Approfitto delle riflessioni di Luigi Mazzella che da una vita
approfondisce la questione, per prendere posizione sul referendum per la
Giustizia. Dico subito che sono arrivato a una conclusione opposta alla sua, ossia
voterò No. Il primo motivo è che sono contrario a riforme costituzionali
portate a colpi di maggioranza, in particolare quando la maggioranza è frutto
di leggi elettorali maggioritarie. Il secondo motivo è che credo che lo status
di magistrato aiuti il pubblico ministero ad essere qualcosa di più di un
poliziotto. Il terzo motivo è che lo “spoil system” conseguente alla piena
integrazione dell’accusa nella amministrazione statale renderà il pubblico
ministero più soggetto ad eccessi tipo Di Pietro. Infine il quarto motivo,
quello al centro dell’analisi di Mazzella, è che non vedo dove sia il
Parlamento virtuoso di cui lui parla. Non è solo la condizione di paese non
sovrano, che si riflette nell’irresponsabilità parlamentare, ma anche la crisi
della politica di cui parla brillantemente Aurelien, uno scrittore
anglo-francese. Egli racconta i cambiamenti avvenuti nella società negli ultimi
45 anni per effetto delle riforme economiche e degli sviluppi tecnologici.
Grazie a questi due processi paralleli le società sono diventate caotiche,
ingovernabili. Il racconto – perché di racconto si tratta – di Aurelien è assai
più interessante ed efficace – a tratti è anche divertente – di qualsiasi
analisi sociologica o socio-politica. Il filo conduttore è la stupidità dell’economics,
la disciplina che ha sostituito l'economia politica – lontani sono tempi di
quando l’economia politica, che allora si chiamava economia pubblica, si
proponeva l’incivilimento.