Pagine

giovedì 12 marzo 2026

IL FUCILE DI MAGRITTE
di Angelo Gaccione


René Magritte 
Le survivant
 
Di recente il mio amico scrittore Cesare Vergati, mi ha mandato la foto di una cartolina che riproduce il dipinto “Le survivant” (Il sopravvissuto) di René Magritte. L’aveva acquistata lo scorso anno al Museo dell’artista a Bruxelles. Me ne aveva parlato al telefono e il soggetto mi aveva molto incuriosito: perché sono un grande estimatore di questo pittore e perché non conoscevo quest’opera realizzata nel 1950. Si trova a Houston, nel Texas, e appartiene alla Menil Collection. Raffigura il ritaglio di una stanza, un interno borghese, in cui un fucile in primo piano è appoggiato in verticale con il calcio insanguinato sul pavimento, e la bocca della canna sulla tappezzeria di una parete a fiori. Un’arma da fuoco è sempre una visione inquietante, anche se non spara; questa di Magritte lo è ancora di più perché il calcio poggia su una macchia di sangue: sul delitto. Simbolicamente il messaggio di Magritte è perentorio e non concede alibi di sorta: le armi uccidono, spargono sangue, procurano morte, e dunque, bisogna liberarsene. Quello che sono diventate le armi nel tempo in cui viviamo, è noto a tutti. Alla loro produzione contribuiscono, in eguale misura, tecnici, scienziati, industriali, operai. Ad alimentare questa barbarie sono gli uomini di Stato e di Governo. A loro volta, gli ambienti militari ne sollecitano di vieppiù “efficienti” e distruttive. A distanza di cinque anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, Magritte avrebbe potuto dipingere un’apocalisse, dato l’impiego delle armi atomiche. Ha preferito veicolare il suo messaggio pacifista con un simbolo molto più domestico e alla portata di tutti: un fucile, per ammonire ogni singola coscienza, per mettere al bando la morte. Un fucile lo abbiamo avuto per molto tempo anche in casa nostra. Mio padre vi andava a caccia, ma non ricordo che una sola selvaggina fosse entrata nella nostra povera cucina. Un giorno però, portò dei pettirossi abbattuti dalle pallottole. Lo costrinsi a vendere il fucile. Fu allora che nacquero, simultaneamente, un nemico della guerra e uno scrittore.