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sabato 14 marzo 2026

ANNIVERSARI
di Zaccaria Gallo



Il 14 marzo 1968 moriva a Torino Ada Prospero Gobetti.


Il 28 dicembre 1925 veniva alla luce Paolo Gobetti, figlio di Piero e Ada Prospero. Quest’ultima mentre stringeva tra le braccia il figlio, sul suo diario, scriveva: «Una cosa è certa, che noi sapremo rispettare la tua personalità, la tua formazione. Tu sarai ciò che vorrai e potrai essere». In queste parole si vedono con chiarezza gli ideali di attenzione verso ogni essere umano e di libertà, assieme ad un grande sentimento di giustizia sociale, che rifletteranno e animeranno tutta l’esistenza e la storia di Ada Prospero. Nata a Torino il 23 luglio 1902, Ada, infatti, già dagli anni in cui studiava nel Liceo Classico V. Gioberti, iniziava a partecipare alla rivista Energie Nove, diretta da Piero Gobetti, con molti articoli, principalmente di critica letteraria. Dall’incontro di Piero Gobetti e Ada, nacque quell’amore che coniugherà la profondità della passione ad una visione romantica della vita e ad una prossimità spirituale e politica: così saranno fianco a fianco, nella diffusione delle loro idee, sul periodico La rivoluzione liberale e, una volta che questo dovrà sospendere la pubblicazione, per opera del regime fascista, su Il Baretti.  



Piero è un giovane che brucia dalla voglia di fare, di studiare, dalla voglia di uscire da una società che sta strangolando la libertà fisica e di pensiero. Pensa che i giovani debbano destinare le proprie energie nel rinnovamento di un paese che sta uscendo dalla prima guerra mondiale. Ecco perché coinvolge una serie di amici, tra i quali anche Ada, che è una figura meravigliosa per la sua energia intellettuale, per la passione che ha avuto, per l'intransigenza che ha mostrato nell'assunzione politica chiara, assoluta di un diretto coinvolgimento antifascista e, nello stesso tempo, di un rapporto d'amore travolgente. Il suo Gobetti ha veramente una fame di conoscenza, una fame di autoaffermazione, di crescita, anche personale e vuole che Ada ricopra un ruolo analogo al suo. Pretende che sia la compagna ideale per condividere il suo progetto e che abbia unaformazione culturale simile alla sua e che lasci perdere lo studio della musica e del canto. Vuole una interlocutrice alla sua altezza. Ada, ovviamente, molto coinvolta, racconterà come si metteranno a studiare insieme e, come primo progetto, studiano il russo: cominciano a tradurre diverse opere che vengono dalla Russia.



In quegli anni gli scritti russi arrivavano in Italia nella versione francese: pertanto si doveva tradurre dal francese quello che i francesi avevano tradotto dal russo. Loro no! Loro, le opere ci tengono a leggerle e a tradurle direttamente dal russo in italiano. E si scrivono d'amore, che magari da parte di Ada sono un pochino più esplicite, mentre Piero, molto più chiuso, era più attento a non scivolare in eccessivo romanticismo, pur amandola di un grandissimo amore. Piero la fa iscrivere a filosofia e lei si getta con tutte le sue energie in questo studio, inutile dirlo, trascinata da questo ragazzo giovanissimo, dotato di una energia inesauribile, di una tale passione intellettuale, di una cultura veramente prodigiosa, tanto da averlo reso molto presto autorevole e ascoltato anche da personaggi famosissimi in ambito non solo italiano. Ada si laureerà in filosofia con una tesi sull’estetismo. Tuttavia, a un certo punto, accade l’irreparabile: il 5 settembre1924, Piero, ormai ben noto per la sua intransigente condanna del regime di Mussolini, viene aggredito da una banda di squadristi fascisti e da questa terribile bastonatura riporterà gravi problemi cardiaci. E, d’altra parte, diventerà sempre più evidente, giorno dopo giorno, che la soppressione della libertà di parola e di stampa, unita poi alle sue precarie condizioni fisiche (fu vittima di altre aggressioni fasciste), lo convinceranno a lasciare l’Italia e ad andare a rifugiarsi in Francia, a Parigi. 



Il 3 febbraio 1926, da solo, parte per Parigi, ma nello stesso mese una brutta bronchite lo costringe ad essere ricoverato all’ospedale di Neuilly-sur-Seine. Per complicazioni cardiache muore alcuni giorni dopo, il 15 febbraio
. Ada Prospero Gobetti, alla notizia della morte di Piero, scriverà sul suo diario: Non è vero, non è vero: tu ritornerai. Non so quando, non importa. Ritornerai e il tuo piccolo ti correrà incontro e tu lo solleverai tra le tue braccia. Io ti stringerò forte forte e non ti lascerò più partire, mai più. È un vano sogno, tutto questo, una prova a cui hai voluto pormi: tu mi vedi, mi senti: e io saprò mostrarmi degna del tuo amore. Quando ti parrà che la prova sia durata abbastanza, tornerai per non più lasciarmi. Saranno passati molti anni ma immutati splenderanno i tuoi occhi e ritroverò le espressioni di tenerezza della tua voce. Mio caro, mio piccolo, mio amore, ti aspetterò sempre: ho bisogno di attenderti per vivere”.

Per sopravvivere, Ada torna a lavorare come docente e traduttrice. In quegli anni, rinsalda anche una forte amicizia con Benedetto Croce: gli sottoporrà il suo lavoro letterario Storia del gallo Sebastiano, un racconto per ragazzi, nel quale invita i lettori a meditare su quanto stava accadendo in Italia con il regime fascista: il diffuso conformismo della società alla cultura fascista plagiata dal culto della personalità verso Mussolini. Venuto al mondo da un tredicesimo uovo (Piumaliscia, la sua mamma, per abitudine ne covava dodici), il gallo Sebastiano, è il personaggio principale del racconto. Il nome della sua famiglia è Perbenino (nomen omen) e personifica quella caratteristica che aveva la classe borghese dell’epoca: ammettere, come giusta e sacrosanta, ogni direttiva dettata dal regime fascista, anche la più insensata o peggio folle. Sebastiano però non è uguale a tutti i pulcini suoi fratelli: cerca di trovare il fondamento di ogni atto, di ogni cosa. “Canta in luoghi ed ore insolite, nelle vie di una città affollata o nel cuore della notte… fa sempre esattamente il contrario di quel che gli altri si aspettano”. E c’è una cosa che si rifiuta proprio di fare: marciare come facevano tutti gli altri. 



Non tenendo conto che il contenuto del libro si opponeva all’irreggimentazione della gioventù, da parte del partito fascista, la Storia del gallo Sebastiano è data alle stampe dalla Garzanti su sostegno di Benedetto Croce, il quale però suggerì ad Ada di non firmare col proprio nome il libro ma di usare uno pseudonimo, Margutte. Con quel nome, negli anni successivi Ada trasformò  la sua casa in luogo di ritrovo di molti intellettuali antifascisti. Ada Prospero dopo l’8 settembre 1943, con il figlio Paolo Gobetti, entra nella Resistenza, costituendo un primo nucleo di partigiani nella borgata Cordola di Meana di Susa mantenendo i collegamenti tra Torino e le formazioni Giustizia e Libertà operanti in Val Susa e nei vari centri del Piemonte. Promuove anche i Gruppi di difesa della donna insieme a Lina Fibbi e Pina Palumbo, occupandosi di coordinare un’azione clandestina di aiuto alla guerra partigiana edauspicando un impegno politico delle donne. Dalle drammatiche esperienze di questi anni nasce il Diario partigiano, pubblicato da Einaudi la prima volta nel 1956. Nel dopoguerra, riprende l’insegnamento, il lavoro di traduttrice, gli interessi pedagogici e nel 1961 insieme al figlio Paolo e la nuora Carla Nosengo costituisce il Centro Studi Piero Gobetti, che raccoglie l’archivio di famiglia e le riviste che Piero e Ada hanno promosso negli anni della loro giovinezza. Ada continuò così a far vivere la memoria di Piero. Ada muore a Torino il 14 marzo 1968.