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giovedì 26 marzo 2026

ANALISI SUL REFERENDUM   
di Franco Astengo


 
In tempi che rimangono comunque di forte disaffezione il tema costituzionale rimane comunque il "magnete" più importante per attirare all'impegno la parte democratica e progressista del nostro Paese. Accadde nel 2006, si ripeté nel 2016 e ancora 10 anni dopo, oggi, un ventennio segnato da tentativi di stravolgimento del nostro assetto democratico respinti dal voto popolare e dall'impegno unitario di forze politiche, sindacali, associative. Questo è il primo segnale da cogliere rispetto a questo risultato. Il tema della partecipazione al voto rimane comunque all'ordine del giorno. Sicuramente la quota di presenza ai seggi nell'occasione referendaria è risultata più alta del prevedibile e di quanto pronosticato dai sondaggi. Però alla fine tra territorio nazionale ed estero (c'è da modificare qualcosa nel voto all'estero rivedendo i criteri di ammissione al voto) la vittoria del No si colloca di poco al di sopra del 30% degli aventi diritto e questo rimane un preoccupante segnale di fragilità del sistema. Si è molto discussa la questione della spaccatura territoriale rispetto alla partecipazione al voto tra Centro-Nord e Sud. Da notare sotto questo punto di vista il riproporsi del tema centro/periferia, con il voto delle città favorevole al No e quello dei centri periferici favorevoli al anche nelle regioni del Nord dove il ha prevalso complessivamente (un punto che potrebbe anche far pensare di un voto per il "meno moderno" ma si tratta di un elemento che dovrebbe essere discusso più a fondo). In questo caso offriamo il dato riferito alle percentuali ottenute dai due schieramenti rispetto al totale degli aventi diritto. (totale nazionale 13.251.887 pari al 27,06% del totale degli aventi diritto); No (totale nazionale 14.461.573 pari al 31,47% sul totale degli aventi diritto).


 
Regioni dove il ha superato la media nazionale: Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia (le 31 regioni dove il ha prevalso) con Marche. Umbria, Abruzzo, Piemonte, Emilia Romagna, Lazio, Valle D'Aosta, Toscana regioni dove ha prevalso il No con alta partecipazione. Risulta evidente da questa analisi un forte disaffezione da parte di potenziali sostenitori del (votanti di partiti di governo) in regioni-chiave come la Sicilia e la Campania.


 

Il No rimane al di sotto della media nazionale nel Molise, Sicilia, Friuli-Venezia Giulia, Calabria, Trentino Alto Adige, Sardegna, Abruzzo, Valle d'Aosta, Puglia, Lombardia Veneto fanalino di coda. L'analisi approfondita del voto per il No rapportato al totale degli iscritti conferma quindi una importante spalmatura su tutto il territorio nazionale: un elemento da considerare quindi con grande attenzione dal punto di vista della capacità di aggregazione sul momento e sulla ulteriore necessità di "solidificazione".