazioni fortemente "retrò" un'analisi
storica che le smentisca categoricamente: ma non ne vale la pena. In realtà
stanno mutando equilibri e modalità di competizione all'interno della
coalizione di governo: non soltanto per l'effetto "Vannacci" che
probabilmente sarà limitato sul piano numerico. Però la provvisoria creazione,
da parte del generale, di un nuovo fronte a destra provoca comunque un doppio
rivolgimento: appunto di concorrenzialità a destra (in particolare acuendo i
contrasti interni alla Lega) e - di conseguenza - verso il cosiddetto
"centro" dello schieramento. Soprattutto è la questione
internazionale quella che potrebbe sollevare questioni delicate per la coalizione
di destra: tra Trump e Putin il tema europeo diventa sempre più dirimente ed è
il più difficile da affrontare in un equilibrio che potrebbe portare alla fine
l'esecutivo italiano in una posizione ancor più marginale di non quella
attualmente ricoperta. Esistono anche questioni interne
di notevole spessore: ai vantati successi di politica economica non
corrispondono miglioramenti nelle condizioni concrete di vita di gran parte del
Paese e su questo si sono già cominciati a pagare prezzi politici soprattutto
da parte di Fratelli d'Italia (nel concreto e non nei sondaggi: non
dimentichiamo il bilancio complessivo delle diverse tornate delle elezioni
regionali svoltesi negli ultimi mesi del 2025).
All'interno di questo quadro può
apparire banale (ma è necessario sostenerlo) come la creazione di un clima di
emergenza potrebbe rappresentare una possibile via d'uscita per preparare le
elezioni del 2027, all'insegna di due obiettivi: una sorta di "solidarietà
nazionale" (vedi mozione unitaria sull'ordine pubblico) e la
rivendicazione di una necessità assoluta di una stabilità di governo. La
replica a questo complicato stato di cose non può che essere affidato, almeno
dal nostro punto di vista, a unapiù
precisadefinizione di profilo alternativo dell'opposizione: l'analisi delle
contraddizioni sociali in atto nella situazione data ci indicano come appaia
sempre più netta la contrapposizione politica che si sta sviluppando in un
contesto crescente di disaffezione e distacco (non soltanto sul piano numerico del
calo nelle espressioni di voto che pure rappresenta un indicatore non
secondario). Cedere a un compromesso sull'idea
securitaria del ritorno a un "pericolo terroristico" con l'idea
dell'esistenza di una centrale eversiva di ritorno "all'attacco al cuore dello
Stato" non rappresenterebbe semplicemente un salto all'interno di una
situazione irreale ma anche depotenziare una prospettiva di alternativa che
deve essere invece alimentata da una progettualità e da una visione politica,
culturale, sociale di cui le forze politiche dell'opposizione, in particolare
il PD che dovrebbe cercare di assumere una funzione "pivotale" in
quel campo (crescendo anche numericamente), siano garanti fino in fondo.