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venerdì 27 marzo 2026

DUE REFERENDUM A CONFRONTO
di Franco Astengo
 


Una delle tesi sostenute compilando questo lavoro è quella dell'importanza del voto al riguardo del referendum sul lavoro indetto dalla CGIL e svolto nel giugno 2025. Non si raggiunse il quorum ma il voto favorevole ai quesiti superò i 12 milioni di voti: non lontano quindi da quei 14 milioni di voti che hanno consentito di sconfiggere l'ennesimo attacco alla Costituzione. Un risultato accantonato frettolosamente come una sconfitta da dimenticare invece punto di raccolta di una aggregazione che ha funzionato da piattaforma per il risultato odierno. Come si vedrà le percentuali sul totale degli aventi diritto non risultano poi così tragicamente minoritarie. Abbiamo così provato a comparare il voto del No nel referendum costituzionale con il voto favorevole ai quesiti CGIL, regione per regione (percentuali sempre rigorosamente sul totale degli aventi diritto).
Le distanze percentuali minori tra il No 2026 e il voto favorevole ai quesiti CGIL 2025 si sono verificati in Piemonte e Lombardia rispettivamente con un meno 3,43% e un meno 3,76%: dimostrazione dell'esistenza di un problema operaio al Nord al di fuori da una più complessa "questione settentrionale". Appare evidente che in Piemonte e in Lombardia siano emersi settori (presumibilmente impegnati nell'industria) che hanno votato per i quesiti proposti dalla CGIL confermando soltanto parzialmente l'indicazione del sindacato nel referendum confermativo. Da notare ancora che il voto 2025 nelle due regioni ha avvicinato molto quello di Toscana ed Emilia tradizionali capofila delle cosiddette "regioni rosse" dove può essere permesso affermare che il voto segue in grandi dimensioni l'indicazione politica generale. In conclusione emergono alcune questioni di grande rilievo che dovrebbero impegnare da subito il fronte uscito vittorioso da questa contesa:
1) il considerare questo risultato del No nel referendum confermativo (considerata appieno la valenza politica) come punto d'appoggio fondamentale per la costruzione di una alleanza stabile e strutturata capace di proporre un'alternativa;
2) L'esistenza di un divario rilevante tra Centro Nord e Sud, accompagnato dell'acuirsi della diversità tra i centri urbani e le piccole città, gli entroterra, le periferie anche quale esito della crescita complessiva delle disuguaglianze;
3) La necessità di approntare una risposta alle problematiche giovanili. Il voto della generazione Z può essere stato originato, in questa occasione, da un moto per certi versi spontaneo di anelito democratico ma ha ora bisogno di consolidarsi attorno a una concreta capacità di proposta;
4) esiste una questione di "condizione materiale" (aggravata dalla crisi internazionale e dalle incertezze del governo prima di tutto intorno alla vicenda europea e della relazione con gli USA) che si riflette in particolare nelle aree più avanzate e suoi settori maggiormente coinvolti nella fase della post-globalizzazione e dell'innovazione tecnologica: il tema molto sentito dell'assenza di programmazione industriale ne fa parte appieno.