Il 14 marzo 1968 moriva a Torino Ada Prospero
Gobetti.
Il 28
dicembre 1925 veniva alla luce Paolo Gobetti, figlio di Piero e Ada Prospero.
Quest’ultima mentre stringeva tra le braccia il figlio, sul suo diario,
scriveva: «Una cosa è certa, che noi sapremo rispettare la tua
personalità, la tua formazione. Tu sarai ciò che vorrai e potrai essere».
In queste parole si vedono con chiarezza gli ideali di attenzione verso ogni
essere umano e di libertà, assieme ad un grande sentimento di giustizia
sociale, che rifletteranno e animeranno tutta l’esistenza e la storia di Ada
Prospero. Nata a Torino il 23 luglio 1902, Ada, infatti, già dagli anni in cui
studiava nel Liceo Classico V. Gioberti, iniziava a partecipare alla
rivista Energie Nove,diretta
da Piero Gobetti, con molti articoli, principalmente di critica letteraria.
Dall’incontro di Piero Gobetti e Ada, nacque quell’amore che coniugherà la
profondità della passione ad una visione romantica della vita e ad una
prossimità spirituale e politica: così saranno fianco a fianco, nella
diffusione delle loro idee, sul periodico La rivoluzione liberale e,
una volta che questo dovrà sospendere la pubblicazione, per opera del regime
fascista, su Il Baretti.
Piero è un
giovane che brucia dalla voglia di fare, di studiare, dalla voglia di uscire da
una società che sta strangolando la libertà fisica e di pensiero. Pensa che i
giovani debbano destinare le proprie energie nel rinnovamento di un paese che
sta uscendo dalla prima guerra mondiale. Ecco perché coinvolge una serie di
amici, tra i quali anche Ada, che è una figura meravigliosa per la sua energia
intellettuale, per la passione che ha avuto, per l'intransigenza che ha
mostrato nell'assunzione politica chiara, assoluta di un diretto coinvolgimento
antifascista e, nello stesso tempo, di un rapporto d'amore travolgente.Il suo Gobetti
ha veramente una fame di conoscenza, una fame di autoaffermazione, di crescita, anche personale e vuole che Ada ricopra un ruolo analogo al suo.
Pretende che sia la compagna ideale per condividere il suo progetto e che abbia
unaformazione culturale simile alla sua e che lasci perdere lo studio della
musica e del canto. Vuole una interlocutrice alla sua altezza. Ada, ovviamente,
molto coinvolta, racconterà come si metteranno a studiare insieme e, come primo
progetto, studiano il russo: cominciano a tradurre diverse opere che vengono
dalla Russia.
In quegli anni gli scritti russi arrivavano in Italia nella
versione francese: pertanto si doveva tradurre dal francese quello che i
francesi avevano tradotto dal russo. Loro no! Loro, le opere ci tengono a
leggerle e a tradurle direttamente dal russo in italiano. E si scrivono
d'amore, che magari da parte di Ada sono un pochino più esplicite, mentre
Piero, molto più chiuso, era più attento a non scivolare in eccessivo
romanticismo, pur amandola di un grandissimo amore. Piero la fa iscrivere a
filosofia e lei si getta con tutte le sue energie in questo studio, inutile
dirlo, trascinata da questo ragazzo giovanissimo, dotato di una energia
inesauribile, di una tale passione intellettuale, di una cultura veramente
prodigiosa, tanto da averlo reso molto presto autorevole e ascoltato anche da
personaggi famosissimi in ambito non solo italiano. Ada si laureerà in
filosofia con una tesi sull’estetismo. Tuttavia, a un certo punto, accade
l’irreparabile: il 5 settembre1924, Piero, ormai ben noto per la sua
intransigente condanna del regime di Mussolini, viene aggredito da una banda di
squadristi fascisti e da questa terribile bastonatura riporterà gravi problemi
cardiaci. E, d’altra parte, diventerà sempre più evidente, giorno dopo giorno,
che la soppressione della libertà di parola e di stampa, unita poi alle sue
precarie condizioni fisiche (fu vittima di altre aggressioni fasciste), lo
convinceranno a lasciare l’Italia e ad andare a rifugiarsi in Francia, a Parigi.
Il 3 febbraio
1926, da solo, parte per Parigi, ma nello stesso mese una brutta bronchite lo
costringe ad essere ricoverato all’ospedale di Neuilly-sur-Seine. Per
complicazioni cardiache muore alcuni giorni dopo, il 15 febbraio.Ada Prospero Gobetti, alla notizia della morte di
Piero, scriverà sul suo diario:“Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non
so quando, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo
solleverai tra le tue braccia. Io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più
partire, mai più. È un vano sogno, tutto questo, una prova a cui hai voluto
pormi: tu mi vedi, mi senti: e io saprò mostrarmi degna del tuo amore. Quando
ti parrà che la prova sia durata abbastanza, tornerai per non più lasciarmi.
Saranno passati molti anni ma immutati splenderanno i tuoi occhi e ritroverò le
espressioni di tenerezza della tua voce. Mio caro, mio piccolo, mio amore, ti
aspetterò sempre: ho bisogno di attenderti per vivere”.
Per
sopravvivere, Ada torna a lavorare come docente e traduttrice. In quegli anni,
rinsalda anche una forte amicizia con Benedetto Croce: gli sottoporrà il suo
lavoro letterario Storia del gallo Sebastiano, un racconto per ragazzi, nel
quale invita i lettori a meditare su quanto stava accadendo in Italia con il
regime fascista: il diffuso conformismo della società alla cultura fascista
plagiata dal culto della personalità verso Mussolini. Venuto al mondo da un
tredicesimo uovo (Piumaliscia, la sua mamma, per abitudine ne covava dodici),
il gallo Sebastiano, è il personaggio principale del racconto. Il nome della
sua famiglia è Perbenino (nomen omen) e personifica quella caratteristica che
aveva la classe borghese dell’epoca: ammettere, come giusta e sacrosanta, ogni
direttiva dettata dal regime fascista, anche la più insensata o peggio folle.
Sebastiano però non è uguale a tutti i pulcini suoi fratelli: cerca di trovare
il fondamento di ogni atto, di ogni cosa. “Canta in luoghi ed ore insolite, nelle vie di una
città affollata o nel cuore della notte… fa sempre esattamente il contrario di
quel che gli altri si aspettano”. E c’è una cosa
che si rifiuta proprio di fare: marciare come facevano tutti gli altri.
Non
tenendo conto che il contenuto del libro si opponeva all’irreggimentazione
della gioventù, da parte del partito fascista, la Storia del gallo
Sebastiano è data alle stampe dalla Garzanti su sostegno di
Benedetto Croce, il quale però suggerì ad Ada di non firmare col proprio nome
il libro ma di usare uno pseudonimo, Margutte. Con quel nome, negli anni
successivi Ada trasformòla sua casa in
luogo di ritrovo di molti intellettuali antifascisti. Ada Prospero dopo l’8
settembre 1943, con il figlio Paolo Gobetti, entra nella Resistenza,
costituendo un primo nucleo di partigiani nella borgata Cordola di Meana di Susa
mantenendo i collegamenti tra Torino e le formazioni Giustizia e Libertà
operanti in Val Susa e nei vari centri del Piemonte. Promuove anche i Gruppi di
difesa della donna insieme a Lina Fibbi e Pina Palumbo, occupandosi di
coordinare un’azione clandestina di aiuto alla guerra partigiana edauspicando
un impegno politico delle donne. Dalle drammatiche esperienze di questi anni
nasce il Diario partigiano, pubblicato da Einaudi la prima volta nel 1956. Nel
dopoguerra, riprende l’insegnamento, il lavoro di traduttrice, gli interessi
pedagogici e nel 1961 insieme al figlio Paolo e la nuora Carla Nosengo
costituisce il Centro Studi Piero Gobetti, che raccoglie l’archivio di famiglia
e le riviste che Piero e Ada hanno promosso negli anni della loro giovinezza. Ada
continuò così a far vivere la memoria di Piero. Ada muore a Torino il 14 marzo
1968.