1. La propaganda: la riforma
approvata dalla maggioranza viene propagandata – nelle dichiarazioni dei
sostenitori del Sì, nelle trasmissioni televisive e sui social, nei manifesti
per il Sì che invadono le nostre strade – come “l’occasione per riformare la
giustizia”. Niente di meno vero! La legge Nordio interviene sull’organizzazione
dell’ordinamento giudiziario e nulla prevede per affrontare – e tantomeno
risolvere – i problemi che affliggono il servizio giustizia: non devolve
risorse economiche, non pone rimedio alle carenze di organico, non affronta il
tema dell’eccessiva durata dei processi, non facilita né semplifica l’accesso
alla giustizia. Di questi problemi la legge Nordio non si occupa proprio,
eppure vuol far credere il contrario ai cittadini italiani, con una propaganda
spudoratamente ingannevole. Di fronte alle criticità del sistema della giustizia,
questo governo si affida ad uno strumento tipico della retorica populista:
additare un nemico contro il quale convogliare l’insoddisfazione dei cittadini.
Questa volta i capri espiatori sono i giudici, mentre il governo coglie (nelle
sue intenzioni) due piccioni con una fava: si disinteressa di problemi
complessi e ne addebita la responsabilità ad un potere dello Stato per più
versi sgradito. 2. Il linguaggio: gli
esponenti della maggioranza hanno negato con indignazione che la riforma Nordio
intenda limitare l’autonomia della magistratura; ma i fatti e le parole degli
stessi esponenti dimostrano una costante determinazione a svilire l’operato
della magistratura e ad offenderne le istituzioni. La presidente del consiglio
non perde occasione per attaccare le decisioni dei giudici, nelle più varie
materie, definendole “incredibili”, denunciando presunte “invasioni di campo”,
qualificando come “politicizzate” le decisioni a lei sgradite; peraltro senza
mai entrare nel merito del perché le decisioni oggetto di critica sarebbero
erronee. Sulle dichiarazioni di Nordio andrebbe steso un pietoso velo, tanto
risultano insensate e irrispettose; basti pensare ai termini “paramafiosi” e
“verminaio” riferiti al Consiglio Superiore della Magistratura, organo
presieduto dal Presidente della Repubblica. Tanta ostilità nei confronti della
magistratura si spiega solo con l’insofferenza di questo governo per il compito
di controllo che alla magistratura spetta anche e necessariamente sull’operato
del potere esecutivo.
3. Il metodo: la legge
Nordio, che modifica ben sette articoli della nostra Costituzione (artt. 87,
102, 104, 105, 106, 107 e 110 Cost) è stata approvata dal Parlamento con il
voto favorevole della sola maggioranza di centro destra; non è stata in alcun
modo oggetto di discussione e condivisione con le opposizioni, come sarebbe
doveroso per una legge che modifica profondamente l’assetto istituzionale di
uno dei poteri dello Stato. Nessun emendamento è stato possibile; questa
modalità è tanto più sorprendente se si considera che non vi era alcuna urgenza
di intervenire in maniera tanto divisiva e conflittuale in una materia così
delicata! Si tratta, palesemente, una legge “contro”: contro la magistratura e
contro la Costituzione. 4. Nel merito – la “separazione delle carriere”: la riforma Nordio è stata presentata come necessaria per distanziare i
giudici dai pubblici ministeri, sulla base dell’assunto indimostrato che i
primi tendano ad appiattirsi sulle richieste dei secondi; ciò risulta
fattualmente falso: i dati attestano che le richieste dei PM
vengono respinte dai giudici togati nel 50% dei casi. Dunque, non esiste
alcuna pregiudiziale pro-accusa. Inoltre, le carriere di giudici e PM sono già
separate, dal momento che la normativa vigente consente ai magistrati di
cambiare percorso solo una volta nel corso della vita professionale, nei primi
dieci anni di attività. E questi spostamenti riguardano ogni anno meno dell’1%
dei magistrati. Anche questo argomento a favore della riforma Nordio si
dimostra infondato. Del resto, perché mai il cittadino dovrebbe essere contento
di un assetto che veda il pubblico ministero più autoreferenziale, distante
dalla cultura giurisdizionale che, oggi, gli impone di cercare la verità
giudiziaria, una sorta di super poliziotto concentrato solo sull’accusa?
5. Nel merito – il sorteggio: l’obiettivo fondamentale della legge Nordio è scardinare il sistema di
autogoverno della magistratura, disciplinato dagli articoli 104 e 105 della
Costituzione e posto a tutela della sua indipendenza. La riforma
prevede di spaccare in due il Consiglio Superiore della Magistratura: uno
per i giudici e uno per i PM; ma la volontà di umiliare e depotenziare la
funzione dell’autogoverno emerge platealmente dalla modalità indicata per la
selezione dei membri dei due CSM: essi verrebbero sorteggiati tra tutti gli
appartenenti alla magistratura, anziché eletti come avviene oggi. Come avviene
oggi - si badi - per tutti gli organi di autogoverno delle professioni e per le
associazioniprofessionali: per gli avvocati, per i medici, per i
commercialisti, per le associazioni degli imprenditori e delle banche. A quando
il sorteggio per i Consigli dell’Ordine degli Avvocati? O per il direttivo di
Confindustria o di ABI? È evidente che la previsione del sorteggio rappresenta
uno sfregio, peraltro dalle conseguenze pericolose: gli ipotetici sorteggiati
non dovrebbero rendere conto a nessuno delle loro attività e decisioni: non ai
loro elettori, non ad una associazione di categoria. E non vi sarebbe alcuna
garanzia circa la loro competenza e esperienza. Un’idea balzana, a dire poco. 6. Nel merito – l’Alta Corte: non paga dello scempio, la riforma Nordio prevede che il potere
disciplinare venga sottratto ai CSM e affidato ad una Alta Corte di nuova
istituzione. La prima considerazione è che la previsione viola l’art. 102 della
Costituzione, il quale vieta l’istituzione di giudici speciali, come
sarebbe questo; la sola deroga prevista riguarda le sentenze dei tribunali
militari in tempo di guerra, estenderla alle decisioni sui magistrati in
tempo di pace sembra davvero oltraggioso! Inoltre, la riforma prevede che le
decisioni dell’Alta Corte siano impugnabili solo davanti alla medesima, in
violazione del principio dettato dall’art. 111 Cost in base al
quale contro le sentenze è sempre ammesso ricorso in Cassazione. Con questa riforma i magistrati sarebbero i soli per i
quali il potere disciplinare verrebbe devoluto ad un organo esterno,
sottraendolo alla valutazione dei pari, come invece succede per tutte le
categorie professionali.
7. Il contesto – le leggi di attuazione: la riforma Nordio, se approvata in sede di referendum, dovrà essere
attuata o integrata mediante una serie di leggi ordinarie, che il governo sta
già predisponendo ma del cui contenuto nulla sappiamo. È però già emersa, nelle
parole di un esponente di primo piano del governo, la volontà di sottrarre ai
Pubblici Ministeri il controllo della Polizia Giudiziaria, mediante legge
ordinaria, una volta che la riforma Nordio fosse definitivamente approvata. Si
tratta di un obiettivo che suggella la volontà del governo di incidere
direttamente sull’esercizio dell’azione penale: se la Polizia Giudiziaria
dipende dal governo, è questo che decide quali reati perseguire e quali no. Con
le conseguenze in termini di uguaglianza di fronte alla legge che è facile
immaginare. 8. Il contesto – il progetto politico: è ormai ben chiaro che l’attuale maggioranza di governo si propone di
stravolgere l’assetto istituzionale della nostra Repubblica: l’autonomia
differenziata mira a frammentare e dividere l’unità nazionale, a dispetto della
retorica nazionalista vuota di contenuti con la quale la destra si riempie la
bocca; la riforma Nordio mira a intimidire la magistratura e ridurla alle
dipendenze del governo; il cd “premierato” mira a rafforzare ulteriormente il
potere esecutivo, in una situazione nella quale già oggi le decisioni vengono
prese mediante decreti che il Parlamento è chiamato a ratificare, grazie
all’uso spropositato del voto di fiducia. La destra vuole insomma
“costituzionalizzarsi”, disfacendo l’equilibrio tra i poteri disegnato dalla
Costituzione vigente.
9. Il contesto – il ruolo della magistratura: l’attacco scomposto alla magistratura che l’attuale governo porta
avanti è particolarmente odioso se solo si pone mente al ruolo decisivo che i
giudici hanno ricoperto e tuttora ricoprono nella lotta al terrorismo rosso e
nero e nel contrasto alla criminalità organizzata, per la quale hanno pagato un
prezzo immenso in termini di vite. 10. Conclusione: alla luce
dell’inconsistenza degli argomenti di merito a favore della riforma Nordio, ciò
che diviene sempre più evidente è che il governo, nella campagna a favore del
Sì, è mosso principalmente da ostilità nei confronti della magistratura:
ha infatti operato, sia quanto al metodo che quanto ai toni usati, una
forzatura ingiustificata e controproducente, esasperando il conflitto e
formulando nei confronti dei giudici accuse infondate. E dunque: votiamo NO per difendere la nostra
Repubblica e la nostra Costituzione!