Una
scuola ed una veglia per ricordare 200 bambini uccisi in Iran nei raid e
tutte le vittime del regime iraniano. Sabato 7 marzo,
dalle 17:45 alle 19:00, davanti alla Scuola primaria Pascoli di Foggia, il Coordinamento Capitanata per la Pace organizza una veglia
silenziosa in memoria delle 165 bambine e dei 35 bambini uccisi in Iran nelle
loro aule dai raid israelo-statunitensi e tutte le recenti vittime del regime
iraniano. Una scuola per onorare chi alla scuola è stato strappato con la
violenza, un vero e proprio “crimine contro l’umanità” di cui
si è purtroppo parlato pochissimo. Scegliamo un
silenzio che è rispetto, ma anche denuncia. L'aggressione
contro l'Iran - il cui regime sanguinario denunciamo fermamente, come già
facemmo il 18 gennaio durante la Catena per la pace a Foggia -
è avvenuta mentre erano in corso i negoziati. Nel 2015 era stato firmato
il Joint Comprehensive Plan of Action, accordo che limitava il
programma nucleare iraniano. Non è stata Teheran a uscirne: sono stati gli
Stati Uniti di Trump nel 2018. Oggi colpire l'Iran significa ignorare
un'asimmetria imbarazzante: l'Iran è firmatario del Trattato di non
proliferazione delle armi nucleari; Israele, che le possiede senza ammetterlo e
che è responsabile di un genocidio, no.
Ieri
5 marzo è stata la Giornata ONU per la consapevolezza sul disarmo e la non
proliferazione. Il suo messaggio è chiaro: il disarmo è condizione di pace.
Eppure l'Unione Europea vara un piano di riarmo da 800 miliardi. Seguiamo
invece l'appello europeo di Stop Rearm Europe: "Non una base,
non un sistema d'arma per la guerra. Quando la guerra si espanderà, saranno i
bambini e i giovani delle famiglie comuni ad essere gettati nel tritacarne: il
nostro sangue per i loro profitti".Come ricorda il
premier spagnolo Sanchez: "La guerra riempie le tasche dei
soliti pochi. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato. La guerra in Iraq
provocò aumento del terrorismo, crisi migratoria, rincari energetici”.Un'altra
strada è possibile: quella della cooperazione, della giustizia, del rispetto
dei diritti umani (senza doppi standard). Quella che i governi sembrano aver
dimenticato. Condanniamo
con forza il regime degli ayatollah, ma nessuna feroce repressione interna
giustifica il ricorso ad un’aggressione che viola il diritto
internazionale e la Carta ONU. Israele e Stati Uniti trascinano il mondo verso
un conflitto generalizzato, nel tentativo di ristrutturare l’intero Medio
Oriente con la violenza della guerra. Nel mentre, i governi occidentali
accettano che i costi si scarichino su lavoratori e classi popolari, con il già
forte aumento del prezzo di gas e petrolio.
Abbiamo
diritto di conoscere quali siano le effettive linee di politica estera seguite
dal governo italiano: si piegherà ancora una volta al volere di Trump,
concedendo le basi? Ne va della nostra democrazia e del rispetto della
nostra Costituzione (art. 11). Anche per questo saremo in piazza. Perché la
guerra non porta sicurezza: porta morte e distruzione, escalation,
incancrenirsi dei problemi, rincari delle bollette, povertà, voglia di vendetta
e terrorismo.
Sabato
7 la cittadinanza è invitata a partecipare portando un lumino, che sarà
deposto a terra. Restare umani significa oggi non distogliere lo sguardo dalle
macerie di quelle scuole. In silenzio. Per 200 bambini che, considerati
semplici “effetti collaterali", non vedranno mai il domani.